Per impetrare la conversione degli eretici.

«O vera pace, e fedel Pastore dell'ovile della Chiesa tua, esaudisci le nostre preghiere, ed abbi pietà delle afflizioni e dei devastamenti del popolo cristiano. Con tutto il cuore noi supplichiamo la tua misericordia, perchè ti compiaccia di vigilare paternamente tutti coloro che abbandonarono la ortodossa e cattolica fede, ed allucinati intorno a' suoi articoli, e sedotti da falsa persuasione vivono ereticamente: deh! coi raggi della tua luce illumina i loro cuori, e riducili al conoscimento dell'errore che professano, affine che per tal modo rinsaviti, e abbandonando le dispute, e le corruzioni della tua parola, ritengano costantemente l'unica e vera fede sotto i legittimi nostri pastori con a capo te, supremo Pastor di tutti, dal quale ogni emission di luce e di grazia si riflette in tutte le membra, che ti sono congiunte col vincolo della sacra pace. Così sia».

[408.] J. Pogiani Sunnensis epistolæ et orationes, olim collectæ ab A. M. Gratiano, nunc ab H. Lagomarsinio adnotationibus illustratæ ac primum editæ. Roma 1757, 4 vol. in-4º. Vedansi le lettere del 21 settembre e del novembre 1566.

[409.] Allude a quel di san Paolo ad Rom., c. I, 8. Gratias ago Deo meo pro omnibus vestris, quia fides vestra annuntiatur in universo mundo.

[410.] Lo descrive retoricamente il Bartoli nella vita di san Francesco Borgia: e come in quell'universale abbandono i Gesuiti si offrissero al soccorso, e vi si sacrificassero principalmente gli alunni del Collegio Germanico nel servir gl'infermi, e quelli del Seminario Romano nella cura dei morti.

[411.] Conosciamo una Vita del gloriosissimo papa Pio V, per Girolamo Catena. Roma 1587. Sul frontispizio è il ritratto del santo, con in giro l'iscrizione Absit mihi gloriari nisi in cruce Domini nostri Jesu Christi: e fra varj emblemi il papa che abbraccia due figure, che pajono Francia e Venezia, colla scritta Fœdus ictum in Turcos et vict.: a riscontro Hæreticorum clades; a' piedi la battaglia di Lepanto. Moltissime vite ne enumera il padre Quetyf, Script. Ord. Prædicatorum, che lo fa anche autore della Praxis procedendi in causis fidei. È strano che gli sia da taluni attribuito un opuscolo Delle belle creanze delle donne: il quale è provato esser di Alessandro Piccolomini senese. Vedi La Visiera alzata, ecatoste N. 6.

[412.] Per esempio in Santa Croce erano le cappelle degli Obizi, Busini, Arrighi, Orlandi, Uzzano, Castellani, Baroncelli, Peruzzi, Magalotti, Bellacci, Gubbio, Salviati, Valori, Covoni, Baldi, Ricasoli, Sacchetti, Benvenuti, Sirigatti, Orlandi, Infangati, Lupi da Parma, Donati, Ceffini, Asti, Riccialboni, Cavicciuli, Serristori, Panzano, Pierozzi, Machiavelli, Tedaldi, Bastari, Spinelli, Pazzi, Cavalcanti, Boscoli, Baroncelli, Zati, Altoviti, Giugni, Bucelli; tutte con bandiere e targhe, depostevi per voto o per ringraziamento. Il convento de' Cappuccini dovea un pranzo a casa Alberti, cui faceano l'invito regolare e scritto. La famiglia Ughi, discendente dal conte Ugo, aveva il diritto di ricevere una volta l'anno dall'arcivescovo di Firenze un pranzo. Le era mandata una tavola imbandita, con cibi prescritti, la più parte di majale: tutto a fiori e fiocchi, e portata da due servitori, fra la baldoria di fanciulli, che poi la godevano. Degli Ughi stessi è il fondo ove si fabbricò il teatro del Cocomero, e si riservarono diritto a un biglietto tutte le sere, finchè la famiglia si estinse.

[413.] Storia delle Chiese di Firenze, vol. I, p. 202.

[414.] Fra tanti altri, in un manuscritto della Compagnia de' Pellegrini a Firenze trovo questo:

Qui non habet caritatem
Nihil habet,
Et in tenebris et umbra
Mortis manet.
Nos alterutrum amemus,
Et in Deum
Sicut decet ambulemus
Lucis prolem.
Clamat Dominus, et dicit
Clara voce:
Ubi fuerint in unum
Congregati
Propter nomen meum simul
Tres vel duo
Et in medio eorum
Ego ero.....
Unanimiter excelsum
Imploremus
Ut det pacem nostris
In diebus
Jungat fidei speique
Opus bonum
Ut consortium cantemus
Supernorum.