«L'orazione è un'elevazione di spirito parlante con Dio; è un desiderio veemente della gloria sua e della salute dell'anima. È una considerazione affettuosa della potenza, bontà, grandezza, giustizia e misericordia di Dio. È una relazione di grazie di tutti i benefizj che da lui riceviamo, non per li nostri meriti, ma per la sua bontà: è una confessione della giustizia sua e della ingiustizia nostra, rallegrandoci di quella e contristandoci di questa. Puossi domandare la salute dell'anima, e di evitare i mali spirituali: debbe esser fatta con ardente fede, talmente che non si dubiti di avere a conseguire le petizioni; debbe essere sincera e secreta nella camera del cuor suo; breve, senza circumlocuzioni e con semplici parole. Richiede l'orazione sopra tutte le cose la quiete della mente, e la separazione dei pensieri da ogni cosa terrena, et in Dio porre tutto l'affetto.

«L'orazione dunque che sarà fatta in questi modi, può esser certo il fedele che sarà esaudita, come brevemente per le scritture potremo vedere».

[490.] Filza 4015.

[491.] Nella lista de' libri proibiti, unita a quel decreto, son nominati Ochinus, De confessione. Vita nuova. Quædam simplex declaratio Petri Martyris Vermilii flor. Et libri dicti P. Martyris et B. Ochini post eorum lapsum ab unitate sanctæ matris Ecclesiæ.

[492.] Suo processo, costituto del 3 settembre 1546. Si sa che, ultimamente, si volle far del Burlamacchi il primo martire dell'unità d'Italia e dell'ostilità al papa. Il processo stampatone or dianzi subì mutilazioni in questo senso, siccome provasi dall'ispezione dell'originale. P. E. in esso processo, posto in appendice alle storie del Tommasi nell'Archivio Storico, dopo le parole, a pag. 157, per riformar la Chiesa... con levarli l'entrate, nell'originale si legge, lassandole godere a quelli che l'havevano adesso et doppo la morte loro l'applicasse o al pubblico, o a soventione dei poveri, segondo che li fusse parso meglio. E nella pagina stessa, dopo le parole non desideravano altro... si legge: Et l'harebbe esortato a pigliare la via di Roma, et con l'ajuto di detti Alamanni et della Toscana, a farsi imperatore di Roma, parendoli che sia male si domandi imperatore de' Romani, et che non li comandi. Et che questo facilmente li sarebbe riuscito con il soprascripto ajuto et con havere lì vicino il reame di Napoli, et della parte di Roma. Et che poi che non è piaciuto a Dio che seguì per questa via, non li doverà mancare modo che segui per altra. (R. Archivio lucchese; Cause delegate, filza N. 11). Di ciò il Minutoli non fa cenno, mal convenendo al martire dell'unità italiana il voler consegnare la patria all'imperator tedesco.

[493.] Di questi fatti si occuparono tutti gli storici moderni di Lucca e più specialmente il Mazzarosa, non però così che molte cose non ignorassero od ommettessero. Al valente giovane Giovanni Sforza, che si tolse la briga di cercare per noi quel ricco archivio, dobbiamo questi appunti cavati dalle Storie di Lucca di Giuseppe Civitali, cittadino lucchese, manuscritto.

«...... Il cardinal Guidiccioni con sue amorevoli lettere come affezionato alla patria ammonì la città di Lucca che, appresso la santità di n. s. e di tutta la Corte era tenuta luterana et eretica, e però esortava a desistere da quell'opinione caso che vi fosse inclinata, et a vivere da cattolici e buoni cristiani come sempre sono stati i Lucchesi, et in questo modo veniva scritto da più persone a particolari cittadini, in modo che per purgare questa infamia risolsero di mandare ambasciatore al papa, che fu per ciò eletto Nicolao Guidiccioni. Et essendosi diminuite le visite che solevano già fare gli anziani nelle solennità di alcuni santi, i corpi dei quali sono in Lucca in più chiese, furono riassunte e per publico decreto ordinato che nelle feste loro gli anziani fossero tenuti di andare ad onorarle; e di più avendo scritto il detto cardinale d'ordine del papa, che fosse ritenuto il vicario dei frati di Sant'Agostino, esso vicario si mise prigione in palazzo, e perchè da alcuni suoi amici fu ajutato fuggire, il magnifico consiglio ne fece gran dimostrazione, onde per ciò Vincenzo Castrucci fu bandito, Francesco Cattani privato d'offizj d'onore per dieci anni, Stefano Trenta, Girolamo Liena e Bernardino Macchi in pena pecuniaria furono multati» (Libro IV della parte VI).

Anno 1543. «Ordinarono per osservanza de' precetti di santa Chiesa che, essendo di quaresima, non si potessero vender carni in quel tempo». (Libro V, parte VI).

Anno 1545 «..... Moltiplicando in Italia i Luterani, disputandone apertamente fino agli artieri idioti et ignoranti di lettere, il quale abuso era venuto non meno in Lucca che negli altri luoghi, con disonore della santa Chiesa cattolica romana, e ciò dispiacendo invero agli uomini savj e cittadini del Governo massime in generale, con tutto che vi fosse ancora qualcheduno dei grandi macchiato di quest'errore, si fece per tal conto una fortissima e severa legge contro di coloro che temerariamente ardissero di parlare, disputare e contendere di tali cose, e che tutti i libri proibiti e sospetti alla santa Chiesa si dovessero togliere e sopra di questo si fece un offizio di autorità per longo tempo di tre qualificati cittadini, cioè: Baldassar Montecatini, Bartolomeo Cenami e Giovanni Bernardini». (Ivi).

Anno 1549 «..... Fecero i padri del senato una legge in favore della religione, ancora che altre prima ne avessero fatte, desiderando sopra ogni altra cose che si vivesse col timor di Dio, in grazia della cesarea maestà e della santa sede romana; e per tal conto Jacopo Arnolfini fu ambasciatore a papa Paolo III acciocchè fosse fatto capace della buona fede e religione nostra». (Ivi).