[212.] Se con Lutero si ammette che i sacramenti danno la grazia unicamente coll'eccitar la fede, ne consegue che pari virtù possedessero anche quelli della legge antica, i quali invece erano puro segno della grazia, mentre quelli della nuova la contengono e la producono.
[213.] La comunione sotto le due specie era domandata con instanza da molti paesi, ed anche dalla Francia: talchè, nel pericolo di perder un tanto paese, inclinavasi a condiscendere. Ma li cardinali spagnuoli vi si opponevano: il cardinale Sant'Angelo diceva sarebbe un dar a' Francesi un calice di veleno, e ch'era meglio lasciarli morire, che dar rimedj tali: il cardinale della Cueva, che, se l'autorità della santa sede il concedesse, egli andrebbe sulla scalea di San Pietro a gridar misericordia: il cardinale Paceco rifletteva che adesso francesi, tedeschi, spagnuoli vanno alle medesime chiese, mentre allora, variando in rito sì principale, si troverebbero separati, e ne verrebbe scisma e nimicizia. Il cardinale Alessandrino (frà Michele Ghislieri) argomentava che il papa nol poteva concedere; non perchè glie ne mancasse l'autorità, ma per incapacità di quei che domandavano tal grazia. Perocchè, o questi tengon per necessario il calice, o no. Se no, a che volere dare scandalo colla differenza? Se sì, dunque son eretici e incapaci di grazia. Il ricever il calice credendolo necessario è male ereticale: e il papa non può dar facoltà di fare il male. Il cardinal Rodolfo Pio di Carpi rifletteva che, ottenuta questa domanda, Francia ne poserebbe un'altra, e il matrimonio de' preti, e l'uso della lingua vulgare ne' sacramenti, ed altre materie, che tutte aveano altrettanta ragione. In fatti il papa stette al niego.
[214.] È perentoria la sentenza della sess. XXIV, cap. de Reformatione.
«Coloro i quali, altrimenti che alla presenza del parroco o d'altro sacerdote, autorizzato dal parroco istesso o dall'ordinario, e di due o tre testimonj, si attenteranno di contrarre matrimonio, la santa sinodo li rende del tutto inabili a contrarre in tal guisa, e siffatti contratti decreta esser irriti e nulli».
Dunque in faccia alla Chiesa non esiste matrimonio se non è contratto nella forma prescritta da essa; mentre oggi in Italia la legge non riconosce se non l'atto civile. Che il matrimonio non sia sacramento, ma semplice contratto civile, lo sostenne principalmente, fra i nostri, il De Dominis. Contro del quale e del Lannoy cominciò un trattato il famoso Gerdil, mostrando che la sua natura intima ed essenziale, come la istituzione, distinguono il matrimonio dai contratti civili e naturali. Fu pubblicato postumo nel 1803, e riprodotto nel 1860 allorchè tal quistione rinacque.
[215.] Sant'Agostino definisce la Chiesa populus fidelis per universum orbem dispersus. Dopo lo scisma orientale, fu definita l'assemblea di persone unite dalla professione della fede cristiana e dalla partecipazione agli stessi sacramenti, sotto la suprema condotta del papa, primo vicario di Cristo. Le parole in corsivo sono taciute dalla Chiesa greca. La protestante chiamasi congregazione dei santi, in cui il Vangelo rettamente s'insegna, e rettamente s'amministrano i sacramenti. Confessio Augustana, art. 7. I Sociniani dicono, la Chiesa visibile è l'adunanza di quegli uomini che tengono e professano la dottrina salutare. Catechismo Cracoviano pag. 108.
[216.] È il preciso opposto del razionalismo del XVIII secolo, e per esempio di Tollotson o di Buttler, che dicevano: Chi desidera veramente far la volontà di Dio, non può lasciarsi ingannar da vane pretensioni di rivelazione. Se gli si propone una dottrina come venuta da Dio, esso la giudica secondo le cognizioni che possiede della natura divina e delle sue perfezioni; vi è conforme? la ammette. Altrimenti la repudia, se anche un angelo calasse dal cielo per fargliela accettare.
[217.] G. Volkmar, nel Zeitschrift für wissenschaftliche Theologie, 1861, parlando delle epistole canoniche, sostiene che i libri di Enoch non comparvero se non verso il 132 d. C. In conseguenza le due epistole di san Pietro e quella di Giuda che li citano son posteriori, e vanno al 145: Papio, che si serve della prima epistola di san Pietro, non potè scrivere avanti il 155-170: e perciò cade la testimonianza sua a favore de' libri di san Giovanni. E così via. Ma il libro del profeta Enoch, opera apocrifa, tenuta molti secoli per perduta, fu scoperto in Abissinia al fine del secolo scorso, e tradotto s'un manoscritto etiope della biblioteca Bodlejana (Oxford 1821), e n'è dimostrata l'anteriorità. Vedi dott. Ricardo Lawrence, Mashasa Enoch Naby the booky ecc., e il Ghiringhello nella Vita di Gesù Cristo p. 413. Il vero è che l'autenticità dell'epistola di san Giuda non dipende per nulla dall'età del libro di Enoch, giacchè non lo cita come libro, nè dice scriptum est: ma cita solo parole che la tradizione attribuiva ad Enoch, e che poterono passare nell'apocrifo di Enoch, togliendole dalla stessa tradizione, e fors'anche dalla lettera di Giuda che le avea registrate.
[218.] La distinzione de' libri in antico e nuovo Testamento fu fatta da Tertulliano, appoggiandosi a san Paolo che scrive: In lectione veteris Testamenti: idoneos ministros nos fecit novi Testamenti. Ad Corint. III, 14, 6. Il greco dice διαθήκη, voce equivalente all'ebraica berith, che significa o taglio o alleanza o economia. Quarantasei sono i libri del Vecchio Testamento, cioè Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosuè, il libro de' Giudici, Rut, il primo e secondo di Samuele, il primo e secondo de' Paralipomeni, il libro d'Esdra, il libro di Neemia, Tobia, Giuditta, Ester, Giobbe, il Salterio, i Proverbj di Salomone, l'Ecclesiaste, il Cantico de' Cantici, la Sapienza, l'Ecclesiastico, Isaia, Profezie e lamentazioni di Geremia, Baruc, Ezechiele, Daniele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zacaria, Malachia, primo e secondo de' Macabei.
I libri del Nuovo Testamento son ventisette: cioè I quattro evangeli, I fatti apostolici, Le quattordici epistole di Paolo, Le sette lettere cattoliche, una di san Giacomo, due di san Pietro, tre di san Giovanni, una di san Giuda o Taddeo, l'Apocalisse.