«Se a cristiano è lecito fuggire la persecutione per causa della fede;
«La passione di Fannio martire;
«Epistola a li Farisei ampliati;
«Epistola contro gli Anabaptisti, scritta a una sorella d'Italia;
«Una pia meditazione sopra del Pater noster[50]».
Morì vecchissimo nel 1571, nè sappiamo di che casato fosse.
Anche frà Girolamo da Milano fe da pastore a Livigno in Valtellina, dove introdusse dottrine antitrinitarie.
Di connivenza alle massime nuove è prova l'essersi a Milano tenuto gran tempo per maestro Aonio Paleario, benchè tacciato di disseminarne. E nella Biblioteca Ambrosiana abbiamo lettere sue, dove ringrazia il senato perchè neppure in tempo di gran carestia non lo lasciò mancar di nulla.
Anche Celio Curione, del quale divisammo nel discorso XXIX, sottrattosi all'Inquisizione piemontese, ricoverò a Milano, v'ottenne una cattedra e ospitalità dalla famiglia Isacchi, colla quale villeggiava a Barzago in Brianza, e della quale sposò una fanciulla: e sebbene il papa insistesse perchè il senato milanese nol tollerasse, i giovani studenti lo difendeano così, che non si osava porgli addosso le mani; e sol dopo tre anni ritirossi a Venezia.
Il tante volte citato Caracciolo sa che «a Milano v'erano molti preti e frati e secolari eretici; capo di questi fu un don Celso canonico regolare, eretico marcio, e quel che fu peggio, era valente predicatore e favorito tanto dai nobili e dalla città, che il povero inquisitore, ancorchè in fin dal principio s'accorgesse delle sue proposizioni eretiche, tuttavia si ritenne dal processarlo. Costui infettò particolarmente il castellano suo grande amico. L'esito fu che alla fine, vedendosi processato dal Muzio per ordine del Sant'Uffizio di Roma, se ne fuggì a Ginevra, e di là mandava lettere ed avvisi a' suoi amici».