Pietro teneva sempre occhio alle cose d'Italia e massime di Lucca; doleasi che molti per terrore rinunziassero ai nuovi insegnamenti, e al Bullinger scriveva: «Ti prego di pregare per quell'infelice Italia, perchè, fin quando non siasi convertita a Cristo, non troverà la fine de' suoi mali»[57].
Ai Lucchesi diresse anche uno scritto per esortarli a rimaner nella fede, rammentando con compiacenza i tempi che, debole ancora, dalle loro piante raccolse i primi germi dell'evangelica cognizione. «Ma come frenar le lagrime quando vedo il lieto giardino de' miei fratelli lucchesi devastato dal nembo così, che pare non abbia mai avuto il buon seme, nè la celeste rugiada dello Spirito Santo l'abbia irrorato? O cari fratelli in Cristo, chi mai turbò così lo spirito vostro, mutato il vostro cuore? Foss'io ancora tra voi, potessi con voi piangere e desolarmi della grande sventura che vi colpì! Che se il pericolo vi sgomenta, vi resta lo spediente dei deboli, come taluni lo chiamano, ma ch'io credo un mezzo prudente; la fuga. Vedete i Lucchesi che fuoruscirono; sono ancora fedeli campioni di Cristo, vogliono col loro sangue spianare la via al vangelo in Italia. Ma quanto tempo non restò soffocata questa speranza!» E gli esorta alla penitenza e alla preghiera, e li conforta coll'esempio di tanti loro fratelli, martiri per la verità; anch'essi avrebbero preferito rimanere in Italia cogli amici, coi compatrioti; e godere i proprj retaggi; ma Cristo concesse loro la grazia di farsi superiori al mondo, di preferire a tutto la pace della loro coscienza, non separarsi dal Signore, e porgere testimonianza della verità del suo vangelo[58].
Non potendo, in grazia della lingua, servire alla Chiesa di quel paese, viveva in comune co' profughi italiani, massime frati che, ad esempio di lui aveano abbandonato i conventi, e continuavano una vita modesta e parca. Sposò Caterina Dammartin di Metz, lodata per modestia, gentilezza e affetto maritale.
Poichè, quando in Germania i Protestanti della Lega Smalcaldica trovaronsi sconfitti da Carlo V, Eduardo VI li favoriva in Inghilterra; e l'arcivescovo Cranmer, famoso capoparte, chiamò colà Pietro Martire e l'Ochino nel 1547. Pietro Martire v'andò col suo Giulio Terenziano, e l'arcivescovo assegnò a lui una pensione come regio professore di divinità a Oxford, all'Ochino un canonicato di Cantorbery, senza obbligo di residenza. Pietro Martire fece s'invitasse colà anche Bucer, che si lamentava non potesse più la divina parola proclamarsi in Germania, e che v'arrivò coll'ebraicista Paolo Fazio l'aprile 1549, spiegando questo il Vecchio Testamento, Pietro Martire il nuovo. Lautamente stipendiato, leggeva l'epistole ai Corintj come ricche d'insegnamenti, e opportune ad opporre la semplicità e purezza della primitiva Chiesa alle baldorie della romana. Con ciò disgustava i molti, che a questa conservavano affezione colà, come col dichiarare ciò che già in Italia aveva insegnato, la santa cena non essere nulla più che una commemorazione. Cominciossi dunque a disapprovarlo, e tal rumore levossi, che dovette intromettersi l'autorità. Pietro Martire rassegnavasi a molte modificazioni per amor di pace. Alcun tempo opinò con Bucer, che barcollava tra Zuinglio e Lutero intorno alla presenza reale e al merito delle opere; col che imbarazzavansi i fedeli a segno, che più non sapevano con chi tenere. Allorchè stampò a Francoforte l'esposizione delle epistole ai Corintj, lasciò che Bullinger correggesse le sue espressioni in proposito, non tenendo tanto (dice) all'opinione sua personale quanto a stabilirne una nella Chiesa. E proponeva una disputa a Oxford, volendo però che gli avversarj nel combatterlo seguitassero lo stesso metodo di lui; ma Ricardo Smith, capo di quelli, prima del giorno prefisso alla sfida uscì di paese. I delegati del re assistettero alla disputa, che per quattro giorni Pietro Martire sostenne con tre teologi papali contro la transustanziazione e la presenza reale: e il gran cancelliere dell'Università lo pronunciò vincitore, e vero Pietro per la costanza, vero Martire per le tante testimonianze addotte in pruova della verità[59].
Ma l'abolizione de' conventi avea cresciuto le sofferenze de' poveri in Inghilterra, i quali dapertutto sollevatisi, domandavano si ripristinasse il cattolicismo; in aspetto minaccioso avvicinavansi ad Oxford, e uno dei designati alla loro collera era Pietro Martire, gridato a morte.
L'autorità durò fatica a tutelarlo; furono sospese le sue lezioni, e non sentendosi egli sicuro, tampoco in casa, sotto buona scorta fu condotto a Londra. Il re l'accolse favorevolmente a Richmond, e gli promise il primo canonicato che vacasse nella chiesa del Cristo, come in fatto fece: ove, quetate le cose, tornò a' suoi lavori.
La storia della Riforma in Inghilterra è piena del nome di Pietro Martire, che fu adoprato moltissimo anche dall'arcivescovo Cranmer[60]; ma egli riconosceva che immensi abusi vi si erano lasciati sopravvivere, e che il bene era più in aspettazione che in attualità; e si lagna che il popolo si opponga all'istruzione, perchè secretamente vien assodato ne' suoi errori dai papisti. Infatto gl'insulti non cessavano contro di lui, nè i libri avversi[61]: ma di rimpatto vedeasi riverito da eminenti personaggi, e fu dottorato dall'Università d'Oxford, sicchè in gaudiosa agiatezza poteva attendere ai suoi studj; trattò della liturgia inglese, che fu stabilita in quarantadue articoli, avvicinandosi alla ginevrina; censurò il Libro di preghiere, nel quale ancora supplicavasi a Maria e ai santi[62].
Continuavano pure le sue dispute sull'Eucaristia, non tenendosi ben saldo in una credenza.
Ma in quella moriva re Eduardo, e Maria la Cattolica ripristinava in Inghilterra il culto avito e le credenze popolari, onde gli esuli capirono che più non era clima per loro. Pietro Martire appena ricuperavasi da grave malattia, quando fu afflitto dalla morte della moglie. Fu ella sepolta nella cattedrale di Oxford presso la tomba di santa Fridesvida; rivalsi i Cattolici, ne venne levata, poi rimessavi al tempo di Elisabetta, e unita agli avanzi di quella santa, recitandosi un discorso che conchiudeva: «Qui riposa la religione colla superstizione».
Pietro Martire fu tenuto in arresto in casa, ma avendo rimostrato d'essere stato chiesto colà dal defunto re, e aver invano domandato d'andarsene, non ebbe altre molestie, e assistette Cranmer nel dimostrare che il Libro di preghiere non contenea nulla di contrario alla Chiesa cattolica.