Per tale accordo anche i Valdesi assunsero il nome di Evangelici, e con questo fondarono varie stazioni per Italia, professando non badare a differenze di confessioni, bensì convenir tutti all'uffizio domenicale, qualunque credenza professino o comunque interpretino il vangelo. Anzi nell'ultima unione a Ginevra ben venti pastori ricusarono di riconoscere la divinità di Cristo.
Nel 1852, sei dignitarj del collegio di Londra dirigevano una lettera ai preti del Lombardo-Veneto, esortandoli a unirsi alla Chiesa anglicana, staccandosi dalla infedele romana. La Buona Novella nel 1858 diceva esser in Torino una società de' trattati religiosi per l'Italia, che aveva in due anni stampato 2,399,500 pagine; una libreria evangelica aver mandato in giro trentunamille copie di varie opere. Bonaventura Mazzarella pubblicò la Professione di fede de' Cristiani evangelici d'Italia[578], ove dichiara ch'essi non sono nè protestanti, nè valdesi, nè altro: «son cristiani perchè ripongono tutta la loro confidenza in Cristo, ed evangelici perchè non ammettono vi sia cristianesimo fuori dell'Evangelo.... Tra il ministero evangelico e il clero ufficiale, sia cattolico sia protestante, vi è un abisso. Quello è essenzialmente laico, non forma una casta, non avrà salarj fissi;... fuori della Chiesa è cittadino come gli altri; non ha potere, non onori, non sovvenzioni; esercita il mestiere che imparò...» Chiesto che cosa avesse predicato in Asti, risponde: «Mostrai il contrasto palpabile e spaventevole che esiste tra la vita e le parole di Cristo, e la vita e le parole del papa... Il papato ha ridotto il cristianesimo a un mercimonio... I sacerdoti ebraici che gridavano crocifiggilo, non fecero al cristianesimo il male che gli ha fatto il papato».
Maggior campo e più libero passo offersero all'apostolato eterodosso le conquiste del 1859, e il regno formatosi d'un conglomerato di voti. Non solo da giornali, ma alla Camera inglese da D'Israeli fu confessato che una delle ragioni per cui l'Inghilterra tollerò la spedizione di Napoleone III in Italia, fu la speranza che la santa sede crollasse, e vi si surrogasse il protestantesimo. Italiani residenti a Londra, Avesana, G. De Vincenzi, L. Serena, B. Fabricotti, G. B. Rocca il 2 settembre 1859 pregarono loro Shaftesbury, genero del ministro Palmerston, di farsi capo del movimento protestante in Italia, e di costituire un comitato per l'emancipazione degli Stati Pontificj. Egli accettò, asserendo che libertà e indipendenza non può aversi se non coll'abbandonare il cattolicismo, come hanno fatto gli Inglesi; i quali, per ottener le civili e religiose franchigie, cacciarono i loro regnanti, ne scelsero di nuovi, e consolidarono una forma di governo, che il meno possibile diversificasse dall'anteriore.
Appena espulso il granduca, gli Evangelici di Toscana sporsero al Governo Provvisorio una «Dichiarazione di alcune massime religiose professate dai Cristiani evangelici, che in questi tempi si sono manifestati in Toscana, persuasi che il giorno è giunto in cui la nostra patria nel suo seno vedrà svilupparsi ogni onesta libertà», e v'erano firmati Carlo Solaini e Scipione Bargali. Quel Governo lasciò in fatto stabilire cappelle, e i giornali tuttodì svelenirsi contro il papato, mentre escludeva i predicatori cattolici non toscani e proibì di stampare un opuscolo La Chiesa cattolica romana è la sola vera Chiesa di Gesù Cristo. Di ciò mosse pubblico lamento l'arcivescovo Limberti, e diceva al presidente Ricasoli: «Voi siete cattolico, e reggete un popolo cattolico; vi corre dunque l'obbligo di amare e favorire sapientemente la conservazione e l'incremento della fede che professate. Dissi sapientemente perchè non vi diate a credere che io intenda accattare da Voi per la religione e per la Chiesa quell'insidiosa tutela che inceppa o avvilisce, e molto meno quella specie di protezione, che, essendo tutta in perseguitare e tormentare gli sventurati che la disconoscono, non servirebbe che a renderla odiosa. Ma quella savia e provvidente sollecitudine, la quale caldeggiando le benefiche istituzioni della Chiesa, rispettandone i sacri ordinamenti, onorandone i ministri, e agevolandone la libera azione, conferisce a crescerla in riverenza ed efficacia, con profitto grande dello stesso consorzio civile. Questa io vescovo, a voi governante cattolico, ho tutta ragione di richiedere. Ma lo dovrò io dire? Sia colpa d'uomini o di tempi, sembra che questa ragionevole e giusta predilezione abbia ceduto il luogo al sentimento contrario, e che si procacci di avversare, indebolire e impacciare l'azione cattolica.
