[301.] Benoist, Hist. Valdens.
[302.] Queste varie emigrazioni spiegano la diversità di data che al fatto si assegna dal Giles (Hist. des églises reformées. Ginevra 1644), dal Rorengo (Mem. istoriche dell'introdutione dell'heresie nelle valli di Lucerna. Torino 1649), dal Perrin (Hist. des Vaudois. Ginevra 1618), dal Muston (Hist. complète des Vaudois du Piémont. Parigi 1857), dal Morelli (Sulla venuta de' Valdesi nella Calabria citra, Napoli 1859).
[303.] Beza, Storia al 1544.
[304.] Io ristampai altra volta queste parole, cavandole da lettere trovate nell'archivio Mediceo Corrispondenza di Napoli. Vorrebbero attribuirsi ad uno che accompagnò Ascanio Caracciolo in quella spedizione, e datano dall'11 giugno 1562, da Montalto. Dicono:
«S'intende come il signor Ascanio, per ordine del signor vicerè, era sforzato a partire in posta alli 29 del passato per Calabria, per conto di quelle due terre de' Luterani che si erano date fuori alla campagna, cioè san Sisto e Guardia. Sua signoria a Cosenza al 1 del presente ritrovò il signor marchese di Buccianico suo cognato, che era all'ordine con più di seicento fanti e cento cavalli, per ritornare e uscir di nuovo in campagna, e quella fare scorrere, e pigliare queste maledette genti: e così partì alli 5 alla volta della Guardia, e giunto quivi, fecero commissarj, ed inviò auditori con gente per le terre circonvicine a prender questi Luterani. Dalli quali è stata usata tal diligenza, che una parte presero alla campagna; e molti altri tra uomini e donne, che si sono venuti a presentare, passano il numero di millequattrocento: ed oggi, che è il dì del Corpo di Cristo, ha fatte quelle giuntar tutte insieme, e le ha fatte condur prigioni qui in Montalto, dove al presente si ritrovano; e certo che è una compassione a sentirli esclamare, pianger e domandar misericordia, dicendo che sono stati ingannati dal diavolo; e dicono molte altre parole degne di compassione. Con tutto ciò il signor marchese e il signor Ascanio hanno questa mattina, avanti che partissero dalla Guardia, fatto dar fuoco a tutte le case, e avanti avevano fatto smantellare quella, e tagliar le vigne. Ora resta a fare la giustizia, la quale per quanto hanno appuntato questi signori con gli auditori e frà Valerio qua inquisitore, sarà tremenda: atteso vogliono far condurre di questi uomini, ed anco delle donne, fin al principio di Calabria e fin alli confini, e di passo in passo farli impiccare. Certo che se Dio per sua misericordia non move sua santità e il vicerè a compassione, il signor marchese Buccianico governatore, ed il signor Ascanio faranno di loro gran giustizia, se non verrà ad ambidue comandato altro da chi può lor comandare....
«Oggi pure fu ordinato che cento donne vecchie pongansi all'esame e alla tortura, poi alla morte, acciocchè ben si bilancino le partite, e dicasi posti a morte altrettanti uomini e altrettante donne. Ve n'ha alcuni sì ostinati, che non voglion veder il Crocifisso nè confessar il sagrifizio, e sono arsi vivi.
«La prima volta che uscì il signor marchese, fece abbruciare San Sisto, e prese certi uomini della Guardia del suddetto luogo, che si ritrovarono alla morte di Castagnete, e quelli fece impiccare e buttar per le torri al numero di sessanta: sicchè ho speranza che avanti che passino otto giorni, si sarà dato ordine e fine a questo negozio, e se ne verranno a Napoli....
«Gli eretici presi in Calabria son 1600, e tutti furono condannati, ma i messi finora al supplizio furono 88. Questi eretici portano origine dalle montagne d'Angrogna nel principato di Savoja, e qui si chiamano gli oltramontani; e regnava fra questi il crescite, come hanno confessato molti. Ed in questo regno ve ne restano quattro altri luoghi in diverse provincie; però non si sa che vivano male. Sono genti semplici ed ignoranti, e uomini di fuori, boari, zappatori; ed al morir si sono ridotti assai bene alla religione e alla obbedienza della Chiesa romana».
Simeone Florillo, ministro evangelico a Chiavenna descriveva lo stesso supplizio a Guglielmo Grattarola medico a Basilea, in lettera 21 agosto 1560. E dice: «Novità non ho altre, se non che ti mando copia di lettere scritte da Montalto l'11 giugno 1560, stampate a Roma e a Venezia, intorno al macello commesso in Calabria in due villaggi a otto miglia da Cosenza, San Sisto e Guardia, che furono distrutti, e uccisine ottocento abitanti, o circa mille, come scrive da Roma il 21 giugno uno che era servo di Ascanio Caracciolo. Io conobbi quella gente, d'origine valdese, di buona vita e di miglior dottrina. Perocchè, prima di partir da Ginevra, a loro istanza vi mandammo due ministri e due maestri di scuola. I ministri furono martirizzati l'anno passato, uno a Roma che chiamavasi Giovanni Luigi Pasquale di Cuni, l'altro a Messina, Giacomo Borello, entrambi piemontesi. Quest'anno il resto dei pii uomini fu distrutto, e spero fia buon seme all'Italia che porterà buono e copioso frutto».
La lettera tradotta in latino è riferita da Giovanni Fox nel Martirologio, parte II, fol. 337; Basilea 1563, e da essa siam chiariti che quelle dell'archivio Mediceo non sono relazioni uffiziali di un residente toscano, bensì documenti inseriti in qualche corrispondenza come si soleva, e copia di stampa, le quali mancano d'ogni autenticità, portano la data falsa di Roma per acquistarvi maggior credito; e sono evidente opera di partito, colle esagerazioni proprie di lavori siffatti.