«Sua signoria illustrissima mi fece istanzia a fermarmi due giorni ancora, perchè desiderava mostrarmi le reliquie e le cerimonie della sua Chiesa. Io, schifando di andare alla messa di uomini non consacrati, andai al dopo pranzo, e vidi tutte le reliquie benissimo tenute, e molte statue d'argento e vasi e croci d'oro sin del tempo di Carlo Magno, e donati da quell'imperatore, come io credo, alla chiesa di Magdeburg. V'è ancora una rosa, donata a suo avo da papa Nicola V. La sera poi con grandissima fatica impetrai licenza per il dì seguente, e la mattina per tempo sua signoria illustrissima venne a vedermi, e mi fece grande istanza a supplicare sua santità che gli volesse donare un poco del legno della santissima croce, da riporre in una croce, che m'aveva mostrato d'oro e di cristallo bellissimo, e subito ritornò ne' suoi soliti ragionamenti, dicendo, la più espediente via di finire queste discordie esser forse che si eleggessero di tutte le nazioni uomini buoni che ne fossero giudici, e mi domandò se questo partito mi pareva buono. Io dimandai a sua signoria illustrissima chi sarebbe colui che eleggesse questi uomini buoni, e lo pregai a considerare come questo non si può condurre in alcun modo ad effetto ma quando ancora si potesse, che tali uomini non avrebbono altra potestà che umana, dove nelli Concilj legittimi la Chiesa ha sempre tenuto e conosciuto l'assistenza dello Spirito Santo; finalmente che nessuna cosa sarebbe più incerta, e più vana dell'autorità della Chiesa, se fosse permesso contro li magistrati ecclesiastici questa eccezione della bontà, e questa via di fuggire il giudizio sotto pretesto di volere uomini buoni; e che manco d'ogni altro doveano ciò pretendere coloro, i quali non attribuiscono alcuna cosa alle opere nostre. Con questi e simili ragionamenti sua signoria illustrissima m'intertenne tanto, che io non potei partire se non dopo pranzo. In fine mi diede una lettera per nostro signore, e io mi licenziai.

«Nella licenzia, sua signoria illustrissima mi aveva apparecchiati molti presenti e di molto momento, li quali io ricusai, pregandola che, in luogo di quelli, mi concedesse due grazie: l'una, che avendo io portato all'illustrissima sua moglie per nome del vescovo Varmiense il libro della sua confessione, sua eccellenza fosse contento di leggerlo; l'altra che facesse restituire alcuni luoghi tolti a certi poveri cartusiani, che restano ancora in Francoforte sull'Odera. Sua signoria illustrissima mi promise di fare in ogni modo l'uno e l'altro e si contentò che io mi astenessi dal resto»[200].

I Concilj erano composti d'uomini, e chi conosce gli scompigli de' parlamenti moderni, massime ne' paesi che vi son nuovi, la smania di ciaramellare, l'aggrovigliare delle quistioni, il sofisticare sulle parole, le mozioni, gli emendamenti, il trionfo dell'abilità sopra la ragione, l'aspirare alla insulsa popolarità degli applausi o alla lucrosa riconoscenza dei grandi, facilmente supporrà gli stessi sconci nel sinodo di Trento; quantunque assistito dallo Spirito Santo; quantunque maestosa assemblea e composta de' Cattolici più rinomati per lettere, santità, abilità d'affari. Epperò rammemoriamo l'evangelico, Quæcumque dixerint vobis servate et facite: secundum vero opera illorum nolite facere[201].

Infinite dispute vedemmo nascere dapprima; se farlo, dove farlo, quando farlo; se convocar lo dovesse il papa o l'imperatore; chi parteciparvi[202], chi presedervi; come conseguire che rimanesse abbastanza libero per tutti. Radunato che fu, o tarda il nunzio d'una gran potenza, o se n'ammala un altro; o bisogna perdere tempo a far un decoroso incontro a un ambasciadore, a un legato, a un cardinale; poi a disputare qual posto gli spetti, e se dargli o no l'incenso e la pace: qual re commemorare pel primo nelle prediche e nelle orazioni: punti intricatissimi in età puntigliosissima sul cerimoniale. Or un incidente obbliga a differire la tornata; or muore il papa; or in Germania la Lega Smalcaldica rompe guerra: or in Francia gli Ugonotti insorgono contro i Cattolici: or c'è festa e Te Deum perchè i miscredenti furono sconfitti, e ricuperato un paese, dove vennero ribenedette le chiese, ridesta la letizia degli organi e delle campane, restituiti i beni ai prelati, i conventi alle corporazioni, bruciate le Bibbie vulgari, rannodati i matrimonj coi riti antichi. Ora si fa lutto e penitenza perchè altre contrade caddero sotto i Protestanti, abbattendo altari e immagini, violando monache e reliquie, trucidando preti, contaminando calici e battisteri, espilando i sacri arredi e convertendoli in denaro da soldar nemici di Cristo. Le vittorie degli uni e degli altri erano accompagnate da migrazioni in folla, da esigli, da processi, da spettacolosi supplizj. Tutto ciò ritarda o scompiglia le tornate e le risoluzioni: si scioglie il Concilio; quando riapresi si disputa se considerarlo come nuovo, o come sèguito del primiero.

