Come le genti si furono sedute ne' paesi che doveano divenir patria loro, i dominanti particolari che, munitisi d'eserciti e d'erario, più non sentivano bisogno del patronato dei papi, studiarono ritrarsene, e recuperare al governo civile le prerogative che quelli aveano non usurpate, giacchè a nessuno le tolsero, ma esercitate quando altro organamento non sussisteva.

Forse, col rinnovarsi della civiltà, sarebbonsi potute conciliare le pretensioni dei due poteri, ma ne tolse speranza la riforma religiosa, che fu una vera riazione contro la preponderenza italiana e pontifizia. Sottrattogli mezzo il mondo, il papato non potè più influire efficacemente sulla civiltà e sulla politica: ristretto a un piccolo principato, scemata tanto l'efficacia della sua parola; per tutelarne l'esistenza e i diritti dovette cercare le alleanze dei forti, stringendosi ora colla Spagna, ora colla Germania, ora colla Francia, che colla loro protezione, coi loro concordati ne mozzavano spesso la podestà spirituale; e colla scienza e col moto civile cospiravano, talora senza accorgersi, a sottometterla al laicato[546].

D'allora il principato di Roma non diversificò dagli altri principati fra cui sminuzzavansi i regni tutti, ma specialmente l'Italia nostra e la Germania. La indipendenza più o meno intera di questi piccoli ovviava l'oltrapotenza dei grossi, che perciò miravano ad ingojarli. Ma di farlo non trovarono la opportunità se non quando la Rivoluzione, sotto il titolo di dar a tutti la libertà, abolì le libertà de' singoli a favore d'un ente astratto che chiamava lo Stato; poi ridottile a una fittizia unità, li gettava in braccio d'un re.

Questa genesi della libertà moderna ci è data dalla storia che non imiti un bullettino d'armata; vuolsi aggiungere che, per frenare i possibili abusi dei re, non più bilanciati dalle piccole aggregazioni e dalla Chiesa, dovette ricorrersi alle costituzioni, cioè metter limiti fittizj e irrispettati a principi su cui si era accumulata la piena assolutezza; e se non vi si attenessero, minacciarli non più della scomunica, ma della rivolta.

Mercè della Rivoluzione, la Germania che avea da quattrocento Stati, alcuni repubblicani, tutti con sovranità limitata da privilegi, fu ristretta in pochi regni, principalmente spodestando i principi ecclesiastici.

Dall'Italia scomparvero tutte le repubbliche, e gli Stati si ridussero a pochi, sinchè vennero assorti tutti in uno. Prima del 96 il papa pesava sulla bilancia europea come un'altra potenza, giacchè come queste poteva comprare soldati. Introdotta la coscrizione, e perciò misurata l'importanza dal numero de' sudditi, egli si trovò impotente a petto degli ambiziosi. Buonaparte nelle prime sue corse tolse ai papi le Legazioni, garantendo il resto: ma ingrandito, non sofferse che un prete osasse dirgli no quando gli altri re non sapeano che dirgli sì: che negasse concorrere a soffogar l'Inghilterra col blocco continentale, o ricusasse di maledire i suoi nemici, o di dargli soldati contro di questi, di scioglier il suo matrimonio, acciocchè potesse sposare una austriaca: sicchè dichiarò finito il dominio temporale del papa, ne fece dipartimenti francesi, e conferì il titolo di re di Roma al presunto suo successore.

L'Europa s'indignò alla prepotenza, ma ancora Abele fu il vincitore; e i popoli, appena ebbero rovesciato Napoleone, non ebbero premura migliore che di veder restituito al papa il suo dominio. Ma più che da quel misto di protestantismo e di misticismo che fu la Santa Alleanza, lo Stato pontifizio restava garantito dal confinare con principati non superiori di forze; e quando la sommossa del 1830 minacciò l'indipendenza del regnante di Roma, le grandi potenze d'Europa s'accordarono a restituirgliela piena.

Poi Pio IX credette maturo il paese agli ordini civili che il secolo nostro proclama; e con timidezza ma con sincerità, inesperto, scrupoloso, incoerente, ma tutto equità e benevolenza procedendo, si fece ammirare da tutto il mondo come nessun suo predecessore, e benedire dall'Italia, della quale egli fu che cominciò il rinnovamento, e sulla quale attirò l'attenzione di tutta Europa come negli splendidi giorni del papato.

Presto si trascese; non si seppe cacciar lo straniero, bensì il papa: Pio IX dovette fuggire dal suo paese che cadde in preda all'anarchia; e le aspirazioni de' Neoguelfi cedettero alle ambizioni dinastiche e alle astuzie dottrinarie. Il regno sardo pensò allora rifarsi delle sofferte sconfitte, e acquistare predominio in Italia coll'andar a ristabilire in trono il papa. I deputati savojardi, imperterriti sostenitori del partito conservatore e religioso, mal soffrivano una spedizione che poteva tornar utile alla repubblica romana, o minacciare gli altri principi per ingrandire il regno sardo, col che sarebbesi dovuta cangiar la capitale, e con ciò dare il crollo al regno[547]. Più l'avversavano i liberali, e gli atti del Parlamento del 1849 meritano esser letti per vedere sino a qual punto possa trascender la retorica, e come vi si producessero già que' sofismi, che tratto tratto ripullulano sulla sovranità popolare o sull'autorità pontifizia. Ma mentre colà si disputava, i potentati aveano di nuovo pronunziato legittimo il dominio del papa quanto gli altri, e necessaria all'indipendenza di ducento milioni di Cattolici la indipendenza del pontefice: e incaricarono di repristinarlo la Francia repubblicana, così governabile appena non ha più governo.

Così fu fatto: ma ciò portava l'ingrata necessità di una permanente occupazione straniera, per reprimere la rivoluzione che aveva concentrato i suoi fuochi contro di Roma. Il pontefice, in occasione che si trovavano i vescovi congregati per una sacra solennità, propose loro di decidere se il potere temporale fosse necessario qui e adesso. Risposero unanimi del sì, e diceano: «Come i prelati della Chiesa avrebbero potuto da tutte le parti del mondo arrivar sicuramente per conferire con vostra santità sui più gravi interessi, qualora avessero trovato su queste rive un principe geloso de' loro principi, o sospetto o nemico ad essi? V'è doveri di cristiano e doveri di cittadino, che non sono contrarj ma differenti. E come i vescovi avrebbero potuto compirli se non vi fosse a Roma una sovranità temporale, come è la pontifizia, assolutamente indipendente, e centro della concordia universale, senza ambizione umana, senza aspirazione a dominio terrestre? Noi liberi siam venuti a un papa-re libero: pastori noi ci occupiamo degli interessi della Chiesa: cittadini, degli interessi della patria: equamente congiungiamo gli uni cogli altri, e non negligendo i doveri nè di pastori nè di cittadini. Chi dunque oserebbe impugnare un principato così antico, fondato sopra tale autorità e necessità? Se anche si badi al diritto umano sul quale riposano la sicurezza de' principi e la libertà dei popoli, qual altra potenza potrebbe a questa paragonarsi? qual altra è così venerabile e santa? Se questi diritti si calpestino riguardo alla santa sede, qual principe sarebbe sicuro di conservar il suo regno, qual repubblica il suo territorio? È dunque per la religione, ma anche per la giustizia e pel diritto, fondamenti delle cose umane, se voi lottate e combattete».