Sulla presente condizione delle Chiese acattoliche fra noi informava testè il Temps, giornale che molto se ne occupa.

«Tre classi di spiriti s'affannano in Italia a scalzare le fondamenta di Roma: 1. I Protestanti; 2. I preti liberali; 3. I liberi pensatori, framassoni ed altri. Il protestantismo ha egli gran successo? Dalle nozioni che da un anno raccolgo, conversioni d'adulti accadono rare: le più a Bologna, a Livorno, a Firenze, a Napoli. Quivi, e soprattutto a Napoli e a Livorno, libere unioni serali produssero un incontestabile effetto sulla gioventù. A Napoli, nella scolaresca universitaria e presso una certa classe d'operaj, la disputa teologica secondo le idee protestanti prese singolare estensione. Assistetti alcuna volta a questi circoli teologici: vi è molta gente, fra cui intelletti svegliatissimi; parecchi propagandisti godono d'una certa popolarità; due o tre uomini popolari accettarono con entusiasmo le dottrine evangeliche, e le predicano in dialetto napoletano e con modi pittoreschi. Il culto non si pratica ancora che in cappelle senza apparenza esterna. Qualche volta è situata in un pianterreno; e a Firenze in una specie di magazzeno, sulla via della passeggiata alle Cascine. Questa cappella, molto osteggiata dallo zelo de' Cattolici, è quella attorno la quale avvi maggior moto dopo il 1860.

«La prima chiesa consacrata pubblicamente al culto protestante fu quella di Livorno, inaugurata lo scorso agosto[583]. La seconda a Napoli si termina presentemente nel quartiere di Chiaja, in situazione molto vistosa, sulla via che dal centro mette a quella passeggiata. Sarà molto bella; gotica; la porta maggiore e parte della facciata di marmo bianco; fu costruita per contribuzioni de' Protestanti residenti a Napoli, sopratutto degli Svizzeri; un famoso banchiere vi concorse con ottantamila franchi.

«Dove il protestantismo mi sembra aver propriamente vantaggiato è nell'opera delle scuole. In ogni città di qualche importanza è stata fondata una, ed ordinariamente è ben riuscita: quella di Napoli conta cinquecento allievi, e l'opinione la designa per una delle migliori della città.

«In quanto alla Bibbia, gl'Italiani poco ne usano; non è un popolo che legga molto. Tutto computato, i successi del protestantismo sono discreti. Quanto ai preti patrioti di Milano, alla società di mutuo soccorso di Firenze, alla emancipatrice di Napoli ed alle annesse del clero emancipato, dirò che i preti liberali dell'alta Italia e della media, senza esser perseguitati dall'autorità episcopale si sono indeboliti e diminuiti, e oggi sono obbligati di riunirsi alla società emancipatrice di Napoli, la sola restata in vigore. N'è capo il padre Prota, domenicano sui trentacinque anni, che tiene sedute nel capitolo del convento di San Domenico Maggiore: e a dispetto de' superiori e della Minerva di Roma, professa due principj fondamentali: restar cattolico col papa, andare a Roma con l'Italia. In conseguenza non volge al protestantismo; proclama energicamente il suo amore per l'unità all'ombra della cattedra di san Pietro, e grida, Viva il papa! abbasso il papa-re! Le idee di questi ecclesiastici e del padre Prota specialmente, sono liberissime in fatto di disciplina: nel loro giornale si parla del clericume, del pretume, degli ozianti, delle cappuccinerie come nei giornali laici, e forse in tono più deciso; si denunciano gli abusi de' conventi, si pubblicano fattarelli di scheletri, di fanciulli, di monachelle, degni di Diderot. Tutto ciò che il laicato domanda per la purificazione dell'Italia insozzata dalla superstizione, lo domanda con altrettanta insistenza questo gruppo sacerdotale, entrato senza divergenze nel movimento del paese. Il padre Prota ed i suoi amici hanno pubblicato articoli su tutte le quistioni sorte in questi ultimi tempi, la soppressione de' conventi, i beni del clero; e in forma scolastica han dimostrato che il matrimonio de' preti è lecito, e che nelle circostanze presenti d'Italia, farebbero molto bene a rinunciare al celibato. Però al dogma non toccano, e benchè dimostrino una certa indipendenza anche in simile materia, concludono sempre che bisogna rimanere cattolici romani, uniti al papato, trasformato e privo del dominio temporale.

«Chiamano anche a far parte della loro società persone di varie screziature. Ma quale efficacia esercitano queste associazioni di preti liberali? Il Governo non li seconda: li lascia semplicemente fare, proteggendoli negli urti contro il clero normale. L'opinione li sostiene vagamente in Napoli: ma i caporioni de' partiti avanzati non li carezzano troppo, nè si curano della loro opera: solo Garibaldi formalmente li chiama sacerdoti e monaci benemeriti, perchè riconoscono i diritti della patria.

«Nel clero fan qualche propaganda; il padre Prota annuncia ciascun giorno nuovi acquisti nelle parrocchie, ne' seminarj, e perfino ne' capitoli canonicali; ma non avvi precisa statistica de' risultati ottenuti. L'unione della società meridionale con quelle del centro e del settentrione potrebbe recare conseguenze serie in questa grande e difficile impresa, e date certe evenienze. Il popolo italiano ripugna dal cangiar religione, ma sarebbe facile persuadergli che egli non cangia, malgrado un profondo cangiamento: e col tenersi riguardosa su questo punto, la Società ha forse una vera ispirazione.

«Gli austeri protestanti sentono profonda antipatia per lo spirito de' preti liberali. Al grosso del popolo non si dirigono ancora gli sforzi continuati della Società emancipatrice: i predicatori che vengono da lei, come il prelato Santaniello, sono festeggiati dalla folla, ma in qualità di patrioti: sicchè il riformatore religioso rimane in ombra».

Anche testè l'Eco di Firenze sconfortavasi del poco successo dell'evangelizzazione, rimasta finora in una sfera elementare e superficiale, e non trovar negli Italiani quelle buone disposizioni che si speravano; la guerra che vi si fa al prete è più ch'altro politica, onde secondar il Governo e il parlamento: il cristianesimo ripongono in una continua contraddizione al clero; sicchè i predicanti si limitano ad emancipar il popolo dai preti, e sgrossarlo dai pregiudizi volgari; e si errò nell'affidar una chiesa o un'opera di evangelizzazione a taluno, sol perchè nemico de' preti e dotato di qualche capacità letteraria.

Il maggio 1867 la Chiesa valdese teneva l'annuo sinodo alla Torre, di cui pubblicaronsi gli Atti[584]. Consacrato il nuovo tempio, udita la predica del professore Rivoir, il corpo de' pastori impose le mani a Carlo Malan, candidato evangelista a Pisa: e fra le decisioni prese fu che possibilmente l'evangelizzazione si facesse per mezzo di operaj itineranti; e poichè le varie loro stazioni costituendosi in chiese, e nominatamente la fiorentina, che sarebbe la XVII, domanderanno d'esser ammesse come parrocchie della Chiesa valdese, se ne determinino le norme.