Ecco aperto campo vastissimo alla critica, e Baur e la scuola di Tubinga v'applicarono l'ingegno, l'erudizione, la fantasia, formando cento sistemi diversi, e tutti provati egualmente. I primi apostoli non sarebbero stati che una setta giudaica fin quando Paolo (personaggio più grande di Cristo) proclamò l'universalità della redenzione e l'emancipazione della coscienza dalla legge cerimoniale. I tre Evangeli sinoptici e gli Atti degli apostoli sarebbero scritture o fatte o rimpastate all'occasione del conflitto che nacque fra i primi cristiani ebraizzanti e Paolo, dalla cui tarda conciliazione venne la Chiesa cattolica, che conservò il doppio carattere dei due partiti. Lo spiritualismo rivalse al tempo della Riforma: oggi si compie l'emancipazione del pensiero religioso, spezzando le forme antiquate per ridestare il cristianesimo in ispirito e verità.
Nella primitiva Chiesa, Cristo passava per un uomo potente in parole e in opere, eletto da Dio, colmo dei doni dello Spirito Santo. Solo a mezzo del II secolo si desunse dai Neoplatonici l'idea del Verbo, associandola a quella del Messia, e all'unione morale surrogando la ipostatica; allora si scrissero l'evangelo di san Giovanni[589], le epistole agli Efesi, ai Colossensi, agli Ebrei.
Seguendo questi dotti, si vedrebbe donde attinse a poca fatica Renan, che col lenocinio retorico rese interessante il suo romanzo, quasi come la Capanna dello zio Tom, e per altrettanto tempo. Di confutarlo non han bisogno i Cattolici, perocchè essi non credono che sulla sola Scrittura sia fondata la verità storica e morale del Cristo. Un libro di frammenti sconnessi, fatti in diversi tempi, da persone diverse e senza concerto, sotto circostanze speciali, che offre principj ma non isviluppati, non sempre chiari, non coordinati, alcune cose tacendo, altre appena indicando o con simboli e parabole e allusioni, basterebbe egli qual codice della più estesa e incivilita società? potrebbe darsi alla plebe cristiana come norma delle credenze e della condotta?
Ma Cristo nella coscienza della sua Chiesa ne scrisse il compimento senza ambagi, senza lacune, collo sviluppo delle teoriche e delle applicazioni, col pieno accordo dell'insieme e delle parti. Or che critica è cotesta che, nell'interpretare quel libro, rifiuta un sì valido ajuto? perchè vuol ricostituire tutta la dottrina del cristianesimo senza tener conto dell'ulteriore svolgimento del pensiero cristiano? Come chiamasi indipendente, se muove da un pregiudizio, dalla negazione del sopranaturale? Così, non argomentando ma fantasticando, il Dio personale, creatore, redentore è fotografato in una camera oscura, sotto le varie pose dategli dall'artista; ed ora è il fatale assoluto di Spinosa, ora il me di Fichte, ora l'identità di Schelling, or l'idea di Hegel, or il mito di Strauss, ora il galileo di Renan, ora l'umanità di Littré, ora la giustizia di Proudhon.
Dovevamo toccare di ciò perchè qui pure, se non si inventano, si spacciano simili dottrine ai giovani, che ostentano poi un'incredulità, non derivata da forti ricerche, ma cominciata a vent'anni, nelle passioni e nell'ignoranza, e che rinega le verità della fede o della metafisica perchè non hanno l'evidenza di quelle della chimica e della geometria. Ma se vogliono accettare ciò solo che s'intende, non comprendono che novanta su cento uomini non si capacitano come l'uomo possa star sulla terra mentre gira?
Siccome alla ragione antica, la quale poneva come primo assioma che una cosa non può essere e non essere contemporaneamente, si sostituì la nuova che asserisce l'identità del sì e del no, così al diritto antico ed eterno, fondato sulla ragione, sulla giustizia, sui patti, surrogossene un nuovo, che ebbe acoliti e predicatori, ma non ancora una teoria nè una sanzione, se non quella dei fatti compiuti, vale a dire che ciò che riuscì è bene.
