Ni mihi spem Christus faceret; quem vita secuta est,
Non possem abrupto vivere conjugio.
Ille mihi te olim redituram in luminis oras
Pollicitus, dulci pascit amore animum.
Interea Aonium venientem cursibus ad te
Expecta campis, uxor, in Elisiis.
[483.] Quoniam mei testimonii similitudinem non in verborum volubilitate sed in re ipsa positam arbitror, missa nunc faciam dicendi ornamenta, quæ in alia causa fortasse me delectassent; in ea quæ Christi est, qui istis adjumentis non eget, minime delectant. Quod eo facio libentius ne quis putet me gloriæ umbram quærere, aut aliud quid præter gloriam Christi, qui per apostolum monet ne quis nos fallat sublimitate orationis. Tenue itaque atque humile dicendi genus sequar, et libenter profecto lingua vulgari et patria de his agerem, quominus viderentur hæc elaborata et inquisita industria, nisi apud eos sermo esset, quorum nonnulli italice nesciunt, latine omnes sciunt, etc.
La tradusse in italiano (Torino 1861) L. Desanctis, ma volle «mitigare alquanto quello stile aspro e qualche volta ingiurioso, che non si affà più alla civiltà de' nostri tempi», che ognun sa quanto siano parchi in fatto d'ingiurie.
[484.] Ap. Schoelhorn.
[485.] Vedi la memoria pubblicata nello Schoelhorn, come pure le lettere seguenti del 3 e 5 luglio 1570. Erra dunque il Laderchi facendolo morto il 1 ottobre 1569: era stato arrestato nel 1568.
[486.] Il Paleario ebbe sette figliuoli, di cui alla sua morte viveano due maschi e tre ragazze. Aspasia era stata, nel 1557, maritata a Fulvio della Rena con 1200 fiorini di dote; Aonilla stava nel convento di Santa Caterina a Colle; Sofonisba avea sposato Claudio Porzj, e forse era morta: la sorellina di cui fa cenno pare si chiamasse Aganippe. Di Fedro Paleario leggiamo in un manoscritto della biblioteca di Siena, ch'ebbe una figlia Sofonisba, bella come il sole, e che venuta a Firenze, il granduca ne fu così incantato, che la fece educare e le procurò buon collocamento.
[487.] Del Paleario, nella Biblioteca di Siena vedemmo tre lettere autografe (Miscellanee, B, X, 8); due son le stampate, dirette alla moglie e a Lampridio e Fedro figliuoli: una da Lucca a «Niccolò Savolini scuolare a Pisa», del 9 novembre 1552, ove si firma «come padre Aonio Paleario», e gli scrive d'aver parlato col vescovo per farlo ordinar prete. Non ci pare importi pubblicarla. Nel codice II. X, 15, di Miscela poetica, a c. 64, vi sono «Rime varie alle sacre e sante ombre del Bongino» con una prefazione di Aonio Paleario «alla molto magnifica et virtuosa madonna Aurelia Bellanti conmadre osservandissima». Fra le molte rime vi ha due canzoni e tre sonetti del Paleario.
Ivi pure esistono (Miscell. C. VII, 12) «Memorie per servire alla vita di Aonio Paleario, raccolte da Carli Girolamo, e dirette ad Antonio Compagnoni». Fra queste è copia di una lettera di esso Paleario al cardinale Cervini, che poi fu papa: e benchè di poca entità, la trascriviamo:
«Monsignor reverendissimo et osservandissimo signor mio; Ho havuta la cortesissima di vostra signoria reverendissima, nè altro aspettavo da lei che cortesia et gentilezza, quæ cum ætate et dignitate accrevit simul. In quanto a quello mi dice, che bisogna espedire in evidentem utilitatem, nè io le harei chiesto altrimente, anzi, se vale V fiorini il stajo della terra, darne VII; se VII dieci; sì perchè sono cose di chiese, sì per l'onor di vostra signoria reverendissima, che lo prepongo al mio utile di gran lunga. Potrassi investire in tant'altra terra, che si vende contigua al podere di Corie, di un certo Cecchino collegiano, molto più vicina et commoda alle cose di detto podere, non mancherà il rinvestire con utile et commodo dell'abbadia.
«Ringratio la signoria vostra reverendissima dell'espeditione che mi promette gratis, sarà tra li altri infiniti obblighi che le tengo. Che Dio et padre del signor nostro Gesù Cristo la mi preservi sopra la vita mia.