Più esplicitamente Mazzini spiegò gl'intenti della rivoluzione nell'ottobre 1867, quando Garibaldi assaltava Roma. «Quando noi ripiglieremo Roma, sarà per dissolvere il papato, e a vantaggio dell'umanità intera proclamare l'inviolabilità della coscienza, che la Riforma del XV secolo acquistò solo per mezza Europa, e anche là ne' limiti della Bibbia... Fa più di trent'anni, io scrissi che il papato e il cattolicesimo erano due lampade estinte per mancanza d'olio, cioè del dogma di cui viveano. Il tempo confermò il mio giudizio. A quest'ora il papato è un cadavere, che nulla può galvanizzare. È la maschera inanimata d'una religione... Destituita da ogni sentimento del dovere, d'ogni potenza di sagrifizio, d'ogni fede nel proprio destino, il papato perdette ogni fondamento morale, e il suo fine, la sua sanzione, la sua fonte d'azione. Perciò spira. Ed è un dovere di proclamarlo senza reticenze ipocrite, senza ambagi, senza fingere di riverir ancora ciò che s'attacca, senza dividere il problema, invece di scioglierlo. Per noi tutti, cui sta a cuore d'edificar la città dell'avvenire e concorrere al trionfo della verità, è un dovere di guerreggiar il papato, non solo nel poter temporale, giacchè questo non vi sarebbe modo di ricusarlo al rappresentante riconosciuto di Dio sulla terra... Quei che osteggiano il principe di Roma, professando venerare il papa, ed esser cattolici sinceri, sono convinti di contraddizione flagrante o d'ipocrisia. Quei che pretendono ridur il problema a Chiesa libera in Stato libero, sono o stretti da sciagurata timidità, o spogli d'ogni convinzione morale... Estinta che sia ogni credenza nella vecchia sintesi, e stabilita la credenza in una sintesi nuova, lo Stato diverrà la Chiesa... Lo Stato incarnerà in sè un principio religioso, e sarà il rappresentante della legge morale nelle diverse manifestazioni della vita». Cioè lo Stato unirà in sè il potere spirituale e il temporale, come quel papato, che ebbe «una missione sì grande e sì santa, che che ne dicano oggi i fanatici della ribellione, falsando la storia, e calunniando nel passato il cuore e lo spirito dell'umanità».]

L'Ausonia, formatasi a Parigi verso il 1845, avea pubblicato una specie di costituzione per l'Italia, riducendola a federazione sotto due re elettivi e temporarj. Quanto alla religione, essa accettava la cristiana, richiamata ai suoi principj dal Concilio generale de' vescovi della penisola che nominerebbe i patriarchi: tollerato ogni culto; stipendiati dallo Stato i ministri: il collegio de' cardinali rimarrà finchè viva il papa; morto lui, è abolito (Articoli 34, 35). Gli Ordini monastici sono conservati, con libertà ai membri di essi d'uscirne; nessuno vi potrà entrare prima di aver adempito i doveri militari, nè legarsi a voti prima de' 40 anni se donna, de' 45 se uomo (Art. 53). Alla pagina 12, § 6 del gran Processo di Ancona, fatto dalla sacra consulta di Roma nel 1862, è detto che, nel 1849, in una tal casa, fra altri riti massonici, si pose un crocifisso sopra un tavolino, con quattro moccoli agli angoli, poi incrociate le pistole, si spararono, e con uno stilo ciascuno colpirono l'immagine; indi bucatosi il polso della mano e la gamba ove si stringe il legaccio, col sangue scrissero i proprj nomi e il giuramento in un registro[610]. Nel 1850 formossi una nuova società a Londra, di formole più semplici, e cui unico simbolo, «Giuro di cooperare con tutte le forze per la liberazione e unione d'Italia».