Così negli atti non meno che nella scienza viene a impiantarsi lo scetticismo, che proviene dall'osservar le cose da un punto sconnesso, veder le sole particolarità, percorrere una quantità di oggetti senza approfondirne nessuno, senza ordine e serietà, senza l'energia che raccoglie, avvicina, riassume, conchiude. Un tale scetticismo non può esercitar la critica, poichè cerca le objezioni e le difficoltà, non mai la soluzione, manca di quell'elevazione ingenua che indaga la verità per se stessa, e vi trova l'appagamento. Alcuni affettano d'investigare nell'avvenire le verità che da XVIII secoli son divenute patrimonio della civiltà cristiana, mentre non si avrebbe che a difenderle, chiarirne l'intelligenza, assodarne le fondamenta. Ma caduti in un'incredulità che diventa il loro castigo dopo essere stata la loro colpa, mostrano più sempre l'impossibilità di separar il problema filosofico dal religioso, dovendo per sincerità confessare l'insufficienza delle soluzioni scientifiche, e per superbia ricusare di rimontar il corso del razionalismo. Resta dunque solo l'idolatria di se stesso: egoismo dell'intelletto che genera il razionalismo; egoismo della memoria che ripudia gli elementi tradizionali; egoismo della fantasia che affoga nel realismo le arti belle; egoismo della volontà che traducesi nella morale indipendente; egoismo della civiltà che vuol separare lo Stato dalla Chiesa, e proclama il non intervento, cioè l'indifferenza all'ingiustizia, l'opposto alla solidarietà di tutte le nazioni civili nel difendere l'ordine, la proprietà, le tradizioni.
Il dubbio universale, lo scetticismo scientifico, la negazione di quanto non si vede e si tocca, sono l'insegnamento di Giuseppe Ferrari milanese. Non ammettendo stabilità di fede o di dinastie, neppur di grammatica o retorica, predica la legge agraria; fuor del mondo fenomenale la scienza umana non riconoscere che il nulla: essere è parere; pregiudizio l'idea della causalità; vanno abbattuti il Dio personale e il Cristo; «L'uomo è il solo Dio dell'uomo, e questo Dio risiede nella nostra vita — L'errore è sempre immanente nel nostro pensiero — La fede in Dio è l'errore più primitivo, più naturale del genere umano — La logica rende impossibili, come la natura, così il dovere e gl'interessi: se la logica esiste tutto deve perire — La critica ci lega alla terra, e ci vieta d'uscirne — La ragione non ha nulla a cercare, nulla ad apprendere di là dell'apparenza — L'interesse misura la morale — La ragione sta serva all'istinto, e il suo vantato regno si riduce ad una chimera della metafisica — Ardirete negar la ragione alle bestie? esse hanno tutte le nozioni che i razionalisti credono riservate all'uomo — Non abbisogna alcuna voce soprannaturale per insegnarci che i frutti della terra debbono nutrirci, e che la donna ci chiama all'opera dell'amore».
Per lui «la santa irreligione» è l'unico mezzo di liberar l'Italia; «non dimenticando un solo momento che il nostro capital nemico è il papa, che il papa è nemico eterno del genere umano, e la rivoluzione deve balzar dal trono il Cristo, congedare i santi, rinnovare il calendario»; senza ipocrisie annunzia che «emancipare l'Italia è distruggere la cristianità; è un abbattere i due poteri imperiale e papale in tutta quanta Europa»; vorrebbe imitati gli Stati Uniti, dove ogni uomo è a se stesso pontefice e imperatore, e dove i Mormoni si propagano come i Buddisti[590].
«La rivoluzione non è che la guerra contro Cristo e contro Cesare... Non equivoci, non incertezze o confuse dottrine semi-cattoliche, semi-cristiane, semi-pontificali. Adori pure ciascuno in casa propria i suoi idoli, i suoi penati: la religione della rivoluzione è quella che divinizza l'uomo, la sua ragione, i suoi diritti, disconosciuti, insultati dalla Chiesa... L'Europa ha intimato a Roma una guerra di religione, nè potremo avanzare d'un passo senza rovesciare la croce». La stessa guerra egli vuole intentata ai principi, perocchè «chi lavora pel re lavora per la ristaurazione della Chiesa: Cristo, Cesare, il papa, l'imperatore, ecco le quattro pietre sepolcrali della libertà italiana... Ultimo termine del progresso la legge agraria e l'irreligione, cioè la progressiva propagazione della scienza che si sostituisca alle favole del culto e alle contraddizioni fatali della metafisica» (Della Federazione Italiana).