Nei tempi napoleonici, quando si considerava nemico chiunque non s'incurvava, se perseguitossi la Chiesa cattolica, non si favorì guari la protestante. Se il vulgo colto celiava ancora con Voltaire, il popolo cresceva rispetto ai sacerdoti quanto li vedeva più oppressi nel loro capo. La restaurazione credette consolidarsi mediante l'alleanza del trono coll'altare; e la religione dominante in Italia fu la cattolica, anche ne' paesi sottoposti all'Austria, dove ogn'altra era tollerata, e dove i Protestanti erano ammessi a tutti gli impieghi, non però con pubblicità di culto.

I Valdesi di Piemonte, de' quali accennammo le vicissitudini nel discorso LI. contro i proprj re invocarono l'intervento straniero: ma all'Inghilterra che s'intromise a loro favore, fu mostrato come gli editti contro di essi fossero meno severi che quei d'altri Stati contro i Cattolici. Non crescevano però di numero, nè presumevano far conversioni; e se moltiplicaronsi libri e storie apologetiche, v'ebbero contradditori; fra cui già nominammo il vescovo Charvaz, che, oltre la storia, fece la Guida del catecumeno valdese, ribattendone gli errori, e difendendo la religione cattolica ne' suoi dogmi, nel suo culto, nella sua disciplina. Re Carlo Felice aveva permesso una chiesa protestante a Nizza, ma che si predicasse solo in tedesco. Un Buscarlet ministro, non sapendo di tedesco, predicava in francese, ma gli fu vietato nel 1836, senza dar ascolto al conte Truchsses ministro di Prussia, che prese parte per lui. Esso Truchsses cercava trarre uditori alla cappella evangelica che teneva nel suo palazzo a Torino, e volle anche aprirne alcuna di fuori, ma ne fu impedito. Nel 1836 girava per Italia una signora Childers, dispensando Bibbie e stampe eterodosse, fra cui la Fede Generale dei Riformati, e una spiegazione del serpente di bronzo[566].

In favore de' Valdesi si mosse di nuovo l'Inghilterra nel 1841, quando Carlalberto ordinò rientrassero nei legali loro confini. Lord Aberdeen scrisse una calda nota al Governo sardo, che rispose con secco diniego. Ma poichè l'opposizione in Inghilterra tornava sempre su quel tema, il ministro rinnovò le pratiche, e il conte Pollone (18 febbrajo 1843) replicò sarebbe errore politico non men che peccato religioso il concedere ai Valdesi di abitare fuori dei loro limiti; volersi conservare l'unità cattolica, e i sentimenti del re e del paese doversi rispettare quanto quelli di Giorgio IV, inesorabile a non voler emancipare i Cattolici[567].

Quanto all'interno, nel 1820 era parso risvegliarsi lo spirito religioso, principalmente per impulso di Felice Neffi; e quella edificazione che più non trovavano nei tempj, molti la cercavano in riunioni indipendenti e riti liberi e più spirituali. Ai pastori ne spiacque, credendo lor privilegio la predicazione: la pietà dissidente tacciarono di Darbismo, e infatti a questo piegò, volendo escludere ogni liturgia fissa e uniforme, ogni sacerdozio privilegiato, quasi conducano al formalismo, all'indifferenza religiosa e alla disperante apatia della Chiesa officiale. Dio non istabilì veruna autorità che organasse la Chiesa di Cristo, nè tale sistemazione è contenuta nel codice sacro: una Chiesa ha unico capo Cristo, nè altro padrone, cioè è sovrana[568], e come tale può star da sè (congregazionismo) o confederarsi ad altre (presbiterianismo). Presbiteriana è la Chiesa valdese, ma il problema più difficile è stabilire i rapporti fra le Chiese particolari e la generale, in modo che questa non usurpi i diritti e l'individualità di quelle.

Le chiese rimanevano distinte e indipendenti ciascuna, senz'altro legame che della stessa fede e d'un'opera comune, ma nel 1839 si radunarono in parrocchie, poi nella costituzione della Chiesa valdese data dal sinodo del 1855 si consolidò questa novità col pretesto di francheggiarsi a fronte delle difficoltà, anzichè osteggiarsi una chiesa coll'altra. Il progresso delle idee liberali in Italia (diceano gli oppositori) abbastanza protegge ora i Valdesi, mentre la fusione vale quanto il distruggere i membri per formare un corpo: nè la Chiesa generale direbbesi libera quando nol sono le particolari. Il bisogno dell'unità è pericoloso, e non v'è chiesa generale dove non v'abbia chiese particolari libere, autonome e sovrane. Sono idee anglicane: e v'è chi vorrebbe introdurre fin i vescovi, sotto il nome di Moderatore a vita. Altri invece esorbitante trovano l'autorità concessa alla Tavola di «provvedere per mezzo di regolamenti a quanto concerne il culto pubblico e l'amministrazione spirituale e temporale delle parrocchie»; per lo che il clero riesce ad aver superiorità nella legislazione, nell'amministrazione, nella disciplina, nel culto, fin nell'istruzione pubblica; dispone dei doni e sussidj venuti di fuori. La nuova costituzione trasse alla Chiesa la nomina de' parroci diversi, dal che, oltre altri inconvenienti, deriva che le elezioni emanano da spirito di consorteria e di famiglia, «una delle più triste piaghe del paese, e che vi produce la lebbra che corrose la Chiesa romana, il nepotismo»[569]. Laonde per l'onor del paese e per la pace e la vita della Chiesa chiedeasi prevalesse il congregazionismo, l'indipendenza delle varie parrocchie, ciascuna delle quali nomini i deputati al sinodo[570]. Pertanto restarono divisi in Valdesi diaconi e Valdesi della tavola.