Che se non furono coronate dalla riuscita, le trame mazziniane aveano però esaltato gli spiriti, avezzo alle aspirazioni rivoluzionarie, dato il gusto di ciò che sente di criminale, e così reso possibili gli atti tutti del governo ammodernato nel Piemonte. Ivi subito si apersero molte loggie massoniche, le quali cercarono influenza col fondarne di filiali ne' paesi ancora quieti, mezzi morali per quella che taluno chiamò onesta cospirazione. Dopo falliti i sanguinarj tentativi del 1853, lo sbigottimento delle sette assassine ajutò anche nelle Romagne il costituirsi del partito piemontese, dal quale derivarono molte insurrezioni parziali. Mentre fin allora le loggie nostrali dipendevano dal grand'oriente francese, allora se ne formò a Torino una indipendente, l'Ausonia, di cui primo venerabile fu l'ottagenario Filippo del Pino. Molte altre se ne eressero, poichè, vulgarizzatesi anch'esse al par d'ogn'altra cosa, non sono più, come nell'età precedente, un'eccezione, il divertimento di pochi gaudenti; e la tendenza del nostro secolo a ripristinare le associazioni che i principj dell'89 aveano distrutte, fe dilatare la massoneria. La sua azione manifestossi non solo nelle elezioni, nelle nomine ad impieghi, nella scelta de' ministri, ma nelle congiure e nelle battaglie; di qui i premj o l'infamia, di qui le notizie ai giornali, e l'efficacia del Cavour che n'era granmaestro, e il diroccamento di patria, famiglia, troni per la sola ragione che bisogna esser più forti. Nè si appone al falso chi crede che delle cose politiche l'indirizzo resti in mano della sètta[611]; e al ministro d'una grande potenza che «in nome delle esigenze della società moderna» chiedeagli fosse restituito a' suoi parenti ebrei il giovinetto Mortara, il quale spontaneamente avea domandato di venire alla nostra Chiesa, Pio IX rispose: «Quella che voi chiamate società moderna è la framassoneria». Allorquando fu chiamato in Italia l'esercito francese, le sètte intesero che una gran parte del loro programma religioso e politico andava a compirsi; e i varj gruppi si strinsero nella massoneria.

A mezzo del superbo viaggio la man di Dio abbatteva Cavour. Trattossi allora di eleggere il granmaestro: e poichè non accettò il Nigra ambasciador sardo a Parigi, dal Govean che n'era capo provisorio furono radunati i rappresentanti di ben ventinove loggie, che formarono uno statuto, nel quale riconoscesi il G. A. D. U.; liberi tutti i culti; obbedienza assoluta e secreto: lega colle loggie straniere. Fu decretato il titolo di primo massone d'Italia al generale Garibaldi; ma nella nomina di grand'oriente prevalse il siciliano Córdova, allora ministro di grazia e giustizia. E poichè Garibaldi già presedeva alle loggie italiane di rito scozzese, il cui supremo consiglio risiede a Palermo, ne nacque scisma. Sebbene Garibaldi, dopo un clamoroso viaggio a Londra dove fu accolto con tanto entusiasmo quanto il re Teodoro nel secolo passato, Blücher nel 1814 e il sultano nel 67, convocasse le logge scozzesi a Palermo, nessun vi rispose; e invece al 21 maggio 1864 si tenne una grande adunanza a Firenze, dove apparve che la massoneria italiana contava settantasei loggie, oltre dieci fuori d'Italia e le eterodosse del rito scozzese e dell'egiziano; industriavansi nel sistemare società operaje, banche nazionali, scuole popolari, prosperar l'agricoltura e l'industria, e collegare le nazioni in una sola aspirazione e nella tolleranza di qualunque credenza, ponendo da banda le forme esterne. Colà fu concertata la fusione di tutte le loggie, qualunque ne fosse il rito, per maggiormente operare sui destini dell'intera nazione, sotto un unico grand'oriente, composto di venti membri del rito italiano, venti dello scozzese, che sederebbero a Torino finchè Roma non sia capitale del regno. Granmaestro fu proclamato il Garibaldi; ma non tutti aderirono a quella fusione; onde Garibaldi s'abdicò; e restò solo granmaestro del rito scozzese. Gli fu surrogato provvisoriamente Francesco De Luca, che professò non volersi affratellare colla rivoluzione violenta, nè servirsene ad intrighi egoistici: per le quali ragioni ne fu poi cancellato.

Quando Eugenio Sue co' suoi romanzi ebbe prodigato la calunnia e l'ira contro i Gesuiti e la religione, la loggia di Bruxelles gli mandò una penna d'oro. Nel ringraziarla, egli metteasi a cercare con quali mezzi si potrà osteggiare la fede e l'azione cattolica, e ne suggeriva tre: 1, propagare il razionalismo mediante un'associazione di persone che promettano rifiutare i sacramenti: 2, la propaganda dell'unità: 3, il protestantesimo in generale. Il primo si conseguì mediante l'associazione de' solidarj per la sepoltura civile: da questa si arriverà al battesimo civile; la libertà della tomba porterà l'emancipazione della famiglia e della società col battesimo e col matrimonio civile, fondando così la famiglia sulla negazione d'ogni legame religioso, anzi della fede.

