[415.] Richa, Storia delle Chiese di Firenze, 8 volumi.

Brocchi, Vite de' Santi e Beati fiorentini.

Biscioni, Lettere de' Santi e Beati fiorentini.

Oltre il Razzi e le tante monografie. E vedi qui sopra a pag. 297.

[416.] Fra le carte tolte ai conventi, e deposte nella Magliabecchiana, trovammo pure la storia de' conventi di Santa Maria Novella e di Santa Croce, ma neppur parola dell'Inquisizione. Le carte di questa dovettero esser deposte nell'archivio della Curia, dove giaciono in disordine.

[417.] Lo Statuto di Firenze era stato compilato la prima volta nel 1353 da Tommaso da Gubbio, e divenne quasi comune a tutta la Toscana, eccetto il Senese: talchè la repubblica ne commise una nuova redazione a Paolo di Castro nel 1415. Era talmente accreditato, che, giusta il Gravina, veniva chiamato speculum et lucerna juris, virtus juris, dux universorum, robur veritatis, auriga optimus, Apollo Pythius, Apollinis oraculum, etc.

[418.] Di questa venuta di Cosimo a Roma fa cenno anche il De Thou, Historiæ XXVI, sez. 16, dicendo: Fluctuanti (Pio IV p.p.) et de alia quavis re potius quam de munere pastorali sollicito, supervenit Cosmus... perhonorificeque exceptus, ac deinde ad colloquium privatum admissus, rationibus suis pervicit ut Concilium indiceretur. Il Lagomarsino inveisce contro questo passo (Comm. alle ep. del Poggiano. Tom. II, pag. 154).

[419.] N. CCIC del Carteggio di papi e cardinali nell'Archivio di Stato a Firenze.

[420.] Già riferimmo nel Discorso XXXI, nota 15, alcun che delle relazioni fiorentine sopra il Concilio di Trento. Singolarmente notevoli sono le corrispondenze di Bernardo Daretti nel 1546, di Pier Francesco del Riccio nei numeri 47 e 48 del Carteggio universale nell'Archivio di Stato. Ambasciadore pel duca al Concilio era Giovanni Strozzi, poi Jacobo Guida vescovo di Penna. Del primo (al nº 4011) leggiam questa lettera del 1555 15 marzo al granduca:

«Essendo occorse più volte quistioni fra servidori, come spesso accade dove sono tante persone e di così diverse condizioni, e andatisi a poco a poco ampliando e facendosi interesse di nazioni subito che duoi s'affrontavano, del che qui si dà la colpa maggiore alli Spagnuoli, parendo che sieno vaghi di far quadriglie, venerdì alquanti di loro vennero alle mani con certi Italiani, e chiamando ciascheduno la sua nazione, crebbe la zuffa con molti feriti et alcuni morti, di sorte che il capitano della terra fece sonare a martello, e levato in arme il popolo, quietò il tumulto, et ha ordinato certe guardie per ovviare a simile scandalo».