S'ha un'epistola della venerabile vedova Brigida, donna che fu di Nicola Baldinotti di Pistoja, mandata alle religiose donne dell'ospitale di Santa Maria Nuova di Firenze, che trovasi in molti manoscritti del 400, ove fra altro dice:
«O quanto inestimabile e soave giubilo gusterebbi se, governando le sordide piaghe degl'infermi, penserete che Cristo Gesù volle essere tutto piagato per le nostre colpe! Questa ismisurata dolcezza sentì la beata Caterina da Siena, che governando una leprosa, e parendole che la sensualità un poco le contraddicesse, assalita dalla fiamma in superno amore, non tanto con le mani la lavò, ma ponendovi su la bocca, la leccò. O preziosa e pietosa commutazione dello eccelso Dio, che per la puzzolenta piaga della creatura volle ch'ella ponesse la bocca al suo santo costato, ecc.».
Un atto simile della contessa Arconati è lodato dal Manzoni nella Morale Cattolica.
[477.] Sadoleti Ep. 25, lib. V.
[478.] Il Lazari trovò venticinque lettere di Aonio Paleario nella biblioteca de' Gesuiti. A. Palearii Miscellaneorum ex mss. lib. bibliothecæ collegii romani. Roma 1757. E vedi Jon. Gurlitt, Leben des A. Palearius. Amburgo 1805; The Life and Times of Aonio Paleario, or a history of the italian reformers in the sixteenth century: illustrated by original letters and unedited documents. London 1860, due volumi, della signora Young.
[479.] Moriar si me non angunt putidissimæ interpretationes meæ sive græcæ sive latinæ. Semper judicavi sordidum et obscurum iis, quorum ingenio aliquid fieri potest illustrius, si interpretandis scriptis aliorum humiles ac demissi quasi servitia ancillentur. Sed cum mihi res domi esset angusta, uxor lauta, liberi splendidi, et propterea magnos sumptus facerem, mancipavi prope me studiis iis a quibus semper abhorrui. Epist. 4, libri IV.
[480.] Il Melzi, nel Dizionario di opere anonime e pseudonime (Milano 1859) dice che «il solo scrittore che in due secoli abbia veduto questo rarissimo libro fu il Reiderer. Non v'ha dubbio che ne sia autore il famoso ed infelice Aonio Paleario, ecc.».
La traduzione latina si crede di Francesco Pucci.
[481.] Oratio III pro se ipso ad patres conscriptos reip. senensis.