— Ma se così operassero, che diventerebbe l'autorità della Chiesa?» dimandò il principe.
— Diventerebbe una chimera qual è veramente».
— Comprendete voi tutto il peso delle vostre parole quando trattate di chimera l'autorità che i papi tengono da Dio?»
— Maestà sì, la conosco, e mi darebbe il cuore di mostrarle che tale autorità, non che venire da Dio, è repugnante al Vangelo».
— Ma diminuendo questa autorità, non si correrebbe rischio di turbare la tranquillità pubblica?»
— Mi permetta vostra maestà di non crederlo, qualora l'impresa fosse assunta da principe saggio quanto Vittorio Amedeo. Il senato di Venezia ha pur potuto mettere freno alle esorbitanze del clero, malgrado i dispareri che nascono nelle assemblee numerose. Quanto più sarebbe agevole a principe, che non dee consultare se non la propria volontà?»
Pochi giorni appresso, il re tornava a chiamarlo, e gli disse come le sue ragioni avessergli fatto colpo, ma per restarne meglio convinto occorreagli di vederle rinfiancate con altre; ed esposte in iscritto per pesarle ad agio: il facesse, e mettesse cura di non asserire cosa senza provarla.
E il Radicati si pose all'opera, e già avevala ben avanzata quando si sparse voce di accordi fra Torino e Roma; al Radicati parve che il re nol ricevesse più colla cordialità di prima, nè in udienze private: credea che i magnati della Corte stessero seco sul grave, che frati e preti ridessero di lui, come già sovrastasse il giorno delle vendette. Son fantasie, con cui si piacciono alcuni di mostrarsi perseguitati: fatto è che, non tenendosi più sicuro, uscì di Piemonte e passò in Inghilterra. Il marchese d'Aix, che colà stava ambasciadore del re, gli fece sapere come avesse avuto torto di abbandonare il Piemonte, che nulla a temere v'aveva, nè il re cesserebbe di tenerlo in protezione. Pertanto deliberò rimpatriare: ma giunsegli ordine di indugiare finchè al re non avesse presentato il libro, del quale tanto si parlava, ancor prima che comparisse. E il Radicati, datovi l'ultima mano, lo spedì a Torino.
Ma ecco il ministro intimargli che sua maestà era indignata gli avesse spedito uno scritto siffatto, e che non potrebbe più conservare seco relazione: i beni suoi, come di nobile migrato senza consenso regio, furono confiscati.
Il libro è intitolato Receuil de pièces curieuses sur les matières les plus intéressantes (Rotterdam 1736), e sostiene dodici proposizioni: 1º Il principe dee aver libera la collazione degli arcivescovadi, vescovadi, badie, parrocchie, e disporne a suo talento come i re di Francia: nominare inoltre i provinciali, priori, superiori degli Ordini religiosi, o rimuoverli. 2º Determini egli il numero de' preti, frati, di ciascun Ordine, monastero, collegio. 3º Incameri tutti i beni e le rendite della Chiesa e degli Ordini religiosi, dando al clero sufficienti provigioni. 4º Vieti ai sudditi di donare mobili o stabili a Chiese o a corpi religiosi. 5º Proibisca ai Gesuiti o frati qualunque d'insegnare pubblicamente o privatamente, ma stabilisca scuole laicali nelle città e nelle borgate. 6º Proibisca al clero di ricevere mercede per la celebrazione di messe, punendo come simoniaco chi ne accetta. 7º Tenga per ribelli i confessori o ecclesiastici che ne' penitenti o ne' fedeli eccitano odio contro il sovrano. 8º Abolisca l'asilo delle chiese; pigli le terre del papa che si trovino nello Stato, come sono i feudi pontifizj in Piemonte. 9º Abolisca il Sant'Uffizio 10º e le confraternite del Rosario, del Monte Carmelo, della Cintura di sant'Agostino, del Cordone di san Francesco, dello Spirito Santo. 11º Diminuisca il numero delle feste, riducendole alle domeniche, pasqua, natale, capo d'anno, natività della Beata Vergine, tanto per distinguere i Cattolici dai Protestanti. 12º I beni del clero scomparta fra i nobili ed i Comuni; e poichè cesserebbero d'esser immuni dal tributo, diminuisca d'altrettanto le gravezze pubbliche.