Un'altra al cardinale Contarino, tutta versa sulla similitudine fra il corpo umano e il corpo della Chiesa, per conchiudere che tutti i membri si dovrebbero amar fra loro, mentre poca carità vi è, e molta ipocrisia. «Credo che vostra signoria reverendissima, che è tutto il mio bene, e conosce tutti i miei pensieri, mi intenda di cui parlo, se ben parlo quasi in enigma per questa volta. Faccia Dio ch'io abbi tanta pazienza onde io taccia, e non mi ponghi a dolere con più chiare e più alte parole che queste non sono».

E scrivendo a Camilla Valenti di Mantova, la loda d'essersi messa a studiare il latino per leggere le sante scritture. Al tempo stesso loda Ottonello Vida d'essersela presa contro un di Lubiana che predicava il luteranismo, e soggiunge: «Vi dico con gran dolore che, dappertutto dove vado, vi è molta di quella merce sassonica, con tuttochè si abbi in molti luoghi usata gran severità di fuochi per consumarla; ed insomma le cose in ogni luogo vanno peggiorando». Donde possiam indurre una lunga lotta fra le inclinazioni e le convenienze; pure riuscì a trar nelle sue opinioni anche il fratello Giambattista vescovo di Pola.

Nunzio papale presso la signoria veneta era venuto nell'agosto 1544 il famoso monsignor Giovanni Della Casa, eletto quell'anno arcivescovo di Benevento, e che pure nel 1547 non aveva ancor ricevuto gli ordini minori. Particolarità caratteristica de' tempi, come l'aver egli scritto quell'osceno capitolo sul Forno, egli prelato, egli autor del Galateo[96]. Denunziatogli il Vergerio, esso il citò a Venezia, ma quegli protestò non dovere un vescovo esser giudicato da un vescovo, ed appellò al Concilio: seguitando intanto a predicare in modo, che il dotto Egnazio, il quale l'ospitava in Venezia, lo mandò via di casa.

Ai 17 dicembre 1545, il Casa scrive al suo padrone cardinale Farnese:

«Sentendo io che il vescovo di Capodistria non solo ardeva di stare in questo dominio, ma anco seguitava le sue pazzie, non mi è parso di tollerarglielo, ed ho mandato un notaro a Brescia che gli presenti il monitorio che vostra signoria reverendissima mi mandò già. Il qual notaro non è ancora tornato. Io non mancherò di seguitar nella difesa della giurisdizione e di ovviare alle eresie come ho fatto fin qui, se vostra signoria reverendissima non mi comanda altrimenti».

Ai 13 novembre 1546 al cardinale camerlingo Sforza:

«Quanto al memoriale che vostra signoria reverendissima mi ha mandato di messer Ambrosio Luscho di Capodistria contra del vescovo Vergerio, me ne ho voluto diligentemente informare dal mio auditore, e in somma trovo che tutte le imputazioni contenute in esso sono materie vecchie e specificate nella inquisizione e processo formato contro di lui, ed in gran parte ancora fondate sopra le attestazioni ben triplicate di questo buon dottore: il qual, per aver fatto di continuo in questa causa non manco l'uffizio dell'instigatore che di testimonio, per queste e altre cause, come nel processo si potrà vedere, consterà chiaramente quanta fede se gli debba prestare. E per tal rispetto, attenendomi alla avvertenza, che per la sua parte mi dà vostra signoria illustrissima, mi son ritenuto di ricercare la retenzion sua, e massime perchè in ogni caso saria oltremodo difficile d'ottenerla, e in ciò senza dubbio ne bisognerebbe appresso questi signori il caldo di sua santità. Imperò non avendo lui, da poi che s'è incominciato il processo, innovato altro, in questa parte senza nuova commessione non passerò più oltra. E perchè la possi ancor vedere in che stato si ritrovi il processo, e di ciò informarne sua santità, ne le mando con questa una breve informazione, non lasciando d'avvertirla che, se si ha da procedere secondo il tenor del Breve e commissione apostolica, per la quale n'è commesso qui il formar del processo usque ad sententiam enclusive, facilmente potria correr tempo assai prima che sia in essere di poterlo mandare costì, perchè il vescovo, tuttavolta che voglia domandare la pubblicazione degli esami fatti a offesa e difesa, con le sue convenienti dilazioni e altre osservanze quae sunt de processu, et praecedere debent sententiam, non se li potran denegare; onde che per tal modo questa espedizione anderia in longo, e forse con più satisfazion del vescovo che del papa. Però vostra signoria reverendissima, parendole, sarà contenta parlarne con sua santità, acciocchè possi deliberare, e darne modo di abbreviare questa espedizione, non obstante tenore commissionis prædictæ, come saria che per Breve o per lettere mi commettesse che io fra quindici o venti giorni dovessi mandar costì questo processo in quo statu reperitur, e inoltra fare un monitorio al vescovo, che infra certo termine perentorio, si dovesse personalmente presentare ai piedi di sua santità, ad effetto che si possi espedire la sua causa, mediante justizia sub pœnis confessi criminis hæreticæ pravitatis et privationis, ecc., avvertendo però vostra signoria reverendissima che io tengo per certo che il vescovo non sia per venire a nessuna via a Roma».

E in poscritta del 21 maggio al cardinale Farnese: «Io mi sforzerò di mandare il processo del vescovo di Capodistria con questo altro corriere: e a sua signoria ho detto che, per finire il suo travaglio, non è modo più breve che la venuta sua a Roma. Eccolo assicurato, dandogli la fede mia etiam nomine proprio, che delle maldicenze non si terrà conto, nè se ne farà menzione, e insieme gli ho offerto il viatico del mio, pigliando occasione da alcune raccomandazioni che mi son state fatte di questa causa. Egli si raccomanda molto efficacemente e con molta sommessione, e supplica che, avanti che sia costretto a venire, si faccia dare un'occhiata al processo, che spera che la sua innocenza apparirà così bene etiam primo aspectu, che esso potrà soprassedere di questo disagio di venire a Roma, e non è possibile che io lo levi di questo, ecc.».

Anche il papa insisteva per aver sottocchi il processo del Vergerio, ma il Casa esortava il cardinale Farnese ad impedirlo, «perchè in questo processo è una parte che contiene maldicenza, e specialmente un particolare di quella calunnia che fu data al duca di Castro sopra il vescovo di Fano: per la qual particolarità, quand'io mandai a vostra signoria reverendissima il detto processo ne levai la parte della maldicenza; acciocchè Nostro Signore non avesse a sentire questa calunnia, se forse non l'ha sentita fin qui».

A questo modo s'ingannano i grandi!