Essendo ancora nella porpora, avea egli scritto a Galileo il 15 giugno 1612, che leggerebbe i suoi libri «per confermarmi nella mia opinione che concorda colla vostra e ammirar con tutti il frutto del raro vostro intelletto»; fece versi in lode di esso; divenuto papa, lo raccomandò caldamente al granduca[328] ed assegnò una pensione a lui e a suo figlio Vincenzo; accettò la dedica del Saggiatore di esso, stampato dai Lincei: l'esortò venisse a trovarlo, come ei fece la primavera del 1624, quando seco s'intertenne a lungo sopra le sue teorie astronomiche. Intanto Galileo avea scritto sulle macchie solari e sul flusso e riflusso, e mandandoli al granduca, rammenta la proibizione fattagli; malgrado quella, aver qui ragionato come se la terra si muova; ben vuole si consideri «come una poesia, ovvero come un sogno; tuttavolta anche i poeti apprezzano talvolta alcuna delle loro fantasie: io parimente fo qualche stima di questa mia novità».
Realmente non cessava di discutere, e mettere in ridicolo gli oppositori, e allegar sempre Giobbe e Giosuè e i santi padri; e gli scolari suoi scorrevano più in là. Poi nel 1632, con approvazione del maestro del sacro palazzo, se non carpita, sottratta con gli artifizj che conosce chi s'arrabatta colla censura, pubblicò il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolomaico e copernicano, critica vittoriosa de' vecchi sistemi di filosofia naturale. Non era terminato, e proponeva un'altra giornata «per confutare in più efficace modo che da Dio benedetto mi verrà somministrato, la detta opinione falsa e dannata». Mentre i dotti notavano spiegazioni false e monche, gl'invidiosi insusurrarono Urbano VIII perchè Galileo, dopo essere sì umanamente trattato, non solo fallisse alla promessa di non più discorrerne, ma in quel dialogo avesse adombrato lui papa nel grossolano peripatetico Simplicio, e messe in iscena appunto le conversazioni che in proposito avea tenute con esso. Urbano, che avea le passioni d'uomo e di letterato, si risentì di quello scherno vero o supposto, mandò ad esaminare il libro alla Congregazione di cardinali, e questi lo rimisero all'Inquisizione perchè chiarisse in qual senso Galileo continuasse a sostenere quell'opinione. Allora egli fu citato a Roma. Avrebbe potuto passare a Venezia o in Olanda, ove sarebbe stato accolto a braccia aperte: ma preferì obbedir alla citazione.
Il processo di Galileo fu stampato dal cardinal Marini: un estratto ne fu dato dall'Alberi nel IX volume delle opere di Galileo. Ma dopochè Biot aveva sgomberato la storia da una menzogna e da una sciocchezza intorno alle sevizie usate a quel grande, il Perchappe, Bertrand ed Ernesto Renan[329] (oltre il Libri) tornarono a rilevarla, dicendo che, stando il processo in mano d'ecclesiastici, possono averne cancellato ogni cenno di tortura. È argomento insulso verso persone che della tortura non si faceano scrupolo: è argomento strano, pel quale potrebbe torsi fede ad atti ed accuse qualunque. Pure noi vorremo lasciar da banda il processo, e citar le lettere e le informazioni che il ministro del granduca a Roma inviava a' suoi principi, caldi sostenitori del Galilei. Eccoli:
1632, 24 agosto. Sento da qualche amico ci sia pensiero non di proibir il libro, ma sibbene che si accomodino alcune parole...
5 settembre. Sua santità proruppe in molta collera, e all'improvviso disse che anche il mio Galilei aveva ardito di entrar dove non doveva; ed in materie le più gravi e le più pericolose che a questi tempi si potessero suscitare... e d'aver decretata una congregazione di teologi e d'altre persone versate in diverse scienze, gravi e di santa mente, che parola per parola pesavano ogni minuzia, perchè si trattava della più perversa materia che si potesse mai aver alle mani, tornando a dolersi d'essere stata aggirata da Galileo e dal Ciampoli... Aggiunse d'aver usato col signor Galilei ogni urbanità, perchè gli ha fatto penetrare quel che egli sa; e non ne ha commessa la causa alla Congregazione della Santa Inquisizione come doveva, ma a Congregazione particolare, creata di nuovo...
11 settembre. In effetto il papa vi ha senso, perchè tiene che s'incorra in molti pericoli della fede, non si trattando qui di materie matematiche, ma della scrittura sacra, della religione e della fede, perchè non è stato osservato il modo e l'ordine dato nello stampare il libro...
26 dicembre. Il Galilei sarà sicuramente ristretto d'abitazione, e posto in qualche necessità o di disdirsi o di scrivere contro a quel che ha pubblicato.
Non ci sia negato di riflettere come la piccola Toscana, popolata di non un milione di anime, pesasse nella bilancia europea, fosse cerca da tutte le Corti, trafficasse in America e nelle Indie Orientali, creasse una flotta nel Mediterraneo, colla quale toglieva Bona ai Barbareschi, e sui Turchi riportava vittorie, che meritavano gli inni del Chiabrera e del Filicaja.
E molto ascoltato n'era a Roma il ministro Niccolini, il quale assiduamente teneva informato il duca; e come la difficoltà consistesse in ciò che il Galilei, «sebbene si dichiara di voler trattare ipoteticamente del moto della terra, nondimeno, in riferire gli argomenti, ne parla e ne discorre poi assertivamente e concludentissimamente, ed ha contravvenuto all'ordine datogli nel 1616 dal cardinale Bellarmino d'ordine della Congregazione dell'Indice[330], e spesso torna a lagnarsi perchè si ostina a voler fare il teologo, e resiste agli amici che gli consigliano di prender aria ed evitare la lotta.
Citato, il Galileo tardò cinque mesi: venticinque giorni consumò nel viaggiar da Firenze a Soma. Quivi giunto, prosegue il Niccolini, ai 13 marzo: