Nel febbrajo del 1538, in casa del fisico Machella tenevasi un banchetto da nozze, quando si presentano tre trombetti sonando come allorchè s'ha da pubblicare le gride: e due maschere, montate sopra una credenza, leggono e commentano una carta piena di vituperj contro esso padre Serafino, per aver dichiarato ereticale un libro, che dodici letterati di Modena erano pronti a difendere; intanto dicevan ingiurie a donne devote de' frati, e massime alla signora Lucrezia, la quale pensava introdur la setta della contessa di Guastalla della perfezione, cioè un ricovero di matrone dedite alla pietà, come le signore della Guastalla, istituite da quella contessa a Milano.

Si scoprì che i mascherati erano Antonio Bendinelli lucchese[137], tagliacantone ch'era stato soldato sotto agli Strozzi e al Valori, poi venuto pitoccando a Lucca, vi s'era posto maestro di leggere, indi di grammatica: egli e un altro maestro furono arrestati, ma presto dimessi perchè que' bandi non infamavano alcuno. Essendo però frà Serafino tornato l'anno dietro a predicare, trovò sconciamente insozzato il pergamo[138].

Di rimpatto si applaudiva a chi paresse nelle prediche favorire le sentenze nuove, come frà Antonio della Catellina minor conventuale nel 1539, che fu vantato per non so quali proposizioni: del che sbigottito, egli ne fece solenne ritrattazione. Paolo Ricci siciliano, minor conventuale e maestro di teologia in Napoli, deposto l'abito e abbracciate molte credenze nuove, le annunziava sotto il nome di Lisia Fileno. Venuto a Modena nel 1540, tolse a spiegare le epistole di san Paolo nel senso nuovo. Accorreasi in folla a udirlo, e non solo ne' dotti ma fin nel vulgo entrò il farnetico, di disputare sulla fede nelle case, nelle botteghe, nelle chiese, allegando a casaccio san Paolo, san Matteo, san Giovanni e altri dottori che mai costoro non aveano veduti. Il duca di Modena fece arrestare il Fileno, e quantunque l'accademia ne assumesse il patrocinio, fu condotto a Ferrara, ivi processato e costretto a ritrattarsi. Nella cronaca manoscritta di Alessandro Tassoni il vecchio, vissuto dal 1488 al 1562, leggiamo al 1540:

Eodem anno venit quidam Philenus in civitate Mutinæ, et multi Mutinenses receperunt eum libenter, tamquam hominem literatum et doctum in sanctis scripturis. Et cœpit legere æpistolas Pauli, et docere sanctam scripturam occulte, idest solum eis quos sciebat esse suos fautores, quia erat hereticus: et in civitate Mutinæ erant multi sequentes suas opiniones etiam antequam venisset. Sed postquam venit, auctus est numerus: et primi confirmati ab ipso sunt. Et non solum ubicumque homines cujuscumque conditionis docti et indocti et ignari literarum, sed et mulieres, ubicumque occasio dabatur, in plateis, in apothecis, in ecclesiis de fide et lege Christi disputabant; et omnes promiscue sacras scripturas lacerabant allegantes Paulum, Mattheum, Joannem, Apocalipsim, et omnes doctores quos numquam viderant. Et cum dictus zizaniæ seminator esset in villa Stagiæ cum aliquibus civibus Mutinæ suæ sectæ, captus fuit a stipendiariis ducis Herculis Estensis, et missus in carcere in Castro Mutinæ ad istantiam Inquisitionis patrum sancti Dominici. Et sic examinatus pluries, tandem quadam nocte duxerunt eum Ferrariam, et illic diligenter inquisitus et examinatus, tandem retractavit omnes opiniones hereticas, subdens se Ecclesiæ catholicæ, et condemnatus fuit ad perpetuos carceres pro pœnitentia. Nec per hoc Mutinenses sequaces harum hæresum sunt conversi. Sed in sua obstinatione permanserunt, sed non omnes. Verum est quod, propter metum, aliquantulum abstinuerunt se colloquiis et disputationibus publicis. Hæc sunt retractationes dicti Phileni, publice in civitate Ferrariæ factæ.

