12, 19 e 21 settembre. «Gli si diedero altre dilazioni, se mai volesse ravvedersi, ma egli stette duro: invano gli parlò il cardinale Paceco».

[446.] «Al supplizio andò tutto attillato, con la camicia bianca, con un par di guanti nuovi e una pezzuola bianca in mano. Piaccia a Dio averlo compunto in quel punto di morte, perchè per prima non si era partito dalla sua prava opinione». Serristori.

[447.] Carteggio di Roma, appendice, filza XXVI. Nella XXXVI della legazione di Roma vi sono diligenze affinchè resti proibita la storia di Michele Bruto, scritta, dicesi, a istanza d'alcuni mercanti fiorentini a Lione: l'autore si esibì a modificarla nelle parti che ledono la casa Medici: ma essendo egli eretico, non si volle intraprenderne il trattato.

Nella filza LIII è un'istanza del granduca perchè le opere di Nicolò Machiavello vengano levate dall'Indice, facendone un'edizione espurgata.

[448.] Io non trovai alcuno che avesse veduto questo libro, e non conosco alcun'opera di Calvino con questo titolo. Ben so che il Domenichi, al fin della sua vita, tradusse «La spada della fede per difesa della Chiesa cristiana contro i nemici della verità, cavata dalle sacre scritture, per frate Nicolò Granier» (Venezia 1565).

[449.] Da un Giunti fiorentino, stabilitosi a Troyes in Sciampagna, nacque nel 1540 Pietro De Larivey, il primo che scrivesse commedie in Francia; e nella ristampa fatta il 1855 si attesta l'efficacia di lui sopra il teatro francese, specialmente sopra Moliére, e si mostra quanto abbia tratto da' nostri. Tradusse pure le Notti facete dello Strapparola.

[450.] È poc'altro che una revisione di quella del Bruccioli la Bibbia novamente tradotta da la hebraica verità in lingua toscana, per maestro Santi Marmochino fiorentino, dell'ordine de' Predicatori (Venezia, Giunti 1538 e 46). Anche Filippo Rustici, lucchese apostata, a Ginevra fece o rivide una versione della Bibbia sopra i volgarizzamenti del Vatable, del Pagnini, del Bruccioli. Solo da una lettera dell'Aretino al Dolce, novembre 1545, raccolgo che questi traducesse o illustrasse la Bibbia, scrivendogli esso: «Sì che seguitate pure la incominciata Bibbia, avvegnachè il fattor sommo vi aprirà i di lei secreti, così nel fine come nel mezzo».

[451.] Il Bruccioli scrive a Cosimo I.

«Ill. ed Ecc. Duca, Ho, poche ore sono, avuta una di v. e., ed inteso il contenuto, non poco mi dolgo della malignità degli uomini, che sono sempre pronti a riferir male e far poco bene, come mi pare che qualche maligna anima abbia fatto a v. e. di me pure. Bisognando far altro che dolersi, dico il caso mio esser passato in questa forma, che qua è pena cinquanta ducati d'oro chi stampa cose senza licenzia, e due anni bando di Venezia. Ora essendo io andato fuor della terra, uno mio, che è sopra la stamperia, prese a stampare senza chieder la licenzia, una opera sospetta. La qual cosa saputa, furono tolti tutti i libri d'essa opera, non mia composizione e che non era in Venezia, ed arsi; e così caddi nella pena per la colpa d'altri: dipoi intesa bene la cosa, hanno levato il bando di due anni, ma che io debba pagare detti denari, che se ne vanno in ducati settanta: e che non sia stato per mia composizione o openione di eresia ne mando la fede a v. e. sigillata dal padre inquisitore, che si trovò a tutta la causa, e se non che i danari sono destinati a luoghi pii, avevo la grazia. Ancora di quegli delle opere mie ove sia il mio nome non è stata mossa, nè tocca, nè dannata alcuna, come ne può far fede ancora il segretario di v. e., al quale le ho mostrate, e chiarito che si vendono per tutti li librari. E se io fossi stato notato d'eresia, non potrei stare, non che in Venezia, neancora nel dominio, e tutte le mie opere sariano dannate, che non è dannata alcuna, ma approvatissime; nè è qua gentilomo a chi non sia doluto di tal disgrazia, che mi è stata di gran danno..... nè mai ho trovato uomo, per frate che sia, che abbia avuto ardire alla mia presenza di mettervi bocca.... È se nessuno è nello Stato di v. e. che abbia ardire di dannare cosa alcuna ne' miei libri della Scrittura sacra, sono parato sempre a mostrar che non sa che cosa sia Scrittura sacra nè pietà cristiana, e che è uomo maligno et ignorante, o voglia con li scritti, o voglia con la presenzia trattar la cosa davanti a v. e.

«Circa a scrivere a v. e. avvisi utili alla conservazione del suo Stato, al presente per il poco tempo che io ho da scrivere, non posso soddisfare, come farò per l'avvenire.... (qui dà alcuni avvisi e finisce col baciar le signorili mani).