Altra volta Pasquino era comparso da pellegrino mendicante, e diceva: «Andrò ai Galli e agli Ispani per empir la tasca d'oro, poichè il poter dell'oro caccia adesso le Muse. Amici, portatemi oro, non versi; ai potenti non comanda che il denaro».
Dona date, astantes; versus ne reddite: sola
Imperat ætheriis alma moneta Deis.
Ma perchè i letterati, contenti de' favori di papa Leone, lo lasciavano tacere, Pasquino cantò:
Non homo me melior Romæ est. Ego nil peto ab illo,
Non sum verbosus: hic sedeo et taceo.
Di rimpatto si sfogò contro Adriano VI. Sotto Clemente VII le sventure furono troppo serie: ma alla sua morte, che si dicea causata dall'imperizia del medico Curti, fu scritto:
Curtius occidit Clementem; Curtius auro
Donandus, per quem publica parta salus.
O gli applicaron il versetto evangelico: Ecce qui tollit peccata mundi. Fu anche scritto:
Nutrix Roma fuit, genitrix Florentia: flevit
Nec tua te nutrix, nec tua te genitrix.
Mors tua lætitiam tulit omnibus: unica mæret
Quæ, te regnavit principe, dira fames.
In un altro epitafio assai lungo, dopo basse ingiurie, s'invitano i Romani a festeggiare, perchè
Pristina libertas reddita, Roma, tibi est.