Il dottissimo cardinal Maj, nell'orazione solita recitarsi in conclave de eligendo pontifice, diceva ai cardinali: «Dateci un papa che sia per la fede Pietro, per costanza Cornelio, per felicità Silvestro, per eleganza Damaso; abbia di Leon Magno la nitida eleganza, di Gelasio la dottrina, di Gregorio Magno la pietà, di Simmaco la fortezza, di Adriano l'amicizia de' principi; sia per la concordia delle Chiese Eugenio, pel patrocinio delle lettere Nicolò, per grandezza di pensamenti Giulio, per liberalità Leone, per santità Pio V, per vigor d'animo Sisto: e per non ricorrere solo le prische età, dateci un pontefice cui non manchino nè l'erudizione di Benedetto XIV nè la munificenza del sesto Pio, nè la forza e benignità del settimo, nè la vigilanza di Leone XII, nè la rettitudine di Pio VIII».

Gregorio XVI saliva papa il 2 febbrajo 1831 mentre l'Europa era sommossa da una nuova rivoluzione di Francia, che al ripristinato diritto divino surrogava quello delle moltitudini e della sollevazione. E una scoppiò nelle Romagne nell'interregno, ma ben presto l'Austria tornò all'obbedienza dei duchi e del papa l'Italia media, colla solita necessità di repressioni e la solita sequela di odj. Quanto inesperto delle cose politiche tanto fervoroso per la causa di Dio e la santa maestà del dogma, Gregorio XVI secondò la revivescenza cattolica in Italia e fuori[527]; infervorava ai doveri religiosi; ostava alle eresie ripullulanti; riformò i concordati col Piemonte e con Modena; lottò colla Spagna e colla Svizzera che molestavano la Chiesa; scomunicò i fautori della tratta dei Negri; denunziò alla cristianità il re di Prussia, che a cagione de' matrimonj misti teneva in carcere l'arcivescovo di Colonia; all'imperatore di Russia rinfacciò i maltrattamenti usati ai Polacchi, e additandogli le ruine del palazzo di Nerone diceagli: «Ecco quanto resta de' persecutori de' Cristiani».

Vaglia il vero, non sempre il clero si trovava all'elevatezza della sua missione; molti preti mancavano della scienza necessaria, e molti della ancor più necessaria pietà. Usciti dai seminarj, dove non sempre la vocazione gli avea condotti, tremando dell'impopolarità e dello scherno, pareano attenti a farsi perdonare il loro stato e il loro vestire coll'accostarsi il più possibile al viver mondano: usare ai caffè e ai ritrovi, bazzicare passeggi e fin teatri, educarsi sui giornali a cianciulliare di politica col gergo liberalesco; neppur rifuggire dalle società secrete e dalle cospirazioni; colle romanze del Berchet e i lazzi del Giusti e le declamazioni del Gioberti inebriarsi al prossimo ritornar dell'Italia nel suo legittimo primato; torturavano la Bibbia per trarne eccitamenti e giustificazioni alle loro demolizioni; rideano essi primi degli studj teologici, delle virtù ecclesiastiche, della carità non meno che della devozione, e di coloro che mostrassero o scienza non comune o zelo disinteressato: mentre riponevano il progresso nel trattare leggermente la fede avita, riprovare abusi di cui essi stessi profittavano, e parlar della secolarizzazione degli uffizj ecclesiastici, della abolizione delle fraterie e dell'incameramento dei beni: e dolersi di dover nascondere tanto talento e tanta attività sotto la veste talare. Costoro erano carezzati dai settarj, e lusingati colla speranza d'una rivoluzione civile e sociale, ma che lascerebbe intatto il cattolicismo, cioè i benefizj che godeano e le dignità a cui aspiravano: onde molti bonariamente credeano, o almen diceano che il cattolicismo, postosi a capo delle idee moderne, conquisterebbe l'universo mondo[528].

Chi sa la storia del nostro secolo, conosce che sempre fu regolato da frasi. E la frase proclamata nella rivoluzione del 1831 fu il non intervento. Questo restar indifferenti allo strazio de' nostri vicini repugna alla carità; ma la politica stessa se ne ride; ed oltre ripristinare coll'armi i principotti d'Italia e il pontefice, le Potenze vollero intromettersi dell'assetto interno, fino a pronunziare che lo Stato Pontifizio era mal governato, e dar suggerimenti ufficiali al suo principe. S'aperse con ciò l'èra nuova della rivoluzione, che comparve armata della penna dei diplomatici e delle ambizioni dei re, i quali faceansi alleati e complici delle società segrete istituitesi contro di loro, e subillatori dell'eresia che prima era da essi combattuta. Se l'aveano suggerito i regnanti, ben poteano i Romagnuoli domandare a gran voce la secolarizzazione degli impieghi e l'applicazione di codici stranieri: sicchè il malcontento poteva palliarsi di legalità, e farsene organi or elegiaci or ditirambici anche persone dedite all'idea carbonarica, ma repugnanti dalla Giovane Italia, quali Massimo D'Azeglio o il dottore Farini. A tale manifattura d'anarchia trovavano alleati troppi interessi e passioni; malcontenti che volevano annessi i paesi pontifizj al regno di Napoli o al Piemonte o sin all'Austria; Inglesi che bramavano crollasse il papato; Tedeschi che voleano impiantare il protestantismo nella sede stessa del cattolicesimo; avvocati che agognavano l'occasione di declamare in un parlamento o di regnare in un ministero; rivoluzionarj che erano sicuri di riuscire contro un trono che non vuol difendersi con un esercito, sicchè la minima insurrezione basta ad abbatterlo; napoleonici, che di quel paese farebbero il punto d'appoggio per sollevare tutta Europa. Il governo di Luigi Filippo non poteva reprimere la rivoluzione da cui era nato: e poichè nel paese suo era cominciata nuova guerra contro il ridestato zelo del clero, indicato col nome di Gesuita, si mandò ambasciadore a Roma un antico fuoruscito, il carrarese Pellegrino Rossi. Alla costoro ombra, dalla Francia, da Lugano, dalla inglese Malta avventavansi opuscoli incendiarj in Italia, che versassero aceto sulle piaghe: che, se bersagliavano il Tedesco, più concordemente inviperivano contro Roma. Tutto ciò cresceva gli scontenti negli ultimi anni di Gregorio XVI. E s'egli deplorava tale disorganamento, e vi provvedeva o con ammonizioni o con repressioni, era vituperato come retrogrado e tirannico; denigravansi gli atti suoi migliori; calunniavansi fino i suoi costumi; non occorrevan le prove e neppur la probabilità; bastava l'esser detto; chè in tempo di rivoluzione la credulità è inesauribile[529].

