[239.] Ci par bene ripetere quest'avvertimento di sant'Agostino:

«La vera maniera d'insegnar la religione è risalir alle parole In principio Dio creò il cielo e la terra, e svolgere tutta la storia del cristianesimo sino ai nostri giorni. Nè già fa duopo riferir per filo e per segno tutto ciò che è scritto nel vecchio e nel nuovo Testamento; cosa nè possibile nè necessaria. Fate un compendio; insistete viepiù sopra ciò che vi par più importante, e scivolate sul resto. In tal modo non istancherete colui che volete eccitare allo studio della religione, e non sopracaricherete la memoria di chi dovete istruire». De catechizandis rudibus, cap. III, nº 5.

[240.] Si ha nella Magliabecchiana (Manuscritti, classe XXXVII, 292) un discorso di Giovanni Carza sopra il modo di dar esecuzione al decreto del Concilio di Trento De editione et usu sacrorum librorum, «per conservar illesa la scrittura sacra, per estirpar il morbo delle eresie radicate nelle stampe infette, e per rimediare agli abusi di stampatori, i quali con le stampe hanno oscurato e depravato il senso della dottrina e disciplina ecclesiastica, in questi ultimi cento anni che la lor arte è in uso, forse più che li scrittori non l'hanno fatto con le loro penne in prima». E dice che fin i decretj del Concilio Tridentino, stampati da Paolo Manuzio con soscrizioni autentiche, furono ristampati con infiniti errori e alterazioni di senso. Consiglia pertanto di metter una stamperia grande e operosa in Roma; suggerisce donde prendere il denaro per istituir una commissione, alla quale ricorrerebbero anche stampatori forestieri per aver le lezioni migliori. Ciò non sarebbe monopolio, perchè i libraj, oltre vantaggiarsi col vender quelle stampe, potrebbero anche riprodurle, ma in modo che, chiunque voglia, possa confrontarle colle autentiche e comprar le migliori.

Seguono varj capitoli di libraj, i quali offrono di pagar una tassa; di metter ai libri il minor prezzo possibile; seguir l'ortografia indicata da deputati, e lasceranno che altri li ristampi colle norme prescritte: s'uniranno in congresso, dove la metà siano oltremontani, ed eleggeranno lor presidenti e ufficiali; non faranno lavorare che buoni credenti e pratici dell'arte, e stabiliranno in Roma un seminario di buoni stampatori.

[241.] Dalla biblioteca Palatina di Firenze (Codice CCCIC) passò alla Magliabecchiana una copia degli opuscoli di san Cipriano, che al carattere pare di Bernardo Davanzati, traduttore di Tacito. Egli vi appone e note e correzioni che attestano buona critica, e avverte i passi che fanno contro Lutero, e provano la preminenza della Chiesa romana. Dello stesso Davanzati trovossi tradotto un estratto dei Commonitorj di Vincenzo Lerinese contro le eresie: e il Bindi, che primo lo pubblicò nell'edizione delle opere del Davanzati (Firenze, Lemonnier 1852) avverte come questi fosse versato nei sacri autori, e che, anche nel tradur lo scisma d'Inghilterra, «più che a pruova di lingua mirò a mostrare da che laide origini sorse il funesto dissidio inglese, non potendo così non illuminare anche sul conto degli altri nimici della verità cattolica».

Nella biblioteca stessa sono i manuscritti di Baccio Bandinelli, nipote dello scultore omonimo, del quale è memoria che scrisse 24 libri contro gli eretici nel 1611, e un'opera De invisibili Lutheri, Calvini, et aliorum hujus temporis hæreticorum ecclesia.

Ivi pure è un poema in terzine Della diffusione del sommo bene, probabilmente di frà Paolo del Rosso, cavaliere gerosolimitano, fatto attorno al 1530, ove confuta le varie eresie, e le nuove, e canta:

Lutero, al tuo dispetto lo vedrai
Che i tuoi errori alfine andranno al fondo,
Ed i piaceri in pene cangerai.

[242.] Per un esempio trovava,

Ad cœnam agni providi
Et stolis albis candidi
Post transitum maris Rubri
Christo canamus principi,
Cujus corpus sanctissimum
In ara crucis torridum
Cruore ejus roseo
Gustando vivimus Deo.