«Da Roma 26 agosto 1552.

«Il cardinale Farnese».

Archivio Mediceo, cartella 3717.

[431.] In Santa Maria Maggiore a Firenze, nella nave a mezzodì, è la cappella dei Carnesecchi, collo stemma, che consiste in tre liste d'oro con sotto un ròcco pur d'oro; e da una parte l'arma de' Capponi, dall'altra quella de' Velluti per due dame entrate in quella casa. Anche la cappella della Comunione nella nave a tramontana fu fondata da Bernardo Carnesecchi nel 1449, oltre un'altra cappella pure dei Carnesecchi: e vi sono sparse qua e là molte lapidi de' Carnesecchi.

Le corrispondenze del Carnesecchi col Grannela sono nei manuscritti della Magliabecchiana, Classe VIII, 51: e così le lettere al Vergerio del 1534, in risposta a quelle che son nella Vaticana, Nuntiatura Germaniæ. Vol. IV.

[432.] «Ho inteso per lettere di M. Marcantonio Flaminio, che v. s. ha avuto una febbre acutissima, la quale l'ha condotta appresso alla morte, e che ancora non è fuor del letto benchè sia fuor del pericolo. Ne ho sentito, come debbo, gravissimo dispiacere: e considerando fra me stesso, come v. s. è in ogni cosa temperatissima, e con quanto regolato ordine di vivere si governi, non so trovare altra causa delle tante infermità sue, se non che è di troppo nobile complessione, il che ben dimostra l'animo suo divino. Dovrìa Iddio, come i Romani conservavano quella statua, che cadde loro dal cielo, così conservar la vita di v. s. per benefizio di molti: e lo farà, acciocchè così per tempo non s'estingua in terra uno dei primi lumi della virtù di Toscana. Vostra signoria dunque col presidio di Dio attenda a ristorarsi e vivere con quell'allegria, con che soleva, quando eravamo in Napoli. Così ci fossimo ora con la felice compagnia! E mi par ora di vederla con un intimo affetto sospirar quel paese, e spesse volte ricordar Chiaja col bel Posilippo. Monsignore, confessiamo pure il vero, Firenze è tutta bella, e dentro e fuori, non si può negare; nondimeno quell'amenità di Napoli, quel sito, quelle rive, quell'eterna primavera mostrano un più alto grado di eccellenza, e là pare che la natura signoreggi con imperio, e nel signoreggiare tutta da ogni parte piacevolissimamente s'allegri e rida. Ora se vostra signoria fosse alle finestre della torre da noi tanto lodata, quando ella volgesse la vista d'ogn'intorno per quei lieti giardini, o la stendesse per lo spazioso seno di quel ridente mare, mille vitali spiriti se le multiplicherebbono intorno al cuore. Mi ricordo che innanzi la partita sua, V. S. più volte disse di volerci tornare, e mi ci invitò più volte. Piacesse a Dio, che ci tornassimo: benchè, pensando dall'altra parte, dove anderemo noi, poichè il signor Valdes è morto? È stata questa certo una gran perdita ed a noi ed al mondo, perchè il signor Valdes era uno de' rari uomini d'Europa, e quei scritti ch'egli ha lasciato sopra l'Epistole di san Paolo, ed i Salmi di David, ne faranno pienissima fede. Era senza dubbio nei fatti, nelle parole, ed in tutti i suoi consigli un compiuto uomo. Reggeva con una particella dell'animo il corpo suo debole e magro; con la maggior parte poi, e col puro intelletto, quasi come fuori del corpo, stava sempre sollevato alla contemplazione della verità e delle cose divine. Mi condoglio con messer Marcantonio, perchè egli più ch'ogni altro l'amava ed ammirava. A me par, signore, quando tanti beni, e tante lettere e virtù sono unite in un animo, che faccian guerra al corpo, e cerchino, quanto più tosto possono, di salire insieme con l'animo alla stanza, ond'egli è sceso: però a me non incresce averne poche, perchè dubiterei qualche volta, che non s'ammutinassero, e mi lasciassero in terra come un goffo, vorrei vivere, se io potessi: così esorto V. S. che faccia: le bacio la mano. Nostro Signore le dia quella prosperità di vita ch'ella desidera».

[433.] Bisogna intendere Andrea, non Filippo, che non fu in Francia.

[434.] Carteggio universale, filza 2972.

[435.] Una lettera di Angelo Cajazzi teatino denunziava al papa, come eretico Giambattista Veneto, proposto generale della sua congregazione. Carteggio di Cosimo 199.

[436.] VIII del Carteggio di Cosimo.