Quell'amministrazione diversa dagli altri regni, quel re prete che dava esempj o raffacci ai re, quella corte di cardinali come potevano piacere ad un'età tutta soldati e ciambellani? Credeasi avvilito un popolo perchè ubbidiva a tonache, anzichè ad uniformi; i sudditi diceano che il papa era uno strumento in man dei principi; i principi lo guardavano bieco come il solo che osasse opporsi alle loro trapotenze.

Aggiungiamo pure che un principe a vita, scelto in grave età, fra una classe aliena per istituto da intrugli temporali, preferito per le virtù che giovano ed onorano la Chiesa universale, deve riuscire men proprio al governo quanto è più austero ed esemplare: onde quivi peggiorano le condizioni di moralità che altrove sarebbero salvezza. Quindi moltiplicate le cospirazioni, finchè una nuova se ne ordì al comparire del suo successore, la cospirazione degli applausi.

Pio IX, avvezzo a lavar le sue mani tra gl'innocenti, pietoso di cuore, ameno di discorsi, buon sacerdote, che molte ore d'ogni giorno riserbava alla preghiera; che nelle dubbiezze gettavasi a' piedi della Madonna, a gran rinforzo di speranze e di lodi venne trasformato in un idolo a capriccio, attribuendogli atti, concetti, divisamenti alieni dal vedere e voler suo: «Viva Pio IX» fu il grido che risonò da un polo all'altro, più alto che a qualunque eroe, e come simbolo di tutte le speranze, non men della Chiesa che dell'Italia. Ai Cattolici parendo risorgesse quel che dopo Lutero non si era veduto più, un pontefice di tal grandezza, da stendere la sua efficacia sul mondo intero, esultando che il movimento venisse appunto di là ove è tradizionale la stabilità.

Ma i figli di Voltaire non riconciliavansi col papa se non foggiandolo sul tipo del loro patriarca; e in quella foga d'applausi, dove l'amore cancellava la riverenza, si tentò staccare il principe dal papa, il papa dall'ordinamento ecclesiastico e dai suoi predecessori, gridando «Viva Pio IX solo». Per quanto egli protestasse contro lo scopo che ognor più si rivelava di farlo scintilla d'incendio politico[530], con preghiere che somigliavano a minaccie se gli chiesero le riforme che i principi aveano suggerite nel 1831, ed egli le concesse; se gli chiese, istituzione di moda, il giornalismo, ed egli il concesse, e vi seguì il nembo delle falsità, l'annunzio di riazioni, di briganti, d'invasioni; in conseguenza gli si chiese la guardia nazionale e un esercito, ed egli concesse: se gli chiese una costituzione, ed egli la concesse; pel qual modo si ebbe in pochi mesi ciò che i più arditi avean appena sperato in un secolo.

Non può toccarsi al principato ecclesiastico senza che tutta l'Italia se ne risenta, anzi l'Europa, come a un interesse dì tutti e di ciascuno. Ben presto Francia scoppiò in nuova rivoluzione repubblicana; l'Europa tutta vi corse dietro, come a tutte le mode di Francia, e a titolo della fraternità universale restò contaminata di assassinj e di ruine. In Italia pure in nome della nazionalità cominciò la conflagrazione, che da venti anni mantiene quell'incertezza ch'è il peggiore dei danni perchè sospende tutte le forze dell'anima, elide il coraggio, differisce le risoluzioni, come di gente sulle mosse, che non ha nè una strada nè una meta.

La commozione erasi iniziata nel nome del papa, e nei concetti de' Neoguelfi di ridurre a concordia lo Stato colla Chiesa, la libertà coll'autorità. Più parve potersi sperarla quando l'assemblea repubblicana francese, proclamando il diritto inviolabile delle coscienze, sciolse i vincoli che un'improvida protezione avea messo alle facoltà della Chiesa, e il parlamento germanico abolì i divieti che le costituzioni particolari ponevano al culto pubblico. Anche in Italia i sacerdoti favorirono gli scotimenti del 1848, benedissero le bandiere e le armi, contribuirono denaro, preci, inni, esortazioni, esempio: il ministero piemontese gl'invitava a render odiosi al popolo gli Austriaci col mostrare come questi avessero sempre incagliata l'azione degli ecclesiastici[531]. Ognuno sa come la rivoluzione si voltasse contro Pio IX, fin a cacciarlo dalla sua sede; onde l'Italia, per la terza volta in cinquant'anni, dovè protestare contro gli oltraggi dell'esiglio del suo padre. Portata la gran lite sul campo della forza, la forza prevalse; lo straniero rioccupò l'Italia, e l'inevitabile riazione inaridì le rigogliose speranze, e divelse le ottenute libertà.