In realtà però la discussione dogmatica fu diretta dai gesuiti Lainez e Salmeron spagnuoli, e con loro Le Jay ginevrino, rappresentante del cardinale Truchsess vescovo d'Augusta; uno dei tre presidi era inglese, il cardinale Polo; nè erano italiani Andrea De Vega, Volfango Remio, Genziano Hervet, luminari di quell'adunanza. Vero è che, i vescovi forestieri ogni tratto uscendo di carreggiata, era duopo mandarne di italiani, più poveri e men pretensivi, e valersi de' Gesuiti, i quali allora mostraronsi più che mai, quel che alcuno li chiamò, i granatieri della santa sede.

Oltre di questi, componeano l'assemblea uomini insigni, quali di rado si trovano.

Stava fra i presidi il cardinale Morone, di cui a lungo ragionammo; e perchè il papa mancava di denari, egli persuase i cardinali a obbligarvisi, e vi diede regole che poi servirono al Concilio per norma nel regolare i seminarj.

Ad altri già lodati aggiungiamo l'eruditissimo Seriprando vescovo di Troja, già secretario al celebre cardinale Egidio da Viterbo; il Bertani, autore d'un commento a san Tommaso, e d'un trattato sulla podestà del papa; Alvise Lippomano (-1559) e Girolamo Accolti; Ercole Gonzaga, fatto vescovo di Mantova da Leon X a quindici anni, a ventidue cardinale da Clemente VII, segnalato per prudenza negli affari, applicazione, pietà.

Di Lorenzo Campeggi bolognese, vescovo di Feltre poi di Bologna, nunzio in Inghilterra pel divorzio d'Enrico VIII, e alla dieta d'Augusta (-1539) fu figlio Alessandro, cardinale e vescovo anch'esso di Bologna, dove abbellì San Petronio, introdusse i Gesuiti, e favorì Agostiniani e Cappuccini; prolegato ad Avignone, vi combattè i Valdesi, e quando il Concilio fu trasferito momentaneamente a Bologna, esso il ricevette in casa sua, dove stavano quattro altri vescovi della famiglia stessa (-1554).

In Agostino Valier, vescovo di Verona, non sapeasi se più ammirare la rara erudizione o la coscienza intemerata; scrisse cenventotto opere, ma pochissime ne pubblicò, fra cui una storia di Venezia; impugnò la barbarie scolastica e il timore delle comete; nella Rethorica ecclesiastica, più volte ristampata, fu il primo che indicasse una fonte delle false legende, qual fu l'esercizio che ne' monasteri davasi, di comporre amplificazioni sul martirio di qualche santo, e dove gli scolari particolareggiavano ed esageravano, come si suole in tali componimenti, senza darsi briga della verità. I migliori venivano conservati negli archivj dei monasteri, e trovati più tardi, passarono per atti autentici.

Per un Aurelio di Bari, vescovo di Budua in Dalmazia, di cui frà Paolo tesoreggiò le lepidezze; pel Bollani, che, avendo consumata la gioventù in negozj secolareschi, a venticinque anni passò dalla pretura al vescovado di Brescia digiuno di studj sacri[204], splendeano il giureconsulto bolognese Ugo Buoncompagni, consigliere di san Carlo, splendidissimo, e che pur ricusò tante volte legati, e pensioni, e infine divenne papa; i cardinali Salviati insigni per virtù e beneficenza e massime Antonio Maria che fondò ed ampliò spedali e un collegio per gli orfani; il cardinale Vincenzo Giustiniani genovese, generale dei Domenicani, dei quali spedì moltissimi ad apostolare le Indie, la Cina, il Giappone, e che stampò le opere di san Tommaso, e fu gran difensore del Carranza; frà Camillo Campegio pavese (-1569) domenicano, che pubblicò De hæreticis Zanchini Ugolini senæ arminensis jc. cl. tractatus aureus cum locupletissimis additionibus et summariis[205].

Daniele Barbaro d'ordine pubblico scrisse la storia veneta; fece poesie filosofiche lodatissime col titolo di Predica dei sogni; fondò in Padova l'orto botanico e l'accademia degli Infiammati, tradusse e commentò Vitruvio; lasciò bellissimo ragguaglio della sua ambasciata a Edoardo VI d'Inghilterra. Ivi pure Giannantonio Volpi e Antonio Minturno, letterati di prima schiera; Onorato Fascitello vescovo d'Isola, autore di lettere e poesie lodate; Marcantonio Flaminio e il vescovo Vida, che erano salutati Catullo e Virgilio redivivi; Isidoro Clario gran giureconsulto; Taddeo Cucchi di Chiari, che emendò la versione della Bibbia vulgata a confronto del testo ebraico e greco, senza trascurare l'esegesi dei Protestanti; Lodovico Beccadelli insigne letterato, amico del Bembo, del Contarini, del Polo, dei quali scrisse la vita, amministratore di diversi vescovadi, poi vescovo egli stesso di Ragusi, e prevosto di Prato ove morì in odore di santità.

Primo Del Conte milanese, un de' primi compagni di san Girolamo Miani, spedito in Germania per opporsi all'eresia, dopo tornato era cerco a gara ne' conventi per leggere di teologia e di lingue orientali, adoprato dal Volpi vescovo di Como per combattere gli eretici in Valtellina, e fatto arbitro della scelta de' professori di belle lettere a Milano e a Como, servì a preparare materie pel Concilio, al quale assistette come teologo del cardinale Visconti vescovo di Ventimiglia. L'insigne giureconsulto cardinale Paleotto continuamente era consultato dai Padri, e scrisse gli atti del Concilio, dei quali molto si giovò il Rainaldi.

Il calabrese Guglielmo Sirleto, biblioteca ambulante, parlava francese, latino, greco, ebraico, sicchè fu detto che da trecento anni non s'era veduto cardinale più dotto, e non fu eletto papa per tema che gli studj nol distraessero di troppo. Sepoltosi nella Biblioteca Vaticana, colà pose affatto l'animo in ajutar le opere altrui, mentre di sue niuna pubblicò; provedeva testi e argomenti ai campioni del sinodo, onde il cardinale Seriprando scrivevagli da Trento, le opinioni sue sopra le quistioni agitate esservi riuscite gratissime, e conchiudeva che, stando a Roma, egli dava maggior ajuto e faceva maggior servizio al sinodo, che se ci venisse con cinquanta prelati[206]. Eppure non isdegnava raccogliere attorno a sè i bambini che capitavano in piazza Navona co' fasci della legna, e istruirli nel catechismo.