Non è dunque vero quel che tanto si ripetè or ora, che Enrico IV volesse ingrandire la casa di Savoja in Italia: anzi è notevole che, nel famoso suo Piano di repubblica cristiana, metteva capo della federazione italiana il pontefice, e non tollerava in Italia che la religione cattolica[401].

In quelle sue tresche col Lesdiguières, lasciossi da questo indurre a concedere ai Valdesi un editto di grazia nel 1617. Per questo i fedelissimi ed umilissimi sudditi e servitori di sua altezza, che fanno professione della religione riformata secondo l'evangelo di Gesù Cristo nelle valli di Luserna, Perosa, San Martino, Roccapiatta, San Bartolomeo, Taluco, Meana, Matti e marchesato di Saluzzo», ebbero lunga pace. Della quale giovandosi, ripassarono il Pellice, confine prescritto, si diffusero nelle valli di Susa e di Saluzzo, fabbricarono tempj, celebrarono solenni pasque con sì grande affluenza, che il vescovo di Saluzzo vi si portò nella medesima settimana affine di rimettere in qualche splendore la sua chiesa abbandonata[402]. Commisero anche profanazioni di chiese e cimiteri, e delitti che la storia riceve con gran precauzione, conscia delle calunnie che i partiti sogliono rimbalzarsi.

Carlo Emanuele al 24 gennajo 1624 ordinava si demolissero sei nuovi tempj, si mandasse via un maestro; e mandava ai Valdesi editti, somiglianti a pastorali; vietava trattassero in chiesa d'altre cose che del culto; ne frenava i bizzarri umori con castelli; spediva Cappuccini e Gesuiti, che teneano anche pubbliche dispute. Una ne fu il 1598 a San Germano fra il cappuccino Filippo Ribotti di Pancalieri e il ministro Davide Rostagno, dietro alla quale abbracciarono il cattolicismo varj capitani; nel 1602 l'arcivescovo di Torino dava un salvocondotto a' barbi perchè venissero a discutere seco in Perosa.

Nel 1596 l'arcivescovo Broglia visitava le valli Valdesi, a capo di missionarj cappuccini e gesuiti, e grandi frutti di conversioni raccolse, cominciando da minacce, poi ricevendo con tutta carità i ravveduti. Solo a Festeona, presso Demonte, gli eretici durarono insolenti e contumaci, sinchè vennero anche quivi all'obbedienza, eccetto tre che furono esigliati. Vi tornò poi nel 1601, e potè purgare Luserna: quei di Bibiana vollero che il loro barba Agostino, frate italiano, ivi rifuggito e ammogliato, potesse disputare sulla verità della Messa; ma sì questo, sì altri, quand'erano serrati dalle argomentazioni, volgeano la cosa in riso. Tenea poi sempre colà missioni, principalmente di Cappuccini, e largheggiava in limosine. E nel 1620 il padre Girolamo da Mondovì ristorò la chiesa a Perrero e la casa parrocchiale; il padre Ambrogio da Moncalieri alla domenica radunava i fedeli per ispiegar la dottrina; e negli anni seguenti il padre Stefano da Torino rialzava le distrutte cappelle, istruiva, soccorreva. Il padre Giantommaso di Brà fondava in Perosa un ginnasio: il padre Girolamo da Pamparato nel 1648 vi tornò più volte per impedire che il fisco carpisse i beni destinati a quelle missioni. Nel 1623 l'arcivescovo Chiglietti facendo la visita alla valle di Pragelato, suddita a Francia, non vi trovava più vestigio di cattoliche consuetudini.

Marcaurelio Rorenco, consignore della valle di Luserna e gran priore di San Rocco a Torino, adoprò assai a convertire i Valdesi, secondato da sua madre, e fu considerato, a detta del Léger, come il più diligente, sottile ed efficace stromento contro di essi. Nel 1632 stampò una «Narrazione dell'introduzione delle eresie nelle valli di Piemonte», e nel 1649 «Memorie storiche dell'introduzione delle eresie, dedicate al duca di Savoja» esprimendo nel proemio: «Voi fate e dite, e vivono persone che si ricordano che i vostri padri facevano e dicevano altrimenti».

