DISCORSO LVII. LE DIFESE.
Parve che, col suffragio universale in politica, s'introducesse anche la competenza universale in fatto di dottrine e pratiche sacre; la parola scienza si contrappose a qualunque insegnamento dogmatico o religioso; nè tra l'atomo primitivo e l'essere pensante e libero si volle mettere altro che la forza, operante per secoli che non cominciarono e non finiranno. Guerra dunque a questa parentela delle anime che è la religione: guerra dai Regalisti, che confondendo lo Stato colla società, a quello sottomettono la Chiesa, altro non vedendo che individui rimpetto ad esso, e creando il cesarismo democratico che accentra tutto nel Governo, fin le coscienze, e titolo di libertà politica ricusano ad ogni libertà morale e indipendenza individuale; guerra dagli Unionisti che in una stessa chiesa, non ostante la diversità del simbolo, vorrebbero ridurre anglicani, ruteni, romani, accusando d'angustia il cattolicismo che respinge l'amplesso della verità coll'errore[626]; guerra dagli Unitarj, che proclamano la morale del cristianesimo, ma senza dogmi; guerra dai Latitudinarj che accettano del cristianesimo quel che residua dopo eliminate le differenze tra cattolici e protestanti; guerra dagli Umanitarj che sola religione riconoscono la natura; guerra dai Razionalisti, che, nei culti stabiliti, non vedono l'espression della fede, e solo alla scienza libera e indipendente, al pensiero filosofico domandano il secreto degli umani destini, la regola delle credenze e delle azioni, alla ragione sola attribuiscono tutti i progressi dell'umanità, compreso il cristianesimo, che fu un prodotto, tra filosofico e popolare, del genio e del cuore dell'uomo. Separata la ragione dalla fede, la separano anche dalla morale arrivando alla negazione del dovere; e al cristianesimo di canoni positivi e di sanzione sopranaturale surrogano massime d'elastica argomentazione, o affermazioni panteistiche, o negazioni materialistiche e scettica fluttuazione.
Con questa opposizione, sociale, religiosa, civile, principesca, alla distruzione di tutto l'ordine storico e morale faticano e applaudono persone che mai non conobbero i grandi lavori dell'apologetica cristiana, non apersero mai un'esposizione scientifica dei dogmi: sentirono un dubbio, uno scherno; lo trovarono conforme all'istinto proprio e all'indole del tempo, e se ne munirono contro la fede, a cui gli aveva educati la madre.
La qual fede porta che la ragione non abbia bastante lume, nè la volontà forza bastante per conoscere o raggiungere il fine, al quale l'indirizzo e l'assistenza non può darsi che dall'alto: sicchè tolto il Cristo, che rialzò l'umanità caduta, il Cristo che amò gli uomini sino a morir per essi, rimane soppressa la carità, e reciso alla radice l'albero dell'odierna civiltà. Perocchè l'anima non si lascia decomporre nelle sue facoltà come la statua di Condillac; e se ha la ragione, ha pure il sentimento e l'immaginazione; vuol conoscere, ma anche amare.
Contro di questi varj nemici ebbe a combattere la Chiesa, e in prima nell'ordine pratico colle antiche sue istituzioni e con nuove. Alla Congregazione di propaganda si crebbe attività. Gregorio XVI dal 1831 al 45 creò centonovantacinque vescovadi, e trentasei vicariati apostolici; ripristinò la sede vescovile d'Algeri; affidò agli Oblati di Pinerolo la missione di Ava, e del Pegù; istituì il vicariato dell'Africa centrale; dai selvaggi dell'Oceania ebbe lettere affettuose e doni singolari; favorì l'opera pia a tal uopo istituita a Lione, e morendo lasciò scudi diciasette mila alla Congregazione di Propaganda, e i suoi libri al Collegio Urbano che aveva affidato ai Gesuiti. Ventidue nuovi vicariati istituì Pio IX, massime nella Cina e Cocincina, e nel Bengala e in altre parti dell'India e dell'Africa: ristabilì la gerarchia in Inghilterra; la rinnovò in Olanda; la rintegrò nella Spagna riconciliata.
