[187.] Un intero volume della collezione Mazzoleni è di lettere dell'Aleandro legato in Germania, o a lui, sopra le condizioni della Chiesa e della Germania.
Ulrico di Hutten, che aveva secondato cogli scritti la guerra di Lutero, sorreggendola pur colla spada
Ut prius ingenio, nunc peragente manu,
non dissimulava d'aver teso ogni sorta d'insidie all'Aleandro:
Integer hinc Aleander abit: dubium hoc tamen illi
Qui semel effugit semper ut effugiat...
Quod potui, facete insidias, servare recessus,
Complectique omnes obsidione vias,
Cessatum nihil est. At Cæsaris agmine tuti
Evadunt. Credas sic voluisse Deum.
[188.] Nei Monumenta Vaticana, historiam ecclesiasticam sæculi XVI illustrantia (Friburgo, 1861) è una serie di lettere scritte dal Morone al cardinale Farnese da Germania nel 1540, 41 e 42. Fra altri è notevole questo passo: «Il duca Guglielmo di Baviera mi ha fatto dir per certo che i Protestanti sono risolutissimi non voler mai riconoscer la sede apostolica: ed avanti ogni cosa faranno protesta che, se in alcuna cosa consentiranno alla religione antica, lo vogliono fare per autorità e comandamento dell'imperatore, non perchè obbediscano o vogliano riconoscere in alcun modo la superiorità di nostro signore e della Chiesa romana» (Ratisbona, 13 aprile 1541).
Riponeasi dunque la libertà nell'obbedire all'imperatore fin negli articoli di fede!
Altra volta il Morone suggerisce quel che poi fu fatto col Collegio Germanico. «Per esser queste Sette in tanto aumento, poche persone si fanno ecclesiastiche, ed ognora più poche; e da qui nasce il negletto della religione, non essendo chi la curi. E perchè questi vescovi e capitoli tengono le scuole assai grandi de' putti, ma di questi, come sono cresciuti, la minor parte, anzi pochissimi vogliono farsi sacerdoti, vedendo l'obbrobrio nel quale sono i capi chericali; e per contrario, come sanno un poco di lettere, diventano luterani per la copia de' loro libri stampati in lingua latina e tedesca; mi pare ricordare si potrebbono mandare, da diversi luoghi, alcuni putti in Italia, quali fossero distribuiti ne' luoghi ben disciplinati, come sarebbe appresso qualche buoni monasteri e buoni prelati, e fossero instituiti innocentemente nelle lettere e costumi cristiani» (Innspruck, 18 gennajo 1542).
Trattando della pace, il re di Germania diceva al Morone come essa fosse impedita solo dalle pretensioni di Francia: aver l'imperatore offerto al re cristianissimo di cedergli il Milanese, purchè lo ricevesse come feudo dell'Impero, e quegli non l'aver voluto a tal patto. E soggiungeva: Rex Galliæ appetit monarchiam; et si haberet ducatum Mediolani, vellet habere Florentiam et Regnum Neapolitanum, et regere totam Italiam; quia bene scit, ut libere loquar, quod, qui habent dominium Mediolani, facile mutant animos aliorum Italorum (Spira, 10 febbrajo 1542).
Altre lettere ha l'Archivio Vaticano (Nuntiatura Germaniæ, vol. VII), dal Morone scritte da Boemia nel 1537 al Recalcato e a Paolo III, contro il quale dice si pubblicano continue invettive, come causa della pace turbata e del differito Concilio.