«Sono state aperte in questa città pubbliche scuole di errore, e vi si allettano con ogni maniera di argomenti, non escluso quello del denaro, persone di ogni età e d'ogni classe, e a preferenza la povera e rozza plebe e gli inesperti giovinetti, più facili ad essere carrucolati dalle seduzioni. Lascio ai politici di giudicare, se la tolleranza civile dei culti abbia ad allargarsi sconfinatamente così, che lasci adito a proselitismo tanto sfacciato e corrompitore; se conferisca ad abituare nel popolo quelle maschie virtù e quello spirito di annegazione e di sacrificio al dovere, che pur fa duopo ad esser liberi e forti, l'adusarlo a mettere a prezzo ogni cosa, sin la coscienza; se metta bene, in luogo d'infervorare la fede che opera miracoli, il gettare nelle anime il dubbio che isterilisce o la miscredenza che imbestia; giacchè, dubbio e miscredenza son per il popolo gli ordinarj portati delle controversie e dispute religiose, massimamente agitate in nome d'una dottrina, la cui essenza è la negazione; se sia prudente, or che tante e sì diverse ire bollono ed imperversano, l'aggiungere un fomite così tremendo e pericoloso come quello delle offese coscienze e delle religiose. Ma io vi domanderò perchè, laddove gente uscita da Napoli o da altri paesi sermoneggia furiosamente, sciente e tollerante il Governo, contro l'antica e benedetta fede dei nostri padri, si vieta poi che sacerdoti cattolici salgano il pergamo ad esplicarla e difenderla, se non sono toscani? perchè, mentre i nuovi predicanti vituperano impunemente nelle loro pubbliche arringhe il clero cattolico, e stimolando turpi e feroci passioni lo mettono in sospetto ed in odio, non abbia poi ad esser concesso ad un fervente sacerdote sfolgorare dal pulpito le orrende bestemmie che si odono tuttodì, gli insulti abominevoli con che si disonesta a voce ed in iscritto, per le piazze e pei trivj la sacra persona ed autorità del sommo pontefice, senza che appostati delatori, spesso ignoranti, maligni sempre, non corrano a farne ai tribunali denunzia, donde processo, moniti e vessazioni? Perchè, mentre si stampano francamente e pubblicamente si vendono a poco prezzo giornaletti, libercoli, calendarj, dove l'empietà usa il suo soverchio, guastando con sozze e villane parole e con più sozze e villane figure non pur l'intelletto e l'animo del nostro popolo, ma persino quell'abito di schietto buon senso e di squisita gentilezza onde va segnalato fra gli altri, avvezzandolo a gettarsi dopo le spalle ogni riverenza e sotto i piedi ogni autorità, abbia poi ad esser vietato un libretto di poche pagine, che a guisa di catechismo, rammenta una grande ed importante verità e avverte i buoni a cessare i pericoli di che l'errore li minaccia? Tolto da voi anche l'ultimo ritegno, dilagano senza misura i nuovi predicanti e s'affaccendano a diffondere, vendendoli a poco o eziandio regalandoli, libri tutti pieni di veleno e calunnie, di scene invereconde contro il papa, contro i preti, contro i santi, contro i sacramenti, contro ogni cosa a noi più cara e santamente diletta: Roma empia, per esempio, la Camarilla, il Prete e la Donna, il Gallo di Caifasso, gli Errori della Chiesa di Roma combattuti colla parola di Dio, la Bibbia in prigione e altri siffatti?»