La Propaganda nel 1860 contava settantun vicarj apostolici, nove prefetti apostolici, tremila ducensessantasette missioni, con sei milioni seicento sessantaduemila e ottantaquattro fedeli; ed oggi annovera centuno vicariati e cenventisette prefetture. In appoggio di questa immortal gloria e gioja del pontificato, moltissimi collegi di Roma educano i Germanici, gli Ungaresi, i Greci, i Ruteni, gl'Irlandesi, i Belgi ecc., oltre quelli di varie congregazioni religiose, massime di Gesuiti, di Redentoristi, di Lazaristi. Il collegio Urbano, ubertoso semenzajo di missionarj, fu coadjuvato dalle pie società delle missioni (1854), dal collegio ecclesiastico Pio inglese (1852), dal Seminario francese (1853), dall'Americano (1858), e da altri fondati a Parigi, a Lione, in Irlanda, a Genova, a Milano, a Torino; i cui alunni accorrono dovunque i trattati schiudono un nuovo paese, spesso li prevengono; onde dalle Montagne Rocciose fino al Gange, dalla Cina al capo di Buona Speranza apronsi chiese, si consacrano sacerdoti, e le mazze colle quali i selvaggi spaccavano la testa de' nemici si convertono in croci, nel cui segno tutti divengono fratelli.
Così, oltre essere cattolica per l'imperturbabile stabilità de' suoi dogmi, come quando restringeasi fra dodici nel cenacolo di Gerusalemme, la Chiesa si rifà delle molte jatture con tante conversioni, le quali sono specialmente notevoli in Inghilterra[627].
Le istituzioni pie e caritatevoli, ricchezza delle età precedenti, che tanto aveano deteriorato nella rivoluzione, si diede opera a restaurarle, meglio conformandole all'indole del secolo. Gli Ordini religiosi, che dapertutto erano stati spenti, vennero ridesti almeno in parte, e fra essi, «annuendo alle pressanti suppliche di vescovi e di personaggi altissimi», anche quello dei Gesuiti, carico dei meriti e delle maledizioni di tre secoli. Coi Gesuiti furono confusi i Liguoriani da coloro che di quel marchio infamano chi mostra dottrina e zelo più dell'ordinario. Fra' nuovi Ordini introdotti rammenteremo gli Oblati della Beata Vergine senza speciali voti; i sacerdoti della Carità dell'abate Rosmini, diretti a perfezionare il sacerdozio: e le Figlie della Carità, istituite in Francia sotto la direzione di san Vincenzo di Paolo, ed ora moltiplicate in Italia e in molte guise imitate, principalmente da Maria Maddalena di Canossa veronese nell'intento di servir ai poveri e perfezionarsi nell'amor di Dio e del prossimo, ed esser sorelle di quei che non hanno sorelle.
Nuove opere di carità si propagarono; come a Milano la Pia unione, benedetta dal popolo e beffeggiata dai gaudenti col titolo di Società del biscottino per le chicche onde ricreava i poveri malati dell'ospedale, mentre ai sani compartiva sussidj, lavoro, educazione, ricreazioni, rifugi di pericolanti e pericolate; a Firenze il ricovero delle traviate aperto dalla Frescobaldi Capponi; a Imola l'unione di San Lorenzo; a Bologna la pia opera de' vergognosi; a Modena lo stabilimento di sant'Orsola per l'educazione di fanciulli poveri; ad Ancona, a Cremona, a Napoli, a Torino, a Venezia, a Brescia, a Bergamo, a Novara, larghe e molteplici beneficenze del Baroni, del Manini, della Ciceri, della contessa Barolo, del Massa, del Cottolengo, dei Cavanis, dei conti Passi, della Rosa Govona, della contessa Bellini. L'Olivieri, e il padre Lodovico da Casoria riscattavano bambini mori; il Botta e il Moriondi somaschi prendeano cura di fanciulli discoli; l'Assarotti e il Fabriani dei sordomuti, speciale attenzione delle Suore della carità.
Non so se agli eretici possa darsi miglior confutazione che la santità di queste opere, che sono derise dai fortunati, e dagli statolatri attraversate nell'esercizio del bene e nella libertà del sagrifizio.