Quando, pel trattato di Cherasco del 1633 il duca di Savoja Vittorio Amedeo recuperava gli aviti possedimenti, si ripeterono gli editti antichi, allontanando i Valdesi da Pinerolo, pena di morte l'abitar fuori de' confini assegnati.

Ma rottesi nuove guerre, Carlo Emanuele II nella pace dovè ceder ancora ai Francesi Pinerolo e la val di Perosa; dove Luigi XIV, il 4 agosto 1654, vietava l'esercizio del culto valdese, e richiamava in vigore gli editti dei duchi. Cambiata allora la pazienza in furore, i Valdesi, radunatisi in forza tra le valli della Dora di Pragelato, sotto la presidenza di Giovanni Léger, consacrato ministro di Prali, San Germano e Rodoreto nel 1639, s'avventano nella val del Po saccheggiando; di incendj a monasteri e chiese sono imputati i ministri e le loro mogli; e d'assassinj, come quel del parroco di Fenile, il cui uccisore Berru confessò averne commissione da Antonio Léger e da altri barbi.

Anche il duca, usciti vani i ripetuti editti, e nuove concessioni e rigori per restringere i Barbetti fra i designati confini, manda il marchese di Pianezza ad accamparsi in mezzo a loro, e occuparne i castelli e gli abituri. Corsero allora fiere battaglie, e in una dell'11 marzo 1655 a Bobbio perirono censessanta Valdesi e altrettanti Cattolici, cencinquanta per parte a Villar; e dicesi duemila in tutto. Nell'aprile l'intera valle di Luserna era devastata d'incendj e morti. Condotti da Léger, Gianavello e Jayer, che uccidevano quanti Cattolici cogliessero, i Valdesi si raccolsero sulle rive dell'Angrogna, verso le cime più erte; e alla Vaccheria e al Prato del Forno si munirono insuperabilmente, mentre invocavano l'ajuto de' correligionarj di tutta Europa.

Ribaditi nelle loro credenze dal trovarle perseguitate, tennero nota giornale d'ogni lor avvenimento; e le fughe, le vittorie, l'esiglio narrarono con quella passione, che, se scema fede, cresce interesse. E se oggi pure ha tanta attrattiva per noi lontani, noi dissenzienti, che doveva essere allora, e tra religionarj? Giovanni Léger, che gli aveva inveleniti contro i Piemontesi, poi al sinodo di Boissel determinati all'insurrezione, descrivendo e (speriamo) esagerando le persecuzioni da loro sofferte, massime nella Storia delle chiese evangeliche nelle valli del Piemonte (Leida, 1669) eccitava l'indignazione de' Riformati di tutta Europa, narrando di vergini stuprate, di madri impalate, di fanciulli sfracellati contro le roccie, d'uomini attaccati agli alberi col petto aperto e strappatone il cuore e i polmoni, d'altri scorticati vivi, di sangue scorrente a rigagni, del paese sparso d'incendj dal Pianezza, infellonito da' frati; v'aggiunse l'allettativo de' disegni di que' martirj. Da questo Tacito della sètta i successivi ritrassero i fatti e l'ira, onde non solo fra i coetanei Carlo Emanuele II passò per un Nerone, e rimasero esecrate le pasque piemontesi. Rimostranze fioccarono dall'Olanda e dalla Svizzera; Cromwell, protettore in Inghilterra, mandava lamentarsene, e Carlo Emanuele rispondeva, sentirgli di strano il qualificar di barbarie castighi paterni inflitti a sudditi ribelli, cui nessun sovrano avrebbe potuto tollerare; pure egli esser disposto a perdonare per deferenza al serenissimo protettore. Da tutte parti vennero collette per soccorso de' Valdesi; due milioni di lire dall'Inghilterra; secenquaranta mila fiorini dall'Olanda; Cromwell assegnò dodicimila sterline l'anno a soccorso delle chiese de' Valdesi, ai quali offrì asilo e terre in Irlanda.

Avendo Alessandro VII disapprovate le piemontesi crudeltà, molto il lodarono le gazzette olandesi di quel tempo[403]. Alfine interpostasi la Francia, a Torino il 31 luglio 1655 fu ristabilita la pace con perdonanza generale e colle concessioni di prima; le terre che i Valdesi possedeano fuor de' confini eran loro compensate con altre fra il Pellice e il Chisone.