«Quant'à Philippe II, que je suis loin de comparer à Charles V, je pense qu'il a été mal jugé, parce qu'on ne l'envisage d'ordinaire qu'au point de vue exclusivement belge, ou protestant, ou rationaliste, au lieu de ne voir en lui que l'athlète intrépide du catholicisme dans une lutte suprème et désespérée contre toutes les forces de la Réforme et de l'Europe coalisées». Discours à l'ac. de Bruxelles, 6 mars 1859.

[294.] De Thou, lib. XXX, nº 7.

[295.] D. O. M. Barth. Carranzæ navarro dominicano archiepiscopo toletano Hispaniarum primati, viro genere vitæ doctrina concione atque eleemosynis claro, magnis muneribus a Carolo V et Philippo rege catholico sibi commissis egregie functo, animo in prosperis modesto et adversis æquo. Obiit anno Domini etc.

Il Babbi, residente per la Toscana a Boma, il 14 aprile 1571, informa il granduca di Toscana come il cardinal Morone, impinto d'eresia, sia stato «ricevuto in concistoro pubblico con molta solennità, e dal papa abbracciato teneramente», poi la sera fu letta la sentenza contro l'arcivescovo di Toledo alla presenza del papa, dei cardinali, dell'Inquisizione e di molti signori e prelati della Corte, dov'egli abjurò contro ogni sospetto d'eresia» (Carteggio di Cosimo I, filza XII).

Il Laderchi reca bellissime testimonianze intorno al Carranza. Oltre il Llorente, che ne parla coll'abituale sua esagerazione, De Castro (Hist. de los Protestantes Españoles y de sa persecucion por Felipe II, Cadice 1851) occupa un intero libro intorno a questo processo, importantissimo perchè vi lottava l'autorità de' vescovi contro quella della santa Inquisizione, la quale spiegò tutto il suo potere contro il primo prelato di Spagna, e trasse dalla sua l'opinione pubblica. Il famoso teologo Melchior Cano, che avea sostenuto Filippo II contro Paolo IV, si volse contro il Carranza. D. Diego Hurtado de Mendoza, celebre diplomatico e guerriero, si fece suo denunziatore. Buone considerazioni su questo processo fa Giacomo Balmès, Il protestantismo e il cattolicismo comparati, in relazione colla civiltà europea. Cap. 37.

[296.] Negli archivj di Napoli, registro Angioini, troviamo una sentenza del 1270 per la quale Carlo I commette al maestro Portulano di Terra di Lavoro di confiscare i beni di tre eretici, bruciati per sentenza dell'inquisitore frà Matteo da Castromari, e nominati Andrea da Vimercato lombardo, Giovanni da Ceccano giudice, e Tommaso Russo di Magla saracena.

[297.] Chioccarelli ap. Giannone, lib. XIX, 1, 5.

[298.] Allora fu stampata la epistola de Inquisitione, del napoletano Tristano Caracciolo.

[299.] Giannone, Stor. civile, L. XXXII, c. 5.

[300.] Giannone, lib. XXXIII, c. 5.