Altre ancora al Duranti, al cardinale di Santafiora; e in tutte persuade a mitezze, a concessioni, pur mostrando come i Riformati sieno tra loro dissenzienti. «Fra Luterani ed altri eretici sono alcuni principi, alcuni dotti ed alcuni popolari. Li principi seguitano l'eresie, alcuni per desiderio d'esaltazione sua, come il duca di Sassonia e il langravio d'Assia, e per deprimere la casa d'Austria: alcuni per arricchirsi de' beni ecclesiastici, come esso langravio e quasi tutti gli altri, il numero de' quali non bisogna contare. Li dotti prevaricano per vera malizia, ed oltre che sono istigatori delle passioni de' predetti principi, cercano ancora del proprio comodo ed onor del mondo. Li popolari, tra' quali sono molti cittadini per tutta la Germania ricchi ed onesti, sono stati sedotti ed ingannati; e di questi alcuni s'avveggono dell'error suo, ma per vergogna non ritornano, come Norimberghesi, Lubeccensi ed altri; alcuni stanno ancora nell'error suo, persuadendosi far bene» (Lettera 18 aprile 1540 da Gand). Crede che il Concilio provvederà a tutti costoro; e che intanto si favorisca a tutta possa la Lega Cattolica. Nella convocazione del Concilio, «con quel santo desiderio e petto veramente apostolico, e carità paterna, sua santità potrebbe alquanto discostarsi dalla solita forma, cioè invitar di nuovo i Luterani con ogni benignità, affezione ed esortazione, ed anco preghi; imitando sua santità Colui, del quale ha il nome, il quale omnia omnibus factus erat ut omnes lucri faceret. La qual cosa se movesse Luterani a venir al Concilio, sarebbe cagione della lor salute: se ancora non giovasse con loro, sarebbe però grata a Dio ed utile e onorevole a sua santità, e cagione di maggior confusione ad essi Luterani».

[189.] Il cardinale Contarini il 29 maggio 1541 da Ratisbona al segretario del papa scriveva:

«Volendo far l'uffizio debito verso Dio e debito ad un buon ministro di sua beatitudine, sono astretto di significare a vostra signoria reverendissima tutto quello che a me pare che il bisogno ricerca si facci. Prima gli significo che questa eresia luterana è così infissa negli animi di questi popoli di Germania, dico non solamente dei protestanti, ma di quasi tutti i popoli cattolici, che tengo certo che, quando bene in questa dieta si facesse una concordia cristiana con consenso di tutti i principi e teologi protestanti li quali qui si trovano, non potremmo dire di aver fatta provisione, ma solamente di aver fatti i fondamenti della provisione. Io dico a vostra signoria per certo che, essendo questa setta cosa nuova, e i popoli essendo naturalmente avidi di novità; essendo questa setta così larga, perchè leva l'obbligo della confessione, di udir la messa ed altri uffizj divini, leva l'obbligo delli digiuni, di astinenza da carne, di servar festa ecc., è molto popolare e plaudita: e però è pericolo grandissimo che tutta Germania presto v'entri, e così la Fiandra; e molti in Francia e in Italia la desiderano... Però importa avanti tutto che qui in Germania si facesse una buona riformazione e buona provisione cristiana, la quale consiste che li vescovi, con la vita e con la diligenza, con predicatori e precettori idonei procurassero che la fede cattolica fosse insegnata, siccome fanno i Protestanti, li quali non mancano in punto alcuno di diligenza in predicare, in leggere, in ampliare la loro setta.... Certamente se non vi si mette più pensiero di quello si ha posto per l'addietro, la cristianità sta in maggior pericolo per questa setta, che per l'arme del Turco. Questo ne potria privare del temporale, ma quella ne priva del temporale e dell'essenziale della fede: però bisogna ponervi tutti li spiriti, non sparagnare cosa alcuna, altrimenti ne avremo da render gran ragione a Dio. Oggi siam vivi, e domani siamo morti: e il viver da uomo, non che da cristiano, consiste in far il debito suo, ben operare nella persona che Dio ne ha imposto. Consideri vostra signoria reverendissima che dovemo far noi cristiani, noi prelati, alli quali Iddio ha date tante dignità, tante comodità comprate dal sangue di Cristo e dalla sua passione, e così indegnamente, così ingratamente, poi possedute e godute da noi». Collez. Mazzoleni, tomo XII.

Il Polo gli rispose che niun legato per lo innanzi avea sostenuto con tanta dignità il nome della sede apostolica, non solo quanto alla virtù dell'azione ed alla carità in pro di tutti, ma anche quanto alla sodezza della dottrina.

[190.] Fra le lettere di monsignor Della Casa, conservate nell'archivio di Parma, n'è una al cardinale Farnese del 17 dicembre 1543, dove enumera tutti i vescovi del dominio veneto, ai quali ha trasmesso l'avviso, da parte del papa, di andar al Concilio di Trento sanza dilatione, e le rispose che da ciascuno ottenne. «Corfù andrà; Veglia, Curzola e il coadjutor di Papho andranno, e Terracina. Sebenico credo sia partito per Roma. Cesarino si scusa di essere ammalato di sorte e in parte che non può cavalcare, e credo che sua signoria dica il vero. Papho è di età di 84 anni e di corpo non sano, e della mente qualche volta non con quella perfezione che ha avuto da giovine, nè mi par possibile che vada... Il vescovo di Nona è tanto povero, che a pena ha che vivere. Civital dice che è povero et infermo. L'eletto di Spalatro dice che non sà se sua santità vuole che vadi esso o l'arcivescovo suo, ma che sempre sarà pronto ad obbedire alli comandamenti di sua santità. L'arcivescovo di Cipri è vecchio e corpolento molto, e tal che mal volentieri si potrebbe condur mai a Trento, e però con ogni reverenza prega vostra signoria reverendissima a supplicar sua santità che si degni admetter la sua scusa che certo sarebbe metterlo a grave pericolo della vita».

E così degli altri: e davvero vi appare un tono di veridicità, che non lascia credere fosse semplice finzione il desiderio del papa che si tenesse il Concilio. Anzi il Lagomarsino nelle note alle lettere di G. Poggiano vol. II, reca documenti certissimi e vivissimi della premura sincera di Pio IV per ciò.

Per un saggio delle ragioni pro e contro, riferiamo, fra tanti, questa informazione al papa, di cui trovammo copia in più d'un archivio:

«Essendomi venuta occasione di parlar con alcuni delli deputati dalla maestà cattolica a consultar la materia del Concilio Generale, ho compreso (come per altre mie ho detto) che per loro proprio interesse cercano di persuadere a detta maestà che non sia bene il celebrare detto Concilio di presente, colle ragioni che appresso sieguono, le quali ho volute ragguagliar per darne notizia alla santità vostra et ho soggiunto nella fine quelle risposte che allora mi soccorsero di dire.

«Primamente considerano se il Concilio è rimedio opportuno e necessario per estirpare le eresie e mettere concordia nella santa Chiesa.

«Discorrono poi sopra la forma, che se gli deve dare.