Non è vinto un nemico che si lascia intatto di forze; e ben presto nuovi tumulti attirarono nuove armi e guerre su quella «terra maledetta, senza monaci nè madonne». Attizzavano le ire i molti che, sdegnando il perdono, s'erano fissati in Isvizzera, e che, come tutti i fuorusciti, sommoveano la patria più per vendetta che per desiderio di recuperarla; il Léger, ch'era stato condannato a morte in contumacia, non cessava d'accannire imbrunendo ogni atto del governo, portando lamenti ai principi protestanti, accumulando calunnie, armi, denari con soscrizioni; non placabile mai finchè non morì ministro a Leyda. Ne seguivano sevizie d'ambe le parti[404]; a Torino faceansi processi e condanne, nelle valli insurrezioni, massime nel 1663 con molte uccisioni; poi l'anno appresso, per interposto delle potenze cattoliche, si rifà la pace, e Carlo Emanuele concede perdono «malgrado le qualità e le circostanze delle offese, i danni ricevuti da fedeli sudditi, da noi e dalla giustizia, e l'esser ritornati a delitti sempre maggiori».
Poco dopo (1685), Luigi XIV rivocava l'editto di Nantes, pel quale Enrico IV avea concesso libero culto in Francia ai Calvinisti. A questo re papa, a questo re Dio, che non avea più sudditi ma adoratori: che da Bossuet n'era felicitato colle parole indirizzate dai vescovi in concilio all'imperatore Costantino; che era riuscito (come vantavano i suoi adulatori) a far cambiar religione a un milione di sudditi, e ridurre tutto il regno ad unità di credenza, fu dato a intendere che i religionarj profughi di Francia trovasser ricovero nelle valli subalpine per sottrarsi al carcere e alle dragonate. Per mezzo del suo ambasciadore marchese d'Arcy chiese dunque, il 12 ottobre 1685, che, volendo egli convertire le valli soggette al suo dominio, anche il duca di Savoja spegnesse quel focolajo d'eresia e di ribellione sulle sue frontiere, e spedì truppe per indurlo ed ajutarlo a cacciarli. Vittorio Amedeo II, allora giovinetto, sebbene mostrasse quanto il fatto era difficile, dopo sì lunga consuetudine, e averlo tentato invano i suoi predecessori, ch'erano nel pieno loro diritto, non credette poter contraddirgli, e intimò che fra due mesi tutti i Protestanti del marchesato di Saluzzo si rendessero cattolici, se no morte e confisca. Pertanto di quelli sparsi nei Comuni di Paesana, Brondello, Crissolo, non uno rimase: anche nelle valli privilegiate ne interdisse il culto fino in case private; fossero demoliti i tempj, espulsi i barbi; i bambini si allevassero cattolici; se no, cinque anni di galera ai padri e sferzate alle madri: gli eretici stranieri uscissero, vendendo i loro beni, che altrimenti sarebbero compri dal fisco.
Per eseguire l'intollerante decreto bisognò un esercito, e lo comandò Vittorio Amedeo in persona, forse per farlo men sanguinario; Louvois, ministro della guerra del gran re, unì ai Savojardi quattromila soldati: grosso esercito contro montanari inermi, comandato dal francese Catinat e dal savojardo Gabriel. Gli uomini presi e legati mandavansi a Torino: restavano donne, fanciulli, vecchi, esposti alla brutalità de' soldati, che li straziavano per farli abjurare.
Gli Svizzeri impetrarono da Vittorio Amedeo che i Valdesi potessero migrare: e «Voi potete ancora (diceano a questi) uscir da paese sì caro e sì funesto; potete condur con voi le vostre famiglie, conservare la religione vostra, evitare nuovo sangue: in nome del cielo non ostinatevi a inutile resistenza». Pure nell'assemblea di Roccapiatta l'aprile 1686 decisero di resistere fin alla morte; scannarono e salarono il bestiame, e rifuggirono fra le Alpi meno accessibili, mentre i robusti s'accingeano a respingere risolutamente le truppe.
Chi, conoscendo la potenza del gran re e il valore del maresciallo Catinat, mal sapesse persuadersi che un pugno di Valdesi resistesse con effetto, mostrerebbe non conoscere la possa di gente che difende la patria e le credenze; nè l'insuperabile natura delle posizioni di Balsilla, di Serra il Crudele e d'altre, ove due possono respingerne mille, e i sassi sepellire cavalleria e cannoni. Ma la disciplina del nemico e più la fame peggioravano la situazione de' Barbetti, che, quando fossero côlti, come rei di lesa maestà venivano uccisi, o mandati alle carceri, alle galere. Ridotti a piccol numero, ricoverarono sul suolo elvetico: ma di là ribramavano la patria; e alcuni per forza vollero ricuperarla, e una colonna di novecento, sollecitata e condotta dal vecchio Gianavello, imbarcatisi sul lago di Ginevra, per la Moriana valicarono il Moncenisio, e sceser dalla val della Dora in Pragelato, e dalla Balsilla respinsero dodicimila Francesi e diecimila Piemontesi; ma il Catinat molti ne colse ed appiccò.
Fra tali eventi, il duca di Savoja trovò che gli tornava conto guastarsi colla Francia ed unirsi all'Austria. Allora, per ingrazianir l'Inghilterra, amica di questa, ripristinò ne' loro diritti i Valdesi, rilasciò quei che tenea prigionieri a Torino, e giunse fin a permettere tornassero al culto paterno quei che l'aveano abbandonato per paura o fini umani. L'Inquisizione romana cassò queste disposizioni come enormi, empie, detestabili, e il duca proibì si pubblicasse il decreto di essa, e chiese ne' suoi Stati l'abolizione del Sant'Uffizio; e papa Innocenzo riconobbe che si era ecceduto.
