Communis cujus pendet ab ore salus;

Gratia cui ablatis debetur maxima monstris,

Alcidis potuit quæ metuisse manus[46].

Il rozzo cronista Burigozzo parla come nel 1534 «venne a predicare in domo un frate de Santo Augustino eremitano; e questo fu una dominica a dì 25 januario, e predicò tutta la settimana seguente. E la dominica, primo febraro, annunziò un perdono, con certe bolle de assolvere dei casi; e fu messo per la cittade le cedole in stampa, qual se contenevano in ditta bolla; ditto perdono fu messo fôra el dì de santa Maria delle Candele; e fu fatto procession dal clero. Circondorno la ecclesia del domo de dentro, e riportorno ditto perdono a loco suo, sempre col ditto frate e commissario de ditta indulgenzia, e con certi confessionali, sì per li vivi che per li morti; et ognuno che volea ditta indulgenzia (dando li danari ch'erano d'accordo), gli davano la ditta carta, e li metteva suso il nome de colui che pagava, overo de suoi morti; durò questo circa a otto giorni. Et in questo termino assai homeni mormoravano, vedendo questa indulgenzia così larga; dondechè fu trovato questa cosa essere una ribalderia, et essere false le bolle; et a questo fu preso dicto frate et il commissario; e furono messi in prigion in casa del capitano de justizia; e gli fu data la corda e tormenti. Al fine disseno che era vero; e furno reponuti fin a che da Roma venisse la risposta di quello che di lor far se dovesse; et a questo passò qualche giorni: al fine fu concluso che fusseno mandati in galea.....»

Egli stesso all'anno seguente ricorda un processo contro sospetti Luterani, e che gl'imputati, fra cui un prete, dopo lettane la condanna, furono in duomo riconciliati dall'inquisitore e dall'arcivescovo, obbligandoli per alcune domeniche a starsi alla porta maggiore, vestiti di sacco, e con una disciplina flagellarsi dal principio della messa fino all'elevazione.

Nel 1536 trovandosi a Milano il cardinale Morone, Paolo III con breve 26 giugno gli ordinò di vigilare che si svellessero alcuni errori, che in quella città andavansi disseminando[47].

Il senato mandò legati ai Grigioni per impedire si eseguisse in Valtellina il decreto che partecipava ai predicanti i benefizj delle chiese cattoliche. Venuto nel 1555 governatore il duca d'Alba, famoso persecutore di Luterani in Ispagna e nel Belgio, esacerbò i rigori, e il grigione Federico Salis, colle esagerazioni e colla credulità consueta in tempi faziosi, scriveva al Bullinger aver quello promesso al papa di sterminare gli eretici dalla Lombardia. Il Fabrizio soggiungeva aver costui bruciato due Cristiani, un de' quali frate di non sa qual Ordine, come non ne sa bene la storia; che fu bruciato un sellajo, e appena passa settimana che non si veda qualche esempio[48]. Frasi da giornalista, vaghe, nè appoggiate che alla diceria.

Ben è certo che nel 1556 Paolo IV lagnavasi col Morone sudetto, milanese, che a Milano si fossero scoperte conventicole di persone ragguardevoli d'ambo i sessi, professanti gli errori di frà Battista da Crema[49]. Nel registro dei giustiziati, tenuto dalla confraternita di San Giovanni alle Case Rotte, sotto il 23 luglio 1569 trovo abbruciati «un frate di Brera e Giorgio Filatore (degli Umiliati) quali erano luterani»: e un Giulio Pallavicino della Pieve d'Incino eretico, che «fu messo sul palco in duomo l'anno 1555 e 1573; poi il 1 ottobre 1587 fu morto, dopo essersi confessato e comunicato.

Fra le Prediche di teologi illustri pubblicate da Tommaso Porcacchi ne sta una di frate Angelo Castiglione da Genova, recitata nel duomo di Milano il 1553, per consolare alcuni i quali doveano, subito dopo la predica, abjurare l'eresia.

Milanese era frà Giulio Terenziano o di san Terenzio, che imprigionato a Venezia, potè fuggire oltremonti, e stampò opere ereticali col pseudonimo di Girolamo Savonese. Il Gerdesio (pag. 280) mal lo confonde con Giulio da Milano, agostiniano apostata, che predicò fra' Grigioni, e, da Poschiavo apostolava la Valtellina e l'Engadina, in Isvizzera pubblicò la prima e seconda parte delle prediche da lui recitate in San Cassiano di Venezia nel 1541, dov'egli stesso narra aver fatto ventidue prediche, le quali furono condannate. Di lui conosciamo una «Esortazione al martirio; vi son aggiunte molte cose necessarie di sapere a' nostri tempi, come vedrai nel voltar del foglio;