E già sentesi l'effetto nell'indifferenza tra le varie maniere di riverire l'ente supremo. La Latomia, giornale della sètta, scriveva: «Il protestantismo non è che la metà della massoneria. Ormai bisognerà che esso o ritorni a' Cattolici, o si fermi a mezza via, o progredendo arrivi alla religione massonica». Di fatti avendo un neofito negato di riconoscere il Grande Architetto Dell'Universo, fu definito che ciò non facea difficoltà: e vi fu ricevuto perfino il notissimo socialista Proudhon[612], il quale dichiarò doversi «giustizia a tutti, devozione al proprio paese, guerra a Dio». Il panteismo v'è proclamato, facendo tutt'uno il muratore, il murato, la muratura; l'operatore, l'opera, l'operazione[613]. Pertanto nel 1866 non s'iniziarono più Alla gloria del G. A. D. U., ma In nome della ragione e della fratellanza universale, e propongonsi di sottrarre l'umanità al giogo sacerdotale; sostituire alla fede la scienza; nel compimento del bene surrogare le austere soddisfazioni della coscienza alle pompose speranze di ricompense eterne: rimuovere dallo spirito la vana preoccupazione di una vita futura, e il feticismo d'una provvidenza soccorrevole. Indipendenza, unità e fraternità delle nazioni; la massoneria italiana non riconoscerà mai altro potere sovrano sulla terra che quello della retta ragione e della coscienza universale: accelerar il tempo che, invece di navi corazzate, facciansi aratri a vapore; e la pace, fecondata dai capitali e dalle braccia ora rapite dalla coscrizione, produca i frutti migliori; del resto tolleranza di tutti i culti, adorazione della scienza, filantropiche cure nell'educazione delle moltitudini, nelle società cooperative, nelle banche di credito; in tutti gli uffizj con cui la Chiesa provedeva al pauperismo del corpo e dell'anima, surrogare il patronato e gli stipendj al volontario sagrifizio di gente, che si facea povera per arricchire gli altri, e per insegnar la sommessione al volere di Dio.

E a miti intenti mostrasi diretta la massoneria simbolica che ha il gran consiglio a Milano e per venerabile Ausonio Franchi. I suoi statuti sono semplici, e in questi stessi giorni pubblicò, nel suo Bollettino Massonico, un programma, dove attesta che non è fatta a pascolo d'ambizioni o d'incomposte aspirazioni, non domanda gravi sacrifizj, costanza e concordia nell'opera comune. E mentre il paese fu abituato a reluttare alle leggi e agli imperanti, ora il suddito ribelle, fatto cittadino, ha da concorrere a tener in onore gli ordini civili. Perciò esorta ad estender le loggie, a considerarsi tutti solidarj, a studiare le istituzioni del paese, diffondere l'istruzione, formar quella sana opinione pubblica che oggi è l'unica e vera sovrana di tutti i liberi paesi. Queste istruzioni esorta a comunicare, ma agli adepti di primo grado.