Nel 1839 a Filadelfia negli Stati Uniti si costituì una Società Degli Amici Italiani, che proponeansi di combattere il cattolicismo nel suo centro, e nel suo capo: e fu denunziata da Gregorio XVI. A Firenze tra l'arcadica fiacchezza di quel governo, e tra le pedantesche gelosie leopoldine contro il clero, potè estendersi il protestantesimo, favorito anche dal gabinetto letterario del Vieusseux, dove radunavansi il fior della città e tutti i forestieri; Matilde Calandrini, stabilitasi a Pisa nel 1831, introdusse gli asili infantili e convertì alcuno all'evangelismo; Enrico Meyer, autore di scritti pedagogici, fe porre un Istituto dei padri di famiglia protestante. L'apostolato invigorì però solo dopo che nel 1848, l'avversione ai pontefici fu innestata dalla nuova politica, colla libertà d'infamare e maledire ciò che era venerato e benedetto. I fratelli Guicciardini, spalleggiati da Mather, dagli Aldbourough e da altri, teneano conventicole, ove leggere e commentare la Bibbia; ma poichè ciò repugnava alle leggi del paese, furono indotti ad andarsene. Un ostiere Madiai, sposo ad una inglese, nel 1852 propagava libri e dottrine protestanti, e poichè, a norma della legge, venne arrestato, se ne levò uno scalpore europeo; l'Inghilterra minacciò richiamare il suo ministro; tutta la diplomazia parve sbigottirsi che alcun pericolo incorressero gli emissarj protestanti: il granduca dovette cedere, e se ne menò trionfo; i predicanti operarono più sicuri, e quest'atto fu una delle accuse che si accamparono per abbattere la dinastia. Ciò spieghi le irriflessive simpatie, onde i Protestanti secondarono le successive sovversioni[571].

Data al Piemonte la costituzione del 1848, i Valdesi aveano ottenuto di essere pareggiati agli altri cittadini, sicchè uscirono dalle loro valli, eressero chiese in Torino e altrove, e poterono gridare: «Ecco finalmente cadute le secolari barriere che intercettavano il passo alla parola di Dio: ormai si può credere diversamente dal prete, e professare senza ostacolo, e diffondere la propria credenza. Venite dunque, fratelli, presto venite, che è giunto il tempo d'evangelizzare l'Italia»[572].

E vennero, diffusero libri, moltiplicarono predicazioni e stampe. Fra queste la Buona Novella, giornale dell'evangelizzazione italiana, proponeva un premio di milleducento lire al migliore scritto «sopra la necessità e i mezzi di operar una riforma cristiana in Italia. Convinti che tutti i mali che affliggono l'Italia, di qualunque natura essi siano (!), ha per cagione principale l'ignoranza o l'abbandono dei principj del cristianesimo, e le false interpretazioni date agl'insegnamenti del Salvator degli uomini, dovrebbesi mostrare fino a qual punto il vero cristianesimo sia lungi dall'Italia, e ignoratine i principj; l'indifferenza, l'incredulità, la superstizione invadano le diverse classi della società, donde la decadenza del senso morale, l'indebolimento o distruzione della vita di famiglia; la vita pubblica, le lettere, le scienze, le arti, l'agricoltura, l'industria ed ogni materiale interesse del paese siano incagliati a cagione del suo stato morale».

Il simbolo di quel giornale era amplissimo «Sia facoltà a chi il voglia di non ammettere l'esistenza di Dio (pag. 109). La libertà dei culti non solo si deve estendere a tutte le credenze religiose, ma ben anche a qualunque setta o accademia o scuola che non riconosca nè religione nè Dio» (pag. 234). Ed assicurava che «tutti i giornali del Piemonte obbediscono a una direzione più o meno protestante e non si stancano di proclamare che la coscienza deve esser libera, e che nessuna potenza della terra ha il diritto di regolare le nostre attinenze con Dio».

Se ne sbigottirono non soltanto i vescovi nostri, ma i conservatori che vedeano minacciato lo Statuto, il cui primo articolo porta che «la cattolica, apostolica, romana è la religione dello Stato»: e che comprendeano il protestantesimo in Italia non poter essere mai culto e chiesa, bensì strumento di perturbazione e distruzione; sovvertirebbe la vita e le consuetudini dell'universalità del paese, precipiterebbe nell'incredulità formale spiriti già alieni dalla fede positiva e dalle pratiche religiose. Chi poi accetterebbe il vanto che si danno di far proseliti fra gl'increduli, e dir a questi, «Non credevi nulla; or almeno a qualche cosa credi?»