I Valdesi ricambiarono la tolleranza del duca col fortemente ajutarlo nella guerra alla Francia, servendo d'antiguardo al principe Eugenio di Savoja; e unitisi in reggimenti colla divisa La pazienza stancata divien furore, gravemente danneggiarono il Delfinato e le truppe di Luigi XIV. Poco andava, e Vittorio Amedeo trovava utile di ricomporsi in pace col gran re, ricuperando Pinerolo e la val di Perosa, da sessantasei anni obbedienti alla Francia. Per patto con questa si obbligò ad espellerne i Valdesi; i quali in numero di duemila cinquecento uscirono allora dal Piemonte per ricoverarsi in Isvizzera, nella Prussia, nell'Assia, nella contea d'Isemberg, nel Baden-Durlach: da Eberardo Ludovico duca di Würtenberg, con diploma del 1699 ottennero terre fra Maulbronn e Knittlingen, dove eressero casali che, rinnovando i nomi alpini, chiamarono Villar, Pinasca, Luserna, Mentoulles.
I rimasti abitarono poi sempre con più o men pace in quegli antichi ricoveri della libertà e delle credenze loro, silenziosi obbedendo, ed anche amando il loro principe e oppressore. Non mancarono mai zelanti che procurarono convertirli, e il beato Valfrè, di Verduno diocesi d'Alba, molto adoperossi nel 1686 per istabilir fra loro parroci cattolici. Questo pio frate oratoriano rincresceasi grandemente che Vittorio Amedeo II fosse venuto a cozzo colla santa sede; e allorchè il re andò a visitarlo moribondo, gli raccomandò di risparmiare i mali della guerra ai sudditi, e di tenersi sempre unito col vicario di Gesù Cristo, se vuole che Dio feliciti lui e la reale famiglia e il suo Stato. Nel 1637 la duchessa Maria Giovanna Battista, reggente, fondò in Torino un ricovero pei catecumeni, affidandone la direzione ai cavalieri dei ss. Maurizio e Lazaro, e doveano avervi vitto e vestito, come usavasi nell'Albergo di Virtù; i giovani fosser istruiti nella fede e in qualche arte: i vecchi vi trovassero riposo; una dote le nubende. Così continuò fino al 1740, ma le guerre e i dissidj aveano mandato a male l'istituzione e cumulato debiti, sicchè bisognò riformarlo. Carlo Emanuele III nel 1754 ergeva in Pinerolo un magnifico ospizio pei catecumeni: ma questo nel 1800 fu dato ai Protestanti dalla Commissione esecutiva che governava il Piemonte dopo l'occupazione de' Francesi. I quali gli accarezzavano, e Napoleone imperatore riconobbe l'organamento che si erano dato in chiese concistoriali a Torre, Prarostino e Villa Secca, considerando i loro tempj come edifizj pubblici a carico dello Stato: e ai ministri assegnando mille franchi in terre e ducento di supplemento. Più tardi quell'ospizio fu riaperto dallo zelante vescovo Charvaz[405], che fu il primo cattolico che, dopo Bossuet, scrivesse sui Valdesi.
Restituito nel 1814 il Piemonte agli antichi regnanti, nel farnetico di rintegrar il passato si richiamarono gli antichi decreti, e si diede qualche inquietudine ai Valdesi: ma i governi di Prussia e d'Inghilterra s'interposero a loro favore, e vi ottennero il permesso d'esercitar molte professioni civili, di conservar i beni che avessero comprato fuor de' limiti prescritti, e si provide al sostentamento de' loro pastori. Il parlar che se ne fece mosse molti, massime inglesi, a visitarli e soccorrerli, e scriverne la storia e le difese[406], e nel 1825, massime per opera del Gilly, s'istituì a Londra un comitato per proteggerne gl'interessi. Contavano essi allora quindici chiese, ciascuna con un ministro che dev'essere suddito sardo, stipendiato dagli abitanti, ai quali per tal uopo accordasi una diminuzione sull'imposta. Dirige queste chiese un sinodo, in cui ogni cinque anni si raccolgono tutti i pastori e deputati laici. La Tavola, magistratura di tre ecclesiastici e due laici, governa negl'intervalli fra un sinodo e l'altro, è rieletta ad ogni sinodo, risolve le controversie, ripartisce le limosine. Ogni chiesa ha un concistoro proprio, composto del pastore, degli anziani, dell'economo, del procuratore, che cura l'amministrazione spirituale e temporale, i buoni costumi, i poveri, le scuole, nelle quali, come nel culto, s'adottò la lingua italiana. A tempi determinati il ministro va a cercare le popolazioni isolate fra le Alpi, per recarvi il ristoro della religione. Allora da tutte le praterie, da tutti i vertici accorrono i mandriani sui passi di esso; e l'eco delle vallate ripete le lodi del Signore e i salmi della fede e della consolazione. Il ministro dispensa consigli, conforti, rimproveri, compone dissidj, concilia matrimonj, sradica scandali; poi a tutti insieme infrange dalla cattedra il pane della parola, e raccomanda loro di vigilare, pregare, star in fede.
Nel 1603 aveano pubblicata la loro professione di fede, consentanea alle Chiese riformate; la ripeterono nel manifesto del 1655, e conserva forza legale. Metodisti vi furono da Ginevra introdotti dopo il 1821, e benchè combattuti, fecero proseliti; osservano rigorosi la domenica, astenendosi da feste o danze, e tengono adunate vespertine, obbedendo solo alla ispirazione dello Spirito Santo.