Come nel secolo precedente erasi cercato scusa alla sètta col dire che le bolle di Clemente XII e Benedetto XIV fossero o false o abolite, così ai dì nostri bucinarono che Pio IX fosse appartenuto alla massoneria. Egli protestò contro quell'asserto, e scaltriva gl'incauti, ignari del vero e illusi dagli intenti benevoli che vi si professano. I giornali, che aveano applaudito ai Governi d'aver proibito le pie conferenze di san Vincenzo di Paolo, trovarono ridicolo o tirannico il dichiarare che, chi fa parte della massoneria, cessa d'esser figliuolo della Chiesa cattolica. Ma poniam caso che sorgesse una società, la quale senza riguardi dichiarasse: «Noi non sollecita gelosia del cielo, ma vaghezza di rifare il cielo nella terra e nel cuor nostro, e di concorrere all'attuazione di quel regno dei cieli che ci fu promesso da Cristo. — Di tutte le arti, quella che produce e trasforma le religioni è la primissima di tutti i popoli. — Non solo le società segrete non repudiano quest'arte sovrana... ma si può asseverare che si formassero primitivamente per uno scopo non politico, ma religioso. — L'umanesimo è la fede nella quale, più o meno esplicitamente, consentono le società segrete. — Il vasto apparecchio della scienza è una grand'opera di circonvallazione contro l'invadimento della teologia. I sacerdoti dell'umanesimo restituiscono all'uomo tutto ciò che i teologi gli presero per addobbare i loro idoli e aggiungersi potenza. — Il progresso civile si effettua per un continuo ribellarsi dell'umanesimo al tentato monopolio della giustizia. In questo infaticato ribellarsi, la parte della preparazione spetta alle società segrete. — Furono ribellioni dell'umanesimo contro il monopolio sacerdotale della cristianità il risorgimento italiano e la riforma religiosa del secolo XVI. Ma in codesti assalti l'umanesimo non affermava idealmente e giuridicamente se stesso: questo compito era serbato alla gloriosa famiglia de' Liberi Muratori, e a quell'ultima ribellione in cui noi ancora combattiamo. — L'umanità procede verso il giorno, in cui, non riconoscendo più nè città, nè popoli, nè spiriti privilegiati; cessando dalle gare, dalle prepotenze, dalle intolleranze; non credendo che il divino sia esclusivo patrimonio di un uomo, nè di una nazione, nè di una chiesa, lo cercherà, lo troverà, e che è più, lo attuerà dapertutto. — Massimo ricettacolo dello spirito è l'umanità intera, le cui membra ponno compararsi al mistico corpo del Redentore. — La rivoluzione crea nel mistero come la natura. — Ogni società segreta è una pallida famiglia di vendicatori, stretti da infrangibile giuramento; i loro riti si direbbero il programma dello sterminio: ma la loro amicizia è tenera e soave. — Come cadono gl'imperi? Rovinano forse da sè per vecchiezza o per istanchezza? si suicidano forse in un'ora di tedio?... Non hanno essi la forza, il diritto storico, la fede, l'abitudine del comando? Che cosa li costringe all'abdicazione?..... La forza misteriosa ineluttabile non emana da quella Provvidenza anonima, che può appellarsi l'asilo delle nostre ignoranze e delle nostre paure, bensì da una provvidenza tutta umana, che elabora nel seno della società medesima i suoi decreti. Lo Stato è colpito dalla mano della società segreta: segreta oggi, palese domani; oggi militante, domani vittoriosa. — I Governi hanno fatto il loro dovere, e le società segrete hanno fatto il proprio. I Governi, dal più al meno, hanno oppresso, e le sètte hanno vendicato e rivendicato... Tutto ciò che ha governato nel mondo non vale certo quanto ciò che in esso ha congiurato. —

Queste professioni desumiamo da uno de' più ingenui, perchè de' meno addentrati neofiti[614], e domandiamo se a questi teoremi religiosi e sociali potesse tacere il custode della verità e vindice della giustizia. Che se la società degli Indipendenti e dei Cavalieri Guelfi metteva tra le massime dell'Ordine che «la religione di Cristo è la migliore, ma il migliore gran sacerdote è il più buon re», altrove ritroviamo un esplicito ritorno al paganesimo, e Maurizio Müller, nella Riforma religiosa, pone ricisamente che «il paganesimo ben inteso si accosta al simbolo massonico più che le religioni odierne; e la massoneria ebbe salutevoli ingerenze coll'osteggiare il cattolicismo». Trattasi dunque se devano primeggiare san Pietro o Nerone.

Come già vedemmo nel secolo passato, alla irreligione progredisce compagna la teurgia, sotto la forma di tavole giranti, di spiriti battenti, insomma di comunicazione tra i viventi e i trapassati, fondata sulla rincarnazione degli spiriti. Molti proseliti acquistò per le consolazioni che procaccia il confabulare con persone care perdute. Ne abbiamo altrove ragionato (Vol. II, p. 394), e lo spiritismo, screditato da indubitabili ciarlatanerie, si appiglia al nostro soggetto in grazia delle dottrine che fa rivelare dagli evocati, impugnando le credenze comuni, e pareggiando tutti i culti per quanto diversi; non doversi urtare le convinzioni di chicchessia, ma lasciar che ciascuno sia libero e responsale delle proprie credenze religiose; lo spiritismo, non brigandosi di dogmi o forme particolari, costituisce una religione sociale, santifica tutti gli uomini di mente sana e cuor retto, a qualunque fede appartengano. A chi domandava se sia bene seguir questa o quest'altra, lo spirito rispose «Se credete che la vostra coscienza vi sia invitata, fatelo»[615]. Si procede fra la metempsicosi e il panteismo, facendo p. e. il sole fonte primitiva della vita, al quale, dopo pellegrinato di pianeta in pianeta, le anime singole ritorneranno per far parte dell'anima universale, dalla quale furono disgiunte quando vennero in terra[616].