[392.] Donzelli, pag. 174.
[393.] Cosimo Baroncelli, diplomatico toscano, nemicissimo del Concini, racconta a' suoi figli le proprie missioni e la fine del maresciallo.
«Il cadavere di Concini fu gettato nelle fosse del palazzo dove si orina, e poi di quivi per ordine del re fu levato e condotto da quattro galuppi sur una scala alla sepoltura in un cimitero. Il popolo di Parigi, sentita la morte del Concini, si sollevò, e corse a furia dov'era stato sepolto, e cacciatolo della sepoltura, lo strascinarono per tutta la città, e poi l'impiccarono sul Ponte Nuovo, e gli tagliarono il membro, dicendo parole ch'è molto meglio tacerle che raccontarle. Tornarono poi a distaccarlo, e ristrascinarlo, e alfine l'appiccarono per un piede, ed il popolo tutto corse a tagliargli chi un orecchio, chi il naso, chi un dito, chi a cavargli gli occhi, di modo che non vi rimase nè carne nè osso che non fosse portato via, tenendosi felice chi ne poteva avere un pezzo.... Or vedete e sentite se io rendo le mie vendette a mio modo».
Manuscritto nella Magliabecchiana, Cl. XXIV, 65.
[394.] Giacomina d'Entremont, casa potentissima in Savoja, vedovata, volle sposare l'ammiraglio di Coligny, e allorchè questo cadde trucidato a Parigi la notte del san Bartolomeo, essa ricoverò al castello di Chàtillon in Savoja, pregando il duca Emanuele Filiberto a custodir lei e i suoi figli (1572). Egli a stento consentì, ma la fe chiuder nel castello di Nizza perchè si professasse cattolica. Ma si scoperse che carteggiava coi protestanti di Germania, e meditava fuggire; pure giurando non fuggire, non abjurar il cattolicismo, e non cercar marito, senza il consenso del duca, a sua figlia, erede di pinguissimi feudi, fu tenuta libera non solo, ma forse in amore di Emanuele Filiberto. Lui morto, venuto il tempo di sposar sua figlia con don Amedeo, figlio naturale del duca, nacquero dissapori e sospetti che Giacomina tenesse legami cogli Ugonotti, e che stregasse il duca, e fu tenuta in carcere. La colpa era di competenza de' tribunali secolari, ma la santa sede la incolpò pure d'eresia, e pretese fosse data al vescovo di Torino e al nunzio. E lungamente essa ne sofferse, finchè morì in carcere nel dicembre 1599.
L'accusa di stregheria erale data da un'ossessa. Il cardinale d'Ossat nelle lettere del 1597 molto ne parla, e adopera a salvarla, mostrando non doversi aver fede al diavolo, padre della menzogna, e ch'esso non vorrebbe denunziare i proprj devoti: al tempo stesso crede accorgersi che il duca di Savoja non aspira che ad impadronirsi de' beni di lei per servir de partage à un de tant de petits louveteaux qui se nourrissent au pié de ces monts, alludendo ai molti figli naturali del duca.
[395.] Del congresso notturno delle lamie, libri III. Rovereto 1749.
[396.] Lettere del Presidente Gian Rinaldo Carli al signor G. Tartarotti intorno all'origine e falsità della dottrina dei maghi e delle streghe; — Maffei, Arte magica dileguata. Verona 1750. — A queste uscì una risposta in Venezia l'anno stesso, Osservazione sopra l'opuscolo Arte magica dileguata, di un prete dell'Oratorio (padre Luziato), per dimostrare che, avanti e dopo Cristo, sempre vi furono maghi e streghe; e raccolgonsi passi de' santi Padri che sembrano credere alle stregherie. A una dissertazione epistolare di Bartolomeo Melchiorri (Venezia 1750) sopra gli omicidj che diconsi commessi con sortilegj, conviene col Tartarotti nel negare le streghe e ammettere i maghi, e insegna ai giudici il modo di determinare con sicurezza i rei, per non dar sentenze ingiuste. L'arciprete Antonio Florio veronese confutò il Luziato (Trento 1750), dove pure Francesco Staidelio conventuale fe la Ars magica adserta; e l'anno dopo a Verona si stampava anonima la replica alla risposta intitolata Arte magica distrutta, di un dottore sacerdote veronese; un altro anonimo fe contro il Tartarotti le Animadversioni critiche (Venezia 1751) in 76 riflessioni sostenendo la magia. La opinione contraria fu sostenuta l'anno stesso a Roma nella Dissertazione di Costantino Grimaldi, «in cui s'investiga quali siano le operazioni che dipendono dalla magia diabolica, e quali quelle che derivano dalla magia artificiale e naturale, e qual cautela si ha da usare nella malagevolezza di discernerle». Poi a Venezia comparve L'arte magica dimostrata da Bartolomeo Preati vicentino, «dove sostiene che il traslocamento delle streghe è vero e reale»: e «Apologia del congresso notturno delle lamie, ossia risposta di G. Tartarotti all'arte magica dileguata del M. S. Maffei ed all'opposizione dell'assessore B. Melchiorri». Poi ancora nel 1792 si stampò a Venezia stessa Philippi Mariæ Renazzi de sortilegio et magia liber singularis, dove informa dei dispareri, delle leggi in proposito, delle procedure.
[397.] Storia letteraria d'Italia, 1750.
[398.] Allan Kardec, Le spiritisme à sa plus simple expression. Le livre des Esprits etc. E vedasi anche la Revue Spirite.