[150.] Jacopino Lancellotti, in una cronaca inedita che ora si va stampando, all'anno 1543, dice venuti da Roma al vescovo 40 articoli di fede, sui quali esaminare gli accademici che espongono false dottrine. Il cronista le dice sparse da Francesco Greco (di nazione) che legge greco in comunità per venticinque lire al mese, ad istanza degli accademici. Vi sono molti, e de' migliori della città, che sono tutti immersi nel greco. Si dice che il vescovo (Morone) voglia far sottoscrivere gli accademici....... Si dice che Francesco Greco era per non sottoscrivere gli articoli. Nicolò Machella andò per la stessa ragione a Venezia. Gli altri trenta accademici sono spaventati. Viene per questi articoli il modenese Bertani, vescovo di Fano. Gli accademici insinuano non mangiar magro, non confessarsi che a Dio, non venerare i santi, e non celebrare che poche feste, non esservi purgatorio. Il canonico Valentino diceva voler vendere tutti i libri, i galantuomini non potendo più studiare le scritture senza incorrer pericoli.
Si sospende la sottoscrizione dei quarantuno (sopra disse quaranta) articoli per non mettere in voce di luterana la città, essendosi solo disputato per istruzione. Ciò saputo, il Machella ritornò a Modena.
Settembre. Il vescovo invita varii accademici a sottoscrivere i quarantun articoli: risposero lo faranno se prima li sottoscrivano i conservatori del Comune; interrogati, questi risposero voler sentire su di ciò gli aggiunti. Tre soli furono poi i conservatori che sottoscrissero. Allora il cardinale Sadoleto modificò gli articoli. Si fece tornare Francesco Greco, ma perchè era stato processato fuori, pare che il vescovo non volesse la sua sottoscrizione, del che lagnaronsi gli accademici, che lo condussero in comunità, ove dichiarossi pronto a sottoscrivere, e che voleva gli fosse mantenuta la cattedra di greco. Tutta la città è sottosopra.
L'inquisizione presenta al governatore lettere ducali perchè dia il braccio secolare contro le eresie che sono in Modena.
Nota che alle prediche del francescano Dalla Pergola andava sempre il governatore — e gran gente: ebbe rimproveri dal suo provinciale: il Morone lo protegge: l'Inquisizione gli dà da giustificare quarantasei articoli e riesce vincitore. Dice non predicava che l'Evangelo, non nominava santi, nè penitenze quaresimali: asseriva aver Cristo pagato per noi. Gli accademici alle sue prediche sono più di venticinque, tra quali Andrea librajo il primo a introdur libri eretici in Modena, che furon poi bruciati a Roma. Il cronista dice il Pergola mandato a Modena dal Morone, e che tornato a Venezia, i suoi superiori lo carcerarono.
Un canonico regolare prende ad esame cogli inquisitori un libro senza data, da lui trovato in camera di Lucrezia Rangoni, e accusa l'ignoto autore di esso al vicario vescovile: dal pulpito invita chi ha libri proibiti a portarglieli.
A Bologna è bruciato, come a Modena, per eresia quel libro che gli accademici lodano.
Dall'archivio di Stato, già archivio segreto estense, copiamo questo brano di relazione, che Francesco Villa governatore di Modena manda a Ferrara al duca per mezzo del suo cancelliere M. Gentile Albino, il 12 agosto 1542.
«Prima, che instando il reverendissimo cardinale Morone (in vertù d'un breve di nostro signore) perchè alcune persone di Modena si sottoscrivano ad una modula di capitoli che saranno con queste instruzioni, loro si rendono difficili e renitenti a volerlo fare, dicendo non stare a loro a dare sentenza di queste cose, ma accetteranno quel che sarà determinato dal Concilio. E pure alcuni capitoli vi sono, alli quali loro si sottoscriveriano, ma volendo detto reverendissimo si sottoscrivano a tutto e non ad una parte sola, la cosa sta così imperfetta. Detto reverendissimo veramente è proceduto con tutta quella destrezza che sia possibile. Aggiuntavi ancho l'opera di esso signor governatore, quale non è mancato ricordarli che, per le asprezze che usò il cardinale Gajetano legato d'Alemagna con li Luterani, nacque di piccola favilla quel grande incendio che anchor oggi arde, e che sua reverenza si guardi che Dio non voglia e permetta talora e per li peccati del mondo mettendo a disperazione costoro, persone di molto ingegno e spirito e d'un sottil cervello, sorgesse un qualch'altro simil fuoco in Italia, onde per il lento procedere d'esso reverendissimo e per quel che le dette persone hanno scritto a Roma sia nostro signore entrato in sospizione de sua reverendissima, e ha eletto sei cardinali legati alla requisizione de' Modenesi: delli quali si pensa che ne manderà uno ad essa città a procedere e inquirere sopra le cose della fede, di che esso reverendissimo è rimasto con tanta mala sodisfazione de dette persone, che non voleva intromettersene: pur pregato da esso signor governatore, se ne lascia parlare, et quando queste persone volessero sottoscriversi, accetterà le sottoscrizioni: in che esso governatore non manca, siccome ha fatto buon ufitio col cardinale, di farlo ancho con loro, et esortarli a sottoscriversi per accomodare questa differentia la quale conosce quanto è di mala natura e quanto male ne potria seguire, e perchè troppo gli dispiaceria per l'honore dell'illustrissimo signor duca che nel suo Stato pervenisse da Roma a Modena un cardinale a far processi e inquisizioni di cose della fede, massime stendendo lui gli capitoli, nè essendo sua sicurtà, ha voluto che io li porti a sua eccellenza (il duca) acciò, vedutili e mostrati come gli parerà, possa deliberare e pigliare qualche espediente opportuno sopra questa pratica, la quale per molti rispetti è di gravissima importanza, e ricerca gran considerazione».
[151.] Balzac scriveva a Chapelain: