Milano, da cui uscirono le più sozze oscenità di libri, di teatro, di figure, emula Torino per gli scritti contro la fede; lascia insultare a' suoi prelati, e il Pantaleo montar sul pulpito della sua metropolitana con una scala a piuoli; scala del popolo (diceva) a differenza dalla scala de' Farisei. Cappelle evangeliche si moltiplicarono e non solo in città, ma per tutta Lombardia. A Como adoprò assai un E. R. al quale diede risposta Antonio Romano tessitore. Quel lago e la provincia ebbero catechizzatori e cappelle, sì per comodo de' forestieri, sì per traviare i paesani. La Valtellina, che nel XVII secolo fece una rivoluzione sanguinosa per non volere protestanti; che anche nel 1797 unendosi alla Cisalpina, domandava che unica religione vi fosse la cattolica, va seminandosi di questa zizania. De' Protestanti fra' Grigioni informò il dottor Mariotti (Londra 1846).

Modena, ch'era stata l'asilo dei più riflessivi osteggiatori delle novità, fu presa maggiormente di mira dai propagatori in questa. Così Reggio. A Guastalla convien che il male sia molto esteso, se quel vescovo crede necessario uscir continuamente a combattere corpo a corpo coi maestri de' dissidenti; e si vide costretto a ritirarsi quando nell'aprile 1867 vi comparve tra le ovazioni il padre Gavazzi. V'è ministro evangelico Francesco Rostagno, giovane di Prali nelle valli valdesi, che quest'anno pubblicò il Credo di un nuovo protestanteSfide e vergogneL'Evangelio di Cristo e le opere di umiltà, stampati dal Lucchini, il quale se ne scusa dichiarando che «se Maometto gli ordinasse copie del suo Corano, gliele tirerebbe di buon grado e senza scrupoli». Almeno costui professa quel che gli altri fanno e non dicono.

A Ferrara, entrati colla rivoluzione e ascoltati per curiosità, poco operarono gli Evangelici: e le conferenze che tennero in una sala già infamata da orgie carnascialesche, raccolsero pochi proseliti di bassa mano, che neppur tutti perseverarono, ed ebbero risa e sassajuola dal popolo. Nè meglio riuscirono a Bondeno, alla Stellata e in quelle vicinanze.

Poichè il Vergerio, il Muzio, il De Dominis, il Flacio ci menarono sulla costa orientale dell'Adriatico, per tanti titoli attenente alla vecchia Italia, aggiungeremo che la diffusione del protestantismo in quei paesi, asserita dal Vergerio, è smentita dalle carte contemporanee, nè si trova che fossero applicati gli editti dell'imperatore Ferdinando I e dell'arciduca Carlo contro gli eretici e i loro libri. Il vescovo Francesco Josephic croato fu rimosso come sospetto, ma non apostatò: nè è vero quel che leggesi in alcuni, che Primo Tuber stesse canonico a Trieste, e vi apostolasse in San Francesco. Ben vi predicò il gesuita Claudio Jay, e ne sarebbe stato fatto vescovo se sant'Ignazio non gliel'avesse proibito. Stobeo, vescovo di Stiria, chiesto nel 1598 da Ferdinando imperatore se convenisse introdur l'inquisizione, consigliava di no nelle provincie tedesche, perchè essendo infette, ne ridonderebbero guai; bensì per l'Istria contea, Trieste, Fiume, «perchè essendo rimaste illese dall'eresia, essa impedirebbe v'entrasse». Realmente non vi fu introdotta; le persecuzioni che vi accennammo vennero piuttosto da odj di parte e da eccessivi sospetti: e i Gesuiti di Trieste ebbero a faticare ben poco per la purezza delle credenze; assai per quella de' costumi.

Nel 1782, imperante Giuseppe II, gli eterodossi ottennero pubblicità di culto, sicchè in una costoro chiesa egli e il governatore conte di Zinzendorf sono lodati come amici de' Cristiani. Ultimamente non vi mancarono predicanti, ma crebbe anzi lo splendore del culto; si pubblicò perfino un giornale ecclesiastico in latino; e la stampa rispetta il cattolicismo, benchè vi siano sei chiese di varj culti e ogni sorta religionarj, eccetto turchi, il cui console è di religione greca, come i vecchi sciah bender.

Nel Christian World, giornale americano, il signor Hall riferiva i giganteschi sforzi che i comitati protestanti dirigono a sovvoltare il nostro paese. Uno di Ginevra manda in giro colportori, come francesemente chiamano i venditori di Bibbie, e fondò la Letteratura evangelica che stampa opere all'uopo. Un altro a Nizza di Inglesi vi eroga da venticinque a trentacinquemila lire l'anno. La società de' Missionarj Weslejani di Londra moltiplica d'attività in fondare chiese e scuole, occupa da quaranta a cinquanta persone, e spende cenventicinquemila lire l'anno. Da quindici a ventimila un comitato a Napoli, quasi tutto di forestieri; e di colà il Desanctis soprantende a molte scuole in varj paesi, e dispone di un ventimila lire l'anno. Le tante società delle varie sètte presbiteriane di Scozia, d'Inghilterra, d'Irlanda somministrano ai soli missionarj valdesi da settantamila franchi per scuole, stampe, missioni. L'Unione Cristiana americana e straniera nel 1864 passò ai Valdesi circa centomila lire, principalmente per mantenere trentacinque predicanti e spacciatori di libri; inoltre le tavole stereotipe per l'edizione italiana della Bibbia in-8º. Altri donativi vennero d'America e dalla Gran Bretagna.

Al sinodo tenuto il maggio 1865 fu dato ragguaglio che l'evangelizzamento valdese ha in Lombardia sei stazioni; a Milano, Brescia, Como, Valdintelvi, Pavia, Guastalla; con quattro ministri, un laico e tre maestri di scuola: in Piemonte quattordici agenti, tre ministri, quattro evangelisti non ancor consacrati, sette maestri di scuola. In Torino la congrega dell'evangelizzazione italiana ha due scuole con ducento fanciulli ciascuna, la più parte figliuoli di Cattolici, e una domenicale. Congregazioni e scuole e proseliti han pure in Val d'Aosta, a Livorno vercellese, a Montestrutto, Carema, Parella, Borgofranco, Brissagno, Chatillon, Viarengo, Cormajore, oltre Aosta, Pinerolo, Alessandria, donde si estendono a Pietra Marazzi, Montecastello, Bassignana. Nella Liguria esercitano tre stazioni con sette agenti, un ministro, un evangelista non consacrato, cinque maestri; e in Genova ha cencinquantaquattro comunicanti, in Sanpierdarena un evangelista con settanta fanciulli. A Firenze prosperano una scuola teologica e una società di trattati religiosi, con due pubblici ritrovi. A Lucca una buona congregazione; a Livorno la più numerosa, con molte scuole. Nell'Italia centrale adoprano tredici agenti, sei ministri, sette maestri e varj lettori della Bibbia. In Napoli si applaudono dei due agenti Appia e Gregori; un evangelista in Palermo ha congregazione sufficiente. In Sardegna Iddio suscitò un venerabile vecchio, che frutta assai.

Posteriori notizie vantano Simpson Kray, pastore in Palermo, ed altri di Barcellona, di Catania, d'altre stazioni; a Napoli, quattro scuole con undici maestri e quattrocenquaranta scolari: da trecento frequentano le assemblee di Livorno, da cenventi quelle di Guastalla, ove cinquantatre comunicaronsi alla Pasqua: in tutta Italia si hanno ventiquattro stazioni valdesi, con ventisette evangelizzanti, trenta scuole diurne, sette serali; milletrecentottantaquattro comunicanti; e in tutto forse cinquemila cencinquantadue acattolici. Pure gli statistici, per verità troppo fra noi inesatti, calcolano oggi la popolazione del regno italico in venticinque milioni d'anime, fra cui quarantasette mila ebrei, da ventisei mila valdesi, e da cinquecento protestanti di varie confessioni. Vedasi con quanta ragione i ministri facciano dalla Corona riconoscere i Cattolici come soltanto una maggioranza. Oserebbero interrogarla sulla religione col plebiscito?

Secondo lo stesso Christian World, quel che domandano gli Italiani sarebbe, che, 1. il laicato ricuperi il diritto di scegliere i proprj ministri e gli amministratori de' beni temporali della Chiesa: 2. i vescovi siano eletti dal clero e dalle congregazioni, salvi i diritti regj: 3. vescovi e metropoliti si rintegrino nelle loro antiche attribuzioni, cessando la servile dipendenza da Roma e i giuramenti di vassallaggio ad essa: 4. celibe o no sia il clero secondo la determinazione individuale: 5. il laicato abbia libertà illimitata di leggere le sante scritture: 6. la liturgia facciasi nella lingua nazionale e in una forma intelligibile a tutti: 7. la confessione non sia obbligatoria, ma volontaria, e la comunione sotto ambedue le specie.

Non crediate però camminino conformi nelle dottrine, eccetto l'odio contro le romane. I più vanno oltre, determinati a mandare a pezzi (dicono) il despotismo papale, ristabilire la primitiva condizione della Chiesa, ed introdurre un buono accordo tra il clero ed il laicato. L'Eco della verità non vuole «esser organo di veruna chiesa particolare, ma della verità evangelica: nè Cattolici nè Protestanti hanno a fare con noi»; e un evangelico di Ferrara al predicatore Franco scriveva nel 1865: «Loro preti non la vogliono capire: si scalmanano ad esclamare contro Lutero, Calvino ecc., ma oggi chi vien più ad insegnare il luteranismo? Noi cristiani evangelici siamo quasi avversi ai Protestanti quanto ai Papisti, perchè i Protestanti più o meno sono Papisti, non essendosi totalmente svestiti del papismo. Legga i Principj della Chiesa Romana e della Protestante e della Chiesa Cristiana e vedrà che noi avversiamo i Valdesi perchè fra loro s'introdussero e sono ritenuti con zelo gran parte degli errori della Chiesa romana; gli Anglicani, i Luterani, i Calvinisti ecc. sono protestanti nazionali, talvolta con gerarchia clericale, talvolta no, ma tutti hanno liturgia che, come nella Chiesa romana, si surroga al culto dello spirito. Noi mettiamo in un fascio Cattolici e Protestanti, e in faccia a questa Babele di sètte che ci vengono da oltremonte ed oltremare, la nostra Chiesa cristiana evangelica, sorta in Italia fra le persecuzioni e cresciuta tra le sofferenze, persevera e prosegue a combattere per la fede che è stata una volta insegnata dai santi; nè altro vuole che la Bibbia, senza Padri, nè tradizioni, nè teologia. Alle vostre calunnie non badando, continueremo nella via del Signore. Nè crediate lo facciamo per ispirito di parte, ma per amor di pace: perocchè desideriamo vivere in comunione con tutti coloro, che in sincerità di cuore invocano il nome del Signore; e quando per furore di sètta i preti d'ogni nome vengono a disturbarci onde imporre le loro forme fracide e rugginose, li compiangiamo. Noi riconosciamo le dissolutezze di Lutero, di Calvino, di Arrigo VIII, e non ci facciamo loro paladini. I Protestanti partecipano ancora del romanismo, e quindi noi non siamo protestanti nè punto nè poco, e ci allontaniamo, prima dai Cattolici e poi dalle sètte, secondo più o meno romanizzano: quelle che meno romanizzano più si accostano a noi, puri fedeli del Vangelo».