Roma protestò; richiamò il nunzio da Torino, e non volle riconoscere il Pinelli, mandatole affinchè accettasse il fatto compiuto, e rimovesse il Franzoni arcivescovo, tenuto corifeo dell'opposizione clericale, e che avea proferto la legge civile non poter dispensare il clero dagli obblighi speciali, impostigli dalla Chiesa, e prescriveva qual contegno dovesse tenere rimpetto ai tribunali civili. Di aver ciò stampato gli si mosse processo in paese di libera stampa, e alla citazione non essendo egli comparso, fu chiuso nella cittadella: fatto nuovo e inaudito, dice lo storico succennato nello sbeffeggiare questo martire: al quale però serviva di conforto il giungere condoglianze e incoraggiamenti d'ogni parte, un pastorale dai fedeli sardi, un anello da quei delle chiese d'Italia, un calice dai Francesi.
Ammalatosi intanto il conte di Santarosa ministro, gli si negò il viatico se non ritrattasse la partecipazione che aveva avuto a quelle leggi. Nuova occasione di ire plateali e avvocatesche, per obbedire alle quali l'arcivescovo, sequestratigli i beni, fu chiuso nella fortezza di Fenestrelle, poi condotto ai confini di Francia, ove stette esule i dodici anni che sopravvisse. E parimente dovette uscire monsignor Morungiu arcivescovo di Cagliari e (dice il solito storico) «a sentire la fazione teocratica, era già tempo di nascondersi nelle catacombe: i martiri si moltiplicavano; le persecuzioni de' Neroni e de' Domiziani erano superate». Forse la fazione teocratica ricordavasi che, oltre lo Statuto, vigeva il codice ove l'articolo 2 dichiara che «il re si gloria d'esser protettore della Chiesa e di promuovere l'osservanza delle leggi di essa nelle materie che alla podestà di essa appartengono: i magistrati veglieranno che si mantenga il migliore accordo tra la Chiesa e lo Stato».
Quasi poi si fosse proposto di far d'un popolo senza fede un popolo senza doveri, la stampa metteva fuori libri i più ribaldi; riproduceva ad uso del popolo novelle e poesie di cui Sodoma si sarebbe vergognata: famigliarizzava coi delitti più atroci e più osceni; fatta palestra di obbrobrj, lanciava vituperi contro le persone e le istituzioni ecclesiastiche: il più lurido dei giornalisti, dopo scompisciato tutta la settimana ogni persona e cosa che ispirasse o meritasse rispetto, la domenica appestava il pubblico con migliaja di copie d'una spiegazione del vangelo, dove avvoltolava nella sua pozzanghera Cristo, e principalmente la Madonna. Ne sghignazzavano i caffè, e lo pensionava l'erario.
In più serio campo Giovanni Nepomuceno Nuytz, all'Università di Torino professava un corso di diritto canonico (Juris ecclesiastici iustitutiones) degno del Febronio, asserendo l'onnipotenza dello Stato sopra la Chiesa; l'incompatibilità del potere temporale collo spirituale; non potersi dimostrare che il matrimonio sia sacramento, nè la Chiesa stabilirvi impedimenti dirimenti; la Chiesa cattolica e specialmente la santa sede essere stata causa dello scisma orientale[537]. Messo all'Indice, l'autore fu strascinato in trionfo e promosso. E fioccavano scritti in cui voleasi considerare il potere pontifizio come un semplice ministero, anzichè una giurisdizione; la religione come società dell'uomo con Dio, eliminando la Chiesa visibile, e la suprema garanzia de' diritti civili; nelle materie miste, cioè nell'amministrazione esterna delle cose sacre, la decisione competere all'unico potere, primeggiando l'interesse pubblico in tutto quanto non è essenza della religione.
E qual cosa sia l'essenza della religione lo definirà ancora il Governo. Essenza della religione è che si predichi la verità, ma lo Stato prefiggerà da chi, quando, dove, come, e se quella verità nuocia al pubblico assetto. La preghiera è essenza della religione, ma lo Stato determinerà le ore, i luoghi, le formole; e se permettere una processione, le immagini, i pellegrinaggi, il richiamo delle campane. È essenza della religione il formare i proprj ministri, ma l'autorità origlierà ai seminarj, imporrà i maestri, le materie d'insegnamento, il numero e l'età degli allievi, e quando arrivino agli anni, li ghermirà per farne soldati. La Chiesa è giudice degli errori contrarj ai suoi dogmi e alla sua morale, ma lo Stato esaminerà la forma delle decisioni dogmatiche, potrà sospenderne la pubblicazione, vietarne la discussione[538]. Essa amministra i sacramenti e fra questi il matrimonio, ma lo Stato non lo riconoscerà se non stipulato davanti agl'infimi de' suoi magistrati, in via di contratto naturale. Potrà dirsi impedita la libertà del cittadino o turbata la quiete pubblica se una processione interrompe la marcia d'un reggimento; se ai nostri carnevali si oppongono le devozioni; se ne' conventi si ricoverano fanciulle destinate alla scena o a peggio; se i nostri tabernacoli impacciano le mostre delle botteghe; se i nostri vescovi stampano come i giornali, o i nostri curati declamano quanto i deputati e gli arruffapopolo: se infine un cristiano vuol praticare la libertà diversamente da quel che esigono i dominatori del giorno.