I prelati, invitati con istanza, non venivano: o bisognava dunque prorogar l'apertura, e allora diceasi che il papa l'allungava a bella posta; o aprivasi, e allora si gridava che gl'intervenienti erano scarsi, che v'avea soli italiani, che non era rappresentata l'intera cristianità. Professando la massima riverenza alle somme chiavi, il re di Francia protestava contro il Concilio, adunato mentre il papa stava in izza con esso, e quando il numero de' cardinali francesi trovavasi tanto assottigliato. I principi si lagnavano della lentezza: eppur questa veniva dalle loro pretensioni e brighe, poichè di certe riforme si sbigottivano, e voleano far servire il Concilio a intenti loro particolari; Spagna ad isgomento de' Belgi ribellati, Francia e Impero a deprimere o ad accarezzare Ugonotti e Luterani. Poi l'imperatore domandava, non solo la riforma del papa e sua Corte, de' breviarj, legendarj, sermonarj, ma la comunione sotto le due specie; Spagna volea si dichiarassero d'instituzione divina i vescovi, non emanazione del poter papale, e perciò indipendenti; Francia sosteneva i decreti di Basilea e la superiorità de' Concilj sul pontefice, e per bocca del cardinale di Lorena chiedeva il matrimonio de' preti, l'uso del calice, la liturgia vulgare, finchè i sovvertimenti di Francia non indussero ad accostarsi ai papali.

Di somma difficoltà riusciva il ridur l'imperatore Ferdinando a contentarsi che non sì spingessero le riforme sin dove egli avrebbe amato per quetare i suoi Tedeschi, e perciò mostrare ch'egli avesse ottenuto soddisfazione, senza per questo derogare ai diritti de' legati o del pontefice. A tal uopo il Morone che, come presidente, ebbe tanto a faticare su tali pretensioni, senza il solito treno burocratico va ad Innspruck, s'affiata coll'imperatore, e ripiana ogni cosa. In simile modo il cardinale di Guisa propose un abboccamento fra il papa e il re di Francia e quel di Spagna, che tolse di mezzo altre difficoltà. Allora potè procedersi in sei mesi, più che non si fosse fatto in molti anni, e si ottennero le tanto contrastate riforme de' vescovi, de' cardinali, della curia, de' principi.

Poi rampollavano difficoltà sulle espressioni: chi non le credeva grammaticalmente latine, chi troppo ricercate per la gravità delle materie, chi invece troppo disadorne per un secolo che «prendeva a schifo la dottrina se non era condita in eleganza, sicchè molti letterati aveano minor affezione alle verità celestiali per vederle fra le invoglie grossolane della rozzezza scolastica»; sottentravano gli emendamenti, e il sofisticare ogni parola, come quando non si volea chiamare augustissimo il sacramento perchè questo titolo si dà agli imperatori secolari.

Non occorre ripetere che i Protestanti, i quali avean prima appellato al Concilio, or lo repudiavano come non indipendente, come pregiudicato; e i profughi d'Italia lo osteggiavano di tutta forza. Ma anche internamente moveasi querela che la discussione non fosse libera[203], che tutto venisse da Roma già disposto e deliberato, e, come celia frà Paolo, lo Spirito Santo viaggiasse in valigia per le poste; che i prelati troppo s'affaccendassero intorno alla grandezza pontifizia; che il Concilio fosse menato a senno degli Italiani.

Italiani era una qualificazione generica, come quelle che inventansi a designare i partiti, e applicavasi a chiunque caldeggiasse le prerogative romane. Vero è che l'importanza che la Chiesa attribuisce a ciascun uomo pei meriti suoi proprj, non per la nascita, dovea far preferire la votazione per testa, anzichè per nazione: dal che derivava la prepollenza degli Italiani; e agli ottantatrè prelati di tutti insieme gli altri paesi stavano a fronte centottantasette de' nostri. I presidi del Concilio, al 1 giugno 1563, scrivendo al cardinale Borromeo per informar il papa degli andamenti, fra il resto dicevano: «Come consta di tre nazioni principali, che sono Italiani, Spagnuoli e Francesi, così è diviso in tre fazioni, che hanno ciascuna la sua mira ed il suo fine, onde sempre si muovono con le loro passioni e loro interessi. Gl'Italiani, se non tutti, perchè sono di maggior numero assai, hanno sempre l'occhio al servizio di vostra santità ed alla conservazione della Corte di Roma, nè, per cosa che si proponga loro, sia di qual sorte si voglia, ponno indursi a pensare in essa altro, per abbracciarla o schifarla, che il servizio o il pregiudizio di sua santità e della Corte».

Gli Spagnuoli tendono a rialzar i vescovi a scapito del papa e de' cardinali, cui vorrebbero ridurre a semplici consiglieri del papa, e obbligati star a Roma a cura delle loro chiese. I principi avrebbero gradito assai questo abbassamento de' cardinali, laonde se ne stava in grande apprensione. I Francesi magnificano il Concilio volendo farlo superiore al papa, a imitazione del Basileense. Li seguono i pochi Tedeschi che ci sono, ed anche «parecchi Italiani, i quali, come sanno meno e sono più poveri, facilmente si lasciano tirare dalla ignoranza e dal bisogno molte volte a quello che non dovrebbero».