Daniele dice a Nabucco: «Riscatta colle limosine i tuoi peccati». Qui s'avrebbe un altro merito; il perdono delle colpe qual guiderdone delle buone opere. Così è scritto che Dio fece del bene alle levatrici egiziane perchè lo temettero (Exod. I, 20). Secondo san Giacomo, la meretrice Raab fu giustificata per le sue buone opere (Ep. II, 25). In questi ed altri casi non v'era condegnità o proporzione fra le opere e il premio, e nemmen promessa: è la bontà di Dio che non volle lasciarle senza premio: era merito di convenienza.
L'uomo non può meritar la prima grazia attuale, altrimenti essa sarebbe premio d'azioni fatte senza di essa e meramente naturali. Nemmeno la prima grazia abituale può essere meritata de condigno; ma può l'uomo meritarla de congruo per via d'opere buone fatte col sussidio della grazia attuale. Sant'Agostino insegna che il dono della perseveranza non può l'uomo meritarlo de condigno, perchè Dio non l'ha promesso ai giusti: ma i giusti posson meritarlo de congruo colle preghiere e la fiducia.
[209.] L'Ochino scrive: «Io mi ricordo che, trovandomi a Roma, il cardinale Contareno da Spira aveva scritto al papa e a certi cardinali come infra loro cattolici avevano accettato l'articolo della giustificazione per Cristo, ma non già confessato alli Protestanti: e che desiderava sapere se lor pareva che pubblicamente l'accettassero. Ora il cardinal Fregoso mi disse: Domani si farà concistoro, e si proporrà lo articolo della giustificazione per Cristo; saremo da cinquanta cardinali, delli quali almanco trenta non sapranno che cosa sia questa giustificazione; e degli altri venti la maggior parte la impugneranno; e se qualcuno la vorrà difendere sarà tenuto eretico». Sicchè si può vedere che cosa è la nostra chiesa, poichè nel supremo tribunale, dalli primi capi, si ha a propor per cosa dubbia il primo e principal articolo della fede, e di più sarà rifiutato».
Risposta di messer Bernardino Ochino alle false calunnie e impie bestemmie di frate Ambrosio Cattarino, 1546.
Gran rumore si mena di tale asserzione, ma a noi non pare vedervi che un de' paralogismi soliti nelle polemiche. È di fatto che i Padri stavano indecisi sui termini, paventando di restar sorpresi per qualche parola sfuggita o frantesa. Nell'epistolario di Reginaldo Polo v'è una lettera che Nicolò Ardinghello, a nome del cardinale Farnese, scrive al Contarini; aver il papa ricevuto la conclusione fermata fra sei deputati, sopra la giustificazione, e non l'aver letta in concistoro perchè esso Contarini avea raccomandato di tener secrete queste trattative, onde non turbare la concordia. Sua santità considerava che le risoluzioni del colloquio non faceano autorità e sono citra conclusionem, ma pure guardasser bene di non lasciarsi sfuggire cosa cui potessero appigliarsi gli eretici; si cercasse che «le parole debbin in ogni cosa essere ben chiare e non comuni a più sensi»; che «li articoli siano boni di senso e chiari nel parlare; nè sotto speranza di concordia si lasci trasportare non solo ad acconsentire in quanto al senso ad alcuna determinazione che non sia del tutto cattolica, ma etiam nella esplicazione delle parole fugga ogni dubbietà, e non comporti che si pretermetta di esprimere il tutto, e tanto chiaramente che non vi sia pericolo di esser gabbato dalla malitia degli avversarj». Il Laynez nell'opera De imputatione justitiæ (Trento 1546) conchiudeva: His itaque dictis circa ipsam decreti doctrinam, addam me vehementer desiderare ut, in publica atque ordinaria synodo, huic negotio justificationis imponatur extrema manus: atque ob id præsertim, quia cum ego, sicut et alii generales, jam missurus sim permultos concionatores ad varia Italiæ loca, vellem ut ex præscripta formula idem omnes de justificatione dicerent.
[210.] Sess. XIV, c. 8. È la frase di sant'Agostino, che Dio corona i proprj doni coronando il merito de' suoi servi.
Vedasi il nostro vol. I pag. 309.
[211.] Il dottore Pusey, nella recente famosa sua lettera «La Chiesa d'Inghilterra porzione della una, santa, cattolica chiesa di Cristo, e mezzo di restituirne la visibile unità, Irenicon ecc., Londra 1866» dice: «Quanto alla giustificazione, non v'è un solo capitolo del Concilio di Trento che noi Anglicani non siamo tutti disposti a sottoscrivere, nè alcun anatema d'esso Concilio su tal proposito che contraddica alla dottrina della Chiesa anglicana». E soggiungeva: «Paragonando la mia credenza con quella esposta dal Concilio di Trento, fui persuaso che le espressioni di cui si valse, colle spiegazioni di dottori cattolici, private bensì ma autorevoli fra' Cattolici, non condannino quel ch'io credo, nè esigono ch'io ammetta cose che non ammetto... Nulla vi ha che non possa essere spiegato in modo soddisfacente per noi, qualora tale spiegazione ci venga data con autorità; cioè non solo da semplici teologi, ma dalla medesima Chiesa romana».
Ma poi inveisce contro la Chiesa cattolica con pregiudizj vulgari: il primato del papa deriva non da diritto divino ma da ecclesiastico: vuol distinguere nella Chiesa un insegnamento dottrinale, ch'e' loda e riconosce, e un sistema pratico popolare, fonte di superstizioni e assurdi e in contraddizione col primo, e che trova quasi autoritario e idolatrico, e causa perchè i Protestanti stiano lontani dalla Chiesa cattolica.
Non è così. Il papa crede quel che crede l'infimo de' Cattolici: la Chiesa, attenta a condannare ogni errore, non tollererebbe certo un sistema pratico, opposto all'insegnamento dottrinale.