Questo Alfonso e le sorelle Leonora e Lucrezia rimasero celebri nelle avventure di Torquato Tasso. All'altra figlia Anna, stata educata da Giovanni Sinapio suddetto, la Renata, per eccitarne l'emulazione, avea messo compagna Olimpia Morata. Dai colloquj, poi dalle lettere di questa attinse idee libere, che non abbandonò sebbene sposata al duca di Guisa, caporione del partito cattolico in Francia: e lo storico De Thou assicura ch'essa non cessava d'esortar la regina Caterina a risparmiare i rigori contro gli Ugonotti. Ad essa il Brucioli dedicava la traduzione della Bibbia con una prefazione di ventidue pagine.

Dicono che esso duca di Guisa minacciasse di assalire coll'armi il castello di Montargis, perchè sua suocera vi ricettava Ugonotti, e che la Renata rispondesse all'araldo: «Avvisa il tuo padrone che io stessa monterò sulla torre, e vedrò se ardisce assalir una figlia di re; del che e cielo e terra vorrebber vendetta su lui e su tutta la sua stirpe fin ai bambini in cuna».

Ma allorquando egli fu assassinato dal fanatico Poltrot davanti ad Orleans, e i predicanti dal pulpito ne esprimevano esultanza, la duchessa, ricordandosi ch'era suo genero, mosse di ciò doglianza con Calvino, il quale rispondendo non riprova l'assassinio, fatto a nome della religione. Si le mal fâchait à tous les gens de bien, monsigneur de Guise, qui avait allumé le flambeau, ne pouvait pas être épargné. Et de moi combien j'ai toujours prié Dieu de lui faire merci, si est ce que j'ai souvent désiré que Dieu mît la main sur lui pour en delivrer son Eglise, s'il ne le voulait convertir... Cependant de le damner c'est aller trop avant, si non qu'on eût certaine marque et infaillible de sa réprobation[85].

Vuolsi che la Renata tenesse mano alla congiura dei Fiesco in Genova, per dar prevalenza alla Francia sopra l'Austria in Italia. Morì il 2 luglio 1575, dopo veduta la ruina della Casa d'Este, l'assassinio di suo genero per opera de' Protestanti, e quello de' Protestanti per opera de' Cattolici. Tai frutti si raccolgono dal seminar zizania nella cristianità.

Di Ferrara fu pure Emanuele Tremelli, che per cura del poeta Flaminio e del cardinale Polo convertitosi dal giudaismo, non tardò a sorbire le opinioni protestanti in patria e a Lucca; e per non ripudiarle, passò con Pietro Martire Vermiglio a Strasburgo, indi in Inghilterra insegnò ebraico ad Eidelberga, a Metz, a Sedan dove morì, lasciando varie opere e la versione latina della Bibbia siriaca, e quella del Testamento Vecchio sopra il testo ebraico.

Una Caterina Copa di Ferrara, ita a Ginevra a trovare suo figlio fuoruscito, disapprovò il supplizio inflittovi da Calvino a Serveto; per lo che fu condannata a gridar misericordia a Dio, e bandita con ordine di partire entro ventiquattro ore, pena la testa.

Parrebbe a credere che Ferrara rimanesse purgata dall'eresia, perocchè nell'archivio estense trovasi una quantità di lettere scritte al duca da san Carlo, da sant'Ignazio, da san Francesco Borgia, ove lodano la sua pietà, parlano dell'introduzione di Gesuiti in quella città; frà Ghislieri, che poi fu Pio V, gli chiede l'arresto di qualche cattivo prete, di giudei seduttori, di marani, non mai di Luterani.

Pure il 23 maggio 1551, don Giorgio Siculo, dotto uomo, vi fu appiccato a una finestra, dicono senza forma di processo; l'anno appunto che il sant'Uffizio v'era stato posto, e introdotti i Gesuiti. Nel carteggio del residente toscano a Venezia nel 1565 trovo che in questa città morì l'ambasciadore di Ferrara, e si scoperse ugonotto. Il Frizzi racconta che nel 1568 l'Inquisizione arrestò sedici persone, fra cui più d'un medico e d'un ecclesiastico, avviluppati negli errori de' Giorgiani, de' Monoteliti ed altri, e parte furono condannati al remo, parte al taglio della testa; il nome di questi appare da un documento, testè pubblicato dal Cittadella.

Poi nella corrispondenza del Bullinger occorre una lettera di Tobia Eglino, che da Coira il 12 gennajo 1571 gli racconta un orribile tremuoto, e che il ministro di Sils nell'Engaddina superiore, italiano, gli assicurò che il cavaliere Salis avea ricevuto lettera, qualmente l'inquisitore di Ferrara avesse chiusi in luogo angusto quindici monaci, sospetti di luteranismo, e soffogatili col fumo. Infierendo poi il tremuoto, aver egli detto al duca che tali disastri derivavano dal non castigarsi abbastanza gli eretici: e il duca aver risposto che egli veramente era causa di tali castighi, e non perchè operasse moderato, bensì perchè avea versato sangue. Da qui gravi sospetti contro il duca, talchè il papa l'invitò a dichiarare di qual religione si tenesse.

Fulvio Pellegrino Morato, nativo di Mantova e professore di belle lettere a Ferrara, stampò un Rimario di tutte le cadentie di Dante e Petrarca (1528), e un'esposizione del Pater noster (1526). Sospetto d'avere scritto un libro di opinioni eterodosse, fu obbligato allontanarsi da Ferrara (1533); e stette professore a Vicenza e a Cesena col nome di Fulvio, sinchè, intercedente il Calcagnini, fu ricevuto di nuovo a Ferrara (1539).