Sfoggiavano nelle prediche i più insigni oratori; Alessio Stradella di Fivizzano, Francesco Visdomini ferrarese, Bartolomeo Baffi da Lucignano. Cornelio Musso piacentino, affatto giovane, a Pavia faceva lezioni sopra le epistole di san Paolo, quando sorse un altro a interpretarle in senso diverso, e trovò assenso, e ne seguirono tumulti, finchè il cardinale Campeggi, legato a Bologna, fe cacciare i novatori, e raccomandò il Musso a Paolo III, che lo chiamò a Roma. Quivi a San Lorenzo in Damaso succedette all'Ochino, contro del quale scrisse discorsi e dispute, mostrandolo falso ecclesiastico, e cercava anche in privati colloquj convertirlo. Il primo giorno della quaresima 1548 predicava in San Pietro di Bologna, quando un Servita levossi a fargli objezioni. Il papa lo pose vescovo di Bitonto e lo volle alla Corte, affinchè in latino predicasse ogni giorno sul Vangelo in camera o alla tavola sua; trattenimento già ben diverso da quelli del tempo di Leon X, e dove, finito il sermone, si cominciavano le objezioni, che l'oratore combatteva, il quale disputò spesso con un chierico, che poi divenne Pio IV, e che l'adoprò all'istesso uffizio.

Somma lode gli si attribuiva per avere sbandite dal pulpito le sottigliezze scolastiche, le declamazioni ridicole, le ostentate citazioni d'autori profani, onde far luogo a un predicare sodo, devoto, conforme al Vangelo. Girolamo Imperiali lo chiama l'Isocrate italiano, e non mancargli nè la robustezza di Demostene, nè l'ubertà di Cicerone, nè la venustà di Curzio, nè la maestà di Livio; a lui si dedicarono opere; a lui monsignor Della Casa un'ode sull'eloquenza: Bernardino Tomitano, medico e retore dell'Università di Padova, compose un ragionamento intorno all'eloquenza di esso e gli fece coniar una medaglia portante un cigno e la leggenda Divinum sibi canit et orbi: ai cardinali Contarini e Bembo «pareva nè filosofo, nè oratore, ma angelo che persuadesse il mondo».

Questo «Crisostomo italiano» fu scelto a far l'orazione inaugurale del Concilio; la quale riuscì «piena di sottile artifizio, sparsa di retorici colori, come se tempestata fosse di rubini e diamanti; vi avea consumati dentro tutti i preziosi unguenti di Aristotele, d'Ippocrate, di Cicerone, e tutti i savj precetti di Ermogene». Quest'encomio di un gazzettiero di quei tempi, Ortensio Lando, la condannerebbe abbastanza s'anche non avessimo l'orazione stessa, forse troppo malmenata dagli avversarj, certamente lontana dalla dignità conveniente all'assemblea più augusta che da molti secoli si fosse radunata. Ai tre nunzj dava lodi, dedotte dal nome di ciascuno; apostrofava l'eco dei monti tridentini, e (talmente la mitologia era incarnata) citava l'esempio de' poeti, che fanno tener concilio agli Dei, e invitava i prelati a rendersi a quel sinodo, come i prodi di Grecia al cavallo di Troja.

Era stabilito che i teologi dicessero il parer loro, traendolo dalle sante Scritture, dalla tradizione apostolica, dai sinodi, dalle costituzioni e autorità de' sommi pontefici e dei santi padri, e dal consenso della Chiesa cattolica, tutto con brevità, eliminando le quistioni inutili e le contenzioni pertinaci. Niuno crederà si procedesse sempre alla quieta; spesso i legati dovettero richiamare i campioni alle leggi della carità e della modestia; ma insomma era conflitto interno; tutti partendo dai punti ammessi, e finendo coll'accordarsi nelle decisioni.

Spetta alle storie particolari lo svolgere di quella Iliade l'elemento umano, le lotte, i partiti, i maneggi; quel che realmente importa è il riferir la sentenza finale, il visum est, in cui s'accordano tutte le genti, le età, le passioni. Anche dall'esame della esteriorità esce la convinzione che, se sopra alcune decisioni parve operar la politica, le più furono suggerite da persuasione e coscienza, dettate con elegante e lucida evoluzione di forma; ravvicinando il mistero all'umana ragione per quanto è possibile; accarezzando anche il sentimento, mentre i Protestanti lo vilipendevano. Anzi che a confutare Lutero e gli altri, si tolse a dirigere l'intera cristianità, fatta civile e ragionatrice, con rigorosa e perentoria dichiarazione delle dottrine, rimovendo ogni contraddizione o divergenza; ricusando ogni transazione, ogni confusione ne' termini e limiti delle definizioni: alla quale stupenda precisione giovavano le abitudini scolastiche, unite alla rinnovata cultura classica. Laonde, come la luterana era la sintesi di tutte le eresie, così il tridentino fu la sintesi di tutti Concilj, che aveano definito sopra qualsifosse argomento.

Le decisioni sono formolate o in via di trattato, che presenta il dogma stesso anche particolareggiato, col titolo di Decretum o Doctrina: o in sentenze concise, assolute, col titolo di Canones che proscrivono errori di fede; o in prescrizioni disciplinari, detti Decretum de reformatione.

E per quanto i presenti nostri Discorsi evitino di essere dottrinali, non ci pare poter qui ommettere di esporre il complesso delle credenze cattoliche in ciò che differenzia dalle parziali.

Sui punti capitali della divergenza si erano pronunziate già le prime sessioni, così da tôr di mezzo le ambiguità, mediante le quali per un pezzo erasi cercato di rannodare i dissidenti.

Sull'essenza di Dio i nostri cadevano d'accordo con le chiese ortodosse dei Protestanti.

L'uomo fu creato libero di sua volontà, in modo che la colpa de' suoi peccati su lui tutta ricade.