Il Vergerio scriveva al duca Alberto il 15 marzo 1561:
«Fuoruscirono d'Italia per l'evangelo tre insigni personaggi, un vescovo, un abbate, e un professore di lettere greche, di nome Francesco da Porto, di sopranome Greco. Visse alquanto a Ferrara, ha cinquant'anni, moglie, figli; e potrebbe a Regiomonte nella scuola di vostra altezza venire, e credo si contenterebbe di duecento fiorini. Se Dio movesse l'altezza vostra a desiderarlo per la sua scuola, oserei affermare che avrebbe un uomo che nella letteratura greca (e tacio la latina) non avrebbe il pari in altra scuola, oltrechè è sincero nella dottrina e veramente pio».
Il Da Porto morì a Ginevra, e Teodoro Beza ne compose l'epitafio.
[156.] Antonio Caracciolo, domenicano, il quale, al principio del 1600, scrisse una vita di Paolo IV, ch'è una difesa della santa inquisizione, e che potè vedere i registri di questa, scrive:
«In Modena gli eretici fecero più faccende che in niuna parte d'Italia. Quivi fu il vicario del cardinale Morone, chiamato Bianco da Bonghis, e molti sospetti d'eresia. Vi fu Antonio Gadaldino, librajo modenese, eretico marcio con tutta la sua famiglia: vendè costui molti volumi del Beneficio di Cristo, libro pernizioso che insegnava la giustificazione ex sola fide et ex meritis Christi, imputazione alla luterana. Questo libro, così caro agli eretici, il Gadaldino non solo lo vendè ma anche lo ristampò.
«Il cardinale Cortese..., ancorchè di grande stima per bontà e per lettere, fu nondimeno senza rispetto alcuno inquisito dal sant'Uffizio per aver letto ed approvato il libro del Benefizio di Cristo».
Altrove dice pure che «quel libro (del Benefizio di Cristo) fu stampato molte volte, particolarmente a Modena, de mandato Moroni». Aggiunge Bonifazio Valentino, al quale Adriano, segretario del cardinale di Fano, scrisse una lettera di condoglianza per la morte di Lutero e di due frati modenesi eretici, frà Reginaldo e frà Albasio. Bonifazio infettò la terra di Nonantola. Poi Alessandro Milano, frà Bernardo Bartoli, che in carcere abjurò: frà Bartolomeo Pergola, prete Domenico Morando, Francesco Camerone, un Farzirolo, prete Gabriel Falloppia, Gozapino calzolaro, prete Girolamo Regia, il Castelvetro, don Girolamo di Modena cappellano del Morone; Giovanni Borgomazza, Giovanni Bertano, mastro Giovanni Maria Mannelli. Costoro mandavano sussidj agli eretici di Germania: e dà qualche contezza di ciascuno.
Le notizie e i documenti più importanti intorno a questo periodo si trovano nella Biblioteca Modenese del Tiraboschi, ma sparpagliati man mano che gli capitavano, e secondo i nomi delle persone. Altre ce ne furono somministrate per cortesia, fra cui la cronaca inedita del Tassoni, ove leggesi al 1561. Cum, jam pluribus mensibus elapsis, dominus Ludovicus Castelvetrus, dominus Philippus Valentinus doctores mutinenses accusati fuissent de hæresi lutherana, et citati Romæ, sed non comparuissent, et sicut contumaces condemnati fuissent, tandem de anno 1560 dominus Ludovicus, habito salvoconductu, ad purgandam calumniam Romæ se transtulit, una cum domino Joanne Maria fratre suo. Et sic ab inquisitoribus ter examinatus, timens ne quid deterius sibi contingeret, noctu clam aufugit, et sic ab inquisitoribus condemnatus, tali sententia percussus est.
Segue uno squarcio della sentenza pubblicata dai cardinali inquisitori dell'eretica pravità, ove il Castelvetro è dichiarato eretico impenitente, e incorso nelle censure.
Il cronista, parlando più oltre di Lanfranco Fontana nobile modenese, dice che, bandito già dal duca Alfonso d'Este, abbracciò, più anni dopo, la religione luterana in Francia.