Il ministro Ricasoli rispose che il martirio oggi invano si spera. «A' nostri tempi non si tratta di persecuzione nè di protezione religiosa; si tratta di libertà di coscienza, e di libero esercizio di culto, purchè non sia turbato l'ordine pubblico. Questa libertà, che è un diritto di ogni essere responsabile a Dio, che è un fatto della coscienza universale, ed un principio del diritto pubblico di ogni Stato civile, non toglie che la religione cattolica, se non è più la dominante, non sia la prevalente, e quella professata dal Governo e onorata con tutte quante le maniere. Il limite di questa prevalenza e di questi onori si trova solo nel non escludere le altre religioni, e non impedire gli altri culti. Ciò è cosa nuova nel nostro Stato: ma la Chiesa cattolica non vi perderà, come non ha perduto in quegli Stati dove oramai è vecchia. V. S. non deve credere avversata dallo Stato la religione cattolica se vi sono altre professioni, e se altri culti si esercitano. Questa simultaneità è un diritto, è un fatto indistruttibile. Il proselitismo è proibito e punito: l'eccitazione all'odio scambievole proibita e punita: ogni occasione di pubblico disordine prevenuta, o tolta via. Gli atti di Stato laico e indipendente da ogni estranea autorità non possono essere censurati di avversione ad alcuna credenza quando tutelano la tranquillità pubblica, che il Governo ha il dovere di conservare; e il Governo e non altri può conoscere ciò che le nuoccia, o le giovi. Se egli niega la stampa o la ristampa di qualche scrittura, è mosso da una ragione presente, che il pubblico ordinariamente non raggiunge. Ma ciò non impedisce, che quelle idee non possano esser pubblicate»[579].
Così proclamavasi l'ateismo dello Stato. E molto ivi adoperò il proselitismo, ajutato sì da alcuni preti o rifuggiti dalla Romagna o che davano un calcio alla Chiesa che gli aveva nudriti e educati; sì da opuscoli, non isproveduti di scienza o sfavillanti di spirito; sì dai giornali, per cui era una forma o un supplemento di libertà politica la irriverenza religiosa; sì da politici che voleano assicurarsi (come dice Boncompagni) il suffragio di coloro, per cui ogni angheria diviene scusabile, anzi lodevole quando sia detto «È contro i preti».
Carlo Poggi Laborcena vi pubblicò più tardi (Firenze 1866) un Triplice progetto di riforma, ove sostiene che a Gesù Cristo contraffà il papato coll'ammetter la messa, i suffragi per le anime purganti, il giuramento ai tribunali, le lunghe preghiere a Dio perchè interrompa le leggi fisse di natura: il papa è infallibile sol quando sia in grazia di Dio: l'elezione de' sacerdoti appartiene al popolo: mal s'insegna che il principato temporale vantaggi la religione: sono torti del papato tutti i mali che tormentano l'umanità, perchè esso non provede a banche popolari, a proteggere le serve, e fa che alcuni Gesuiti, fingendosi protestanti, impediscano l'unione di tutte le credenze. E propone un'assemblea mondiale, dove si elegga un capo alle chiese cristiane riformate, il quale formerà un collegio di venticinque o trenta individui, per ottenere il trionfo della religione di Cristo e la ricomposizione di tutte le nazionalità.
Gli Evangelici s'avventurarono più volte a molestare le sacre funzioni; in Santa Maria Novella turbarono la benedizione del sacramento, altrove le prediche; a Livorno vollero sepellire un dei loro in terra sacra; e impediti, s'avventarono fin contro l'autorità; spesso si fecero scoppiare bombe nelle chiese o nelle canoniche.
Vi si opposero eccellenti parroci e canonici e predicatori; moltiplicaronsi pubblicazioni religiose, quali l'Archivio dell'ecclesiastico, ed altre popolari del padre Morini, del Pierini, del canonico Righi, del Grassi, del Marescotti...: alle antiche associazioni religiose, conservate in fiore, si aggiunsero le nuove di san Francesco di Sales per la propagazione de' buoni libri, di san Vincenzo da Paola per l'esercizio d'ogni carità.