In Torre, capo del mandamento, nel 1844 fu consacrata la Chiesa e inaugurato il convito per circa novecento cattolici che v'abitano; pei duemilatrecento Valdesi serve il tempio, aperto solennemente nel 1852, con architettura semigotica e l'iscrizione: La vera vita consiste nel creder in Dio e in Gesù Cristo suo figliuolo. È vicina la casa del pastore e de' ministri, che attendono al culto e all'istruzione; e in essa si tengono adunanze e si custodiscono gli atti della loro scuola, alla quale, composta di laici e ministri, spetta l'amministrazione suprema degli interessi de' religionarj. Nel 1825 la propaganda inglese contribuiva venti mila sterline per fondare il collegio, assegnava dieci borse, da cento franchi l'una, a favore degli allievi, oltre mantenere tre giovani in Inghilterra che potessero poi venire a farvi da maestri; altri sussidj per scuole femminili. Instancabile ad ottenere soccorsi, il Gilly da un solo anonimo ebbe cinque mila sterline: e con simili collette un ospedale vi fu fondato nel 1827. Una biblioteca di opere altrove assai rare fu promossa principalmente dal colonello Beckwith, che spese da ducenmila franchi per difondere l'istruzione fra i Valdesi, e quando nel 1842 i maestri delle valli si raccolsero a festa in cima d'un monte, nello scendere portava ciascuno un ramoscello di rododendri, e giunti a Torre ne staccarono ciascuno un fiore, e lo presentarono al Beckwith.
Poteano i Valdesi possedere ed anche fare da notaj, architetti, chirurghi, procuratori, speziali, amministratori del Comune; ma solo entro i loro confini. Tali restrizioni cessarono al 17 febbrajo 1848, quando, ridotto costituzionale il regno sardo, furono pareggiati a tutti gli altri cittadini. Nel luglio 1849 i Protestanti di Torino chiesero di congiungersi con la chiesa Valdese, laonde quella congregazione fu proclamata parrocchia Valdese: nel 1853 si aperse in questa città un tempio nuovo; e favoriti da circostanze e da rancori politici, anche altrove erigono chiese, stampano giornali[407], fanno proseliti ed ispirano paure e speranze. Dopo il 1856 cominciarono alcuni a migrare in America, e nella Repubblica Orientale dell'Uraguai fondarono una colonia, detta del Rosario, che finora prospera per laboriosità e morale.
DISCORSO LII. SECOLO XVIII. GIANSENISMO. FILOSOFISTI. FRANCHIMURATORI. CAGLIOSTRO.
Con tre avversarj, oltre i consueti, ebbe a lottare la Chiesa nel secolo XVIII: i Giansenisti, i Franchimuratori e i Filosofisti.
Allorchè un uomo delibera sopra il fare od ommettere un'azione, sente di potere decidersi in un senso o nell'opposto: ma l'azione e la deliberazione presente dipende da anteriori, in guisa da parerne quasi inevitabile conseguenza. Ciò non significa che l'uomo sia legato alla fatalità; bensì che egli non opera a caso, e che la libertà sua non vien mai esercitata così bene, come quando si conforma alla legge morale, insita in esso. Prescinde egli da questa? Se n'accorge, e confessa, «Volendo avrei potuto fare altrimenti».
La volontà dunque ha bisogno di appoggi estrinseci, quali l'esempio, i conforti, l'amicizia, l'approvazione o disapprovazione, la preghiera, la coazione morale e fisica. Ma oltre quest'esterna si dà un'azione interiore, che tutti sentono, che nessuno spiega. Il negare quest'azione, i diversi tentativi di ragionarla[408] e di misurarne la relativa importanza danno origine a variissimi sistemi, che collegansi con quelli che concernono l'altro arcano dell'origine del male.
Fin dai primi secoli, Pelagio, per sostenere il libero arbitrio, attenuava l'efficacia divina, cioè la Grazia, ponendo che le forze naturali bastino per adempiere la legge. L'uomo, a dir suo, fu creato mortale; nè il peccato ne deteriorò punto la prisca condizione. I bambini nascono nel medesimo stato in cui fu posto Adamo, e gli uomini sono liberi come erano nel paradiso terrestre. Ognuno può dunque serbarsi immune da peccato e osservare la legge; sebbene non possa raggiungere la perfezione. Che se vuolsi ammettere la Grazia divina, questa consiste appunto nella libera volontà di non peccare; tutt'al più è una ulteriore facoltà, concessaci da Dio per poter più facilmente compire quel ch'egli ci comanda: il libero arbitrio consiste nell'equilibrio fra il bene e il male, nella piena libertà di fare questo o quello.
Sant'Agostino, il primo de' Padri latini che riducesse a forma sistematica la dottrina evangelica, molto occupossi di questo dogma capitale della vita cristiana; e combattendo Pelagio, sosteneva che l'uomo, dopo la colpa d'origine, cessò di potere per sè evitare il peccato ed osservare la legge: la grazia di operare il bene non può venirgli che da Dio, il quale la concede a chi e in qual grado vuole. Per lo peccato originale i bambini non partecipi della redenzione, van perduti irremissibilmente; e in alcune anime predestinate alla gloria, la Grazia si manifesta in modo indeclinabile e insuperabile. Queste frasi, comparandole ad altre dello stesso santo, da san Fulgenzio e dai teologi sono chiarite in modo di stabilire che col peccato originale l'uomo perdette la Grazia santificante, divenne soggetto alla morte; il libero arbitrio fu in lui non annichilato, ma indebolito; nè è dalla concupiscenza trascinato inevitabilmente al peccato; nè portato irresistibilmente al bene dalla Grazia, acquistata pel sangue di Cristo, e mediante la quale riceve la facoltà di far bene. Questa Grazia interiore deve prevenire la volontà, ed elevarla di sopra delle forze sue naturali; nè da noi la meritiamo, ma ci è data gratuitamente: senza di essa l'uomo non può fare opere meritorie; anche con essa non può restare immune da qualche venialità.
È dunque atto creativo la predestinazione, per la quale la creatura riesce quel che è; e una libertà finita non potrebbe limitare la infinita del Creatore; il quale non sarebbe perfettamente libero se la libertà finita non potesse determinare altrimenti che sforzandola. Però la Grazia non viola il libero arbitrio nè potrebbe violarlo, poichè è essa medesima che lo crea. Ma in che consista l'azione di Dio sulle creature libere, in che modo producasi quell'effetto, si disputa.
Mentre alcuni, attribuendo tutto alla Grazia, pensavano che Dio abbia irrevocabilmente prestabilita la sorte di ciascuno, Cassiano riconosceva insufficiente la volontà umana, e necessario un sussidio esterno, per operare il progressivo santificamento, ma negava l'azione gratuita e preveniente, immediata e speciale di Dio sull'anima per muoverla a cominciare il bene: anzi in un certo senso l'uomo colle forze naturali può tutto, in quanto che i meriti di Cristo apersero a tutti indistintamente un tesoro di grazie, ove ciascuno, mediante il desiderio suo naturale di procacciarsi la salute, può attingerli quando e quanto vuole (Semipelagianismo).