«Io Lisia Fileno, alias Paolo Riccio siciliano, constituto personalmente in judicio avanti a voi, reverendo monsignore Ottaviano de Castello, vescovo di San Leone e suffraganeo e vicario del reverendo cardinale Salviato vescovo di Ferrara; e di voi, reverendo frate Foscherara di Bologna, inquisitore della eretica pravità, dalla santa sede apostolica delegato specialmente, toccando con le mani li santi Evangelji, giuro ch'io caddi; e col cuore confesso e con la bocca quella fede, che la Romana Chiesa crede, confessa, predica et osserva; e conseguentemente abjuro e renego ogni eresia di qualunque condizione si sia, che altre volte abbia tenuto. Item giuro e confesso la Chiesa Romana, alla quale tutti i Cristiani debbono dare obbedienza, massime quanto appartiene allo spirituale, e sono tenuti tutti li Cristiani all'osservazione di quella. Item giuro che l'uomo sia di libero arbitrio così al ben, come al mal operare, benchè non possa operare operazione meritoria a vita eterna senza special grazia dello Spirito Santo. Item giuro che il Purgatorio si ritrova, per il modo che la Chiesa romana insegna. Item che l'anima de' santi et altri giusti defunti, che con grazia del Signore sono passati di questa vita, sono entrati in cielo a fruire le delizie del Paradiso. Item che li santi e le sante canonizzati dalla Chiesa, le anime de' quali sono entrate in cielo, si possono invocare in nostro ajuto, come avvocati et intercessori nostri appresso di Dio e Cristo salvator nostro. Item giuro che la confessione sacramentale sia de jure divino, e che li Cristiani siano obbligati de necessitate salutis a confessare li suoi peccati al sacerdote, e che sono obbligati all'osservanza della quadragesima e degli altri digiuni di precetto, nel modo che la santa Chiesa comanda. Item che la messa è tutta santa, la qual messa debbono udire così gli uomini come le donne nelle feste di precetto, e che ci stia sino alla fine, e non solamente sino che è finito l'evangelo. Item, che è lecito, et alcuna volta laudabile e virtuoso far voto a Dio e ai santi; e quando son fatti, si devono necessariamente adempiere, non essendo commutati dal superiore. E che è laudabil cosa a dir l'uffizio della Madonna e la Salve Regina mater misericordiæ, con altre orazioni approvate dai santi pontefici. Conseguentemente abiuro e rinego quelle eresie dannate da santa Chiesa, che falsamente affermano contro a quello che di sopra ho affermato, e così ogni altra eresia».

Peggioravano la causa buona certi frati che, per gelosie d'ordine, contendevano fra sè dal pulpito, l'uno disapprovando l'altro; e alla cautela presa che nessuno montasse in pergamo senza licenza del vicario generale non si badava. Tra quegli oratori fu l'Ochino, che nel 1541 al 28 febbrajo passando per recarsi a Milano, fu chiesto di predicare in duomo, e v'attirò folla grandissima, e l'accademia lo pregava a restar la quaresima, del che egli non potè compiacerli.

L'avvenimento capitale in Modena era dunque il predicatore. Parlava ortodosso? veniva fischiato. Era dissenziente? veniva applaudito, ma denunziato e costretto a disdirsi. Fra altri, Giovanni Berettari Poliziano, modenese, contato fra' migliori poeti e maestro in casa Molza, datosi tutto alle sacre carte, spiegava le epistole di san Paolo con gran concorso, e disse pure che le preghiere in latino non poteano piacere a Dio. Per questo citato dal sant'Uffizio e non comparso, in contumacia fu condannato il 2 aprile 1541. Corse a Roma, e coll'assistenza del poeta modenese Molza, che stava col cardinale Farnese, ebbe dichiarazione d'innocenza. Sottoposta però la sua causa a nuovo esame, venne obbligato a ritrattare alcune proposizioni.

Soggiungiamo una lettera in proposito.

All'illustrissimo et eccellentissimo signore signor mio singolarissimo il signor duca di Ferrara.

Modena alli 18 d'aprile 1540.