«Alle predette ragioni in questo modo risposi, mettendo primamente in considerazione, che il Concilio non si celebra solamente per speranza che gl'ostinati e perduti eretici si possino racquistare, ma perchè sono infiniti popoli, i quali non sono talmente confermati e sepolti nelle eresie che non si possino ridurre a sanità, al che fare è unico rimedio il Concilio.

«Non s'avvedano ancora che il tollerare i pertinaci e reprobi non è altro che nutrire il veleno, che va poi spargendosi, infettando i buoni, e che contra tali ostinati e pestiferi non è altro rimedio che unire contra di loro le forze di tutti i principi cristiani, e questo frutto non può nascere che dal solo Concilio.

«Della riforma, che dicono che più s'ha di bisogno da trattar nel Concilio che della controversia della dottrina, è da meravigliarsi che tal giudizio se ne facci. E prima si nega che non sia più bisogno trattar della controversia della dottrina, avendo gli eretici posto controversia in tutti i santissimi sacramenti, e nei principali fondamenti della cristiana religione, come è noto. E poi si soggiunge che, avegna che con molta diligenza si tratti la riforma in Roma, la quale in ogni tempo e luogo che si facci con pio zelo e prudenza è sempre buona, non per questo si leva l'autorità e occasione del Concilio di trattare una riforma generale e particolare, così intorno all'ordine ecclesiastico, come ancora agli abusi de' principi o signori, che più s'arrogano e s'usurpano l'autorità che lor non si deve.

«Il dubbio della sospensione o traslazione è mosso con poca pietà e molto leggiermente, perchè non s'ha da presuporre che un Concilio, congregato con l'autorità, apostolica, invocato lo Spirito Santo, debba trattar cosa che possa dispiacere al vicario di Cristo, il quale ha da giudicare detto Concilio, e il giudizio suo è sempre guidato dal medesimo Spirito Santo.

«Nè debbono similmente cader in considerazione le male venture delle sedi vacanti, nè d'altro caso tristo che possa avvenire, ma s'ha da sperarvi ogni bene.

«Per la esecuzione d'esso Concilio, con poca ragione si muovono a proporre la provocazione de gl'eretici contra il re cattolico solo, e fanno gran torto all'imperatore e re di Francia dandoli biasimo d'inconstanti, e non fedeli amici; che piuttosto si deve tener per certo, che unendosi insieme con legame sì santo per causa tanto pia, non debbano mancare di soccorrersi l'un l'altro, massimamente che si tratterà del lor proprio benefizio, desiderando tenere i lor popoli quieti, et evitar le ribellioni, onde, come collegati di sangue e come ristretti poi col vincolo dello Spirito Santo, non solo non lasceranno tutto il travaglio sopra le spalle del re cattolico, anzi piuttosto, essendo egli il più potente principe de' cristiani, lo ajuteranno a conseguir sempre gloriosa vittoria e si potranno poi voltare le forze contra gl'infedeli.

«Sia vostra santità avvertita che, l'anno del 43 alli XV d'aprile, in Augusta fu fatta una dichiarazione da tutti gli elettori, baroni e Stati del sacro Imperio, nella quale rimettevano tutte le controversie della religione alla definizione del Concilio generale di Trento, promettendo di sottomettersi sempre et ubidire, e lo arcivescovo elettore di Magonza ne fece una pubblica patente, la quale è ora in mano del reverendissimo don Diego Mendozza con molte altre scritture del Concilio, c'ha da consegnare a sua maestà; e come si mostra molto divoto servitore della beatitudine vostra, offerisce tutto ciò che può a servigio di lei».

[191.] L'Indice de' libri proibiti condanna come falsa la Epistola consolatoria et hortatoria Pauli IV ad suos dilectos filios. Velli Francesco fece due Difese del gloriosissimo pontefice Paolo IV dalle calunnie di un moderno scrittore; libro proibito con decreto 10 giugno 1658.

[192.] Su quel conclave si ha nell'archivio di Firenze una relazione di Bartolomeo Concina al duca Cosimo, tutta interessi mondani e maneggi per guadagnar voti e levarsi d'innanzi obstaculi, con nessun riflesso alla santità del grado. Ippolito, cardinal di Ferrara, il 3 dicembre 1539, scrive al duca raccomandandosi caldamente; grandi speranze avere, e, soggiunge di man propria: «Supplico vostra signoria a bruciarla subito che l'avrà letta, e a conservarmi nella buona grazia sua, ecc.». Ma il duca favoriva il Medici, che riuscì.

Noterò un altro aneddoto: che esso duca scrisse una risposta al Farnese, ma non potendosi mandargliela per nuovi rigori messi al conclave, la pose fra le bottiglie. Rottasene una, la inzuppò in modo che non fu più leggibile.