Insomma si ammetteva la religione, ma se ne ripudiavano le conseguenze; si tollerava Cristo, ma prima il re e il prefetto; il Governo, se non bastava l'aver tratte ai tribunali civili le quistioni beneficiarie e matrimoniali, stabilito nuove norme per la placitazione, sottoposto a speciale autorizzazione i lasciti e gli acquisti in favor della Chiesa, tolto la personalità morale alle corporazioni religiose, imposto tasse eccezionali e quote di concorso a certi benefizj, rendevasi ridicolo agli assennati e vessatorio ai credenti col rinnovare le scene dell'interdetto di Venezia, e dei re sacristani di casa d'Austria. Il papa nel concistoro 22 gennajo 1855 disapprovava tutti gli atti del potere legislativo ed esecutivo del Piemonte, lesivi della giurisdizione ecclesiastica, minacciando di censure coloro che a leggi siffatte dessero favore; e pubblicò i carteggi suoi co' varj ministri di Piemonte, e le lettere burbanzose di questi, che ad ora ad ora aveano tentato rannodare relazioni con Roma.
Peggiorò questa situazione la guerra del 1859; dove il Piemonte, avendo acquistata la Lombardia, vi applicò subito gli ordinamenti suoi, cassando il concordato che l'Austria aveva stipulato con Roma, e vituperando come ostile all'Italia indipendente quel clero che, come ostile al dominio forestiere, era stato sempre vigilato dagli Austriaci. Poi, con quel sintomo d'estrema decadenza ch'è la facilità con cui si perde e si acquista un trono, vennero annessi al regno sardo la Toscana, i Ducati, la Romagna; poi si conquistarono le Marche, l'Umbria, le Due Sicilie; infine si proferì l'unità d'Italia, e doverne essere capitale Roma.
Tali acquisti erano un fatto di mera politica esterna, di principe che spoglia un altro principe; ma doveano esulcerare le relazioni fra il pontefice e il nuovo regno; e alterare non solo le disposizioni reciproche degli spiriti, ma i doveri dei già sudditi pontifizj, che trovavansi sottoposti ad altro regnante, e a norme differenti anche in ciò che concerne la coscienza. Fu per voltare tutti i torti sopra di questi che il ministro Cavour promise le più ampie libertà alla Chiesa in libero Stato.
Come tutte le formole vaghe, questa non ha altro senso che quel che le si dà; gridata da tutti, è da ognuno intesa a suo modo, e se ne trastullano quelli che amano creare attitudini equivoche onde profittarne[539]. I Cattolici l'avrebbero aggradita ove significasse che la Chiesa non fosse più stretta da tutela estranea; autorizzata ad esercitare tutta la sua attività morale e civile, tolti gl'impedimenti alle relazioni dei fedeli e de' vescovi tra loro e con Roma, alle elezioni, alle stampe, alla beneficenza, all'istruzione, ai mezzi molteplici per cui si fa benefattrice dell'umanità, invece di vincolarsi a concordati per reciproche concessioni, avrebbe quella sicura libertà che invoca con quotidiana preghiera.
Chiesa e Stato sono due enti affatto distinti, eppure non separabili: viventi ciascuno di propria vita, non si devono reciprocamente impacciare, bensì nella loro indipendenza coadjuvarsi, l'una dirigendo le coscienze al rispetto dell'autorità, l'altro proteggendo l'attuazione esterna del dogma. La Chiesa sussisteva prima dello Stato, e abbraccia l'università de' credenti; mentre quella formola parrebbe rinserrare l'eterno nel contingente, l'universale nella circoscrizione geografica o politica. L'anima comanda al corpo, ma questo è inseparabile da quella finchè vive, e l'una tocca alle ragioni dell'altro in modo, ch'è impossibile delimitarle assolutamente, massime quando s'interpongano interessi e passioni.