In quest'ordine pratico non mancarono eccessi ed illusioni. Nel disastro di tutte le credenze v'è sempre anime amorose e passionate, che si vendicano dell'ateismo e dello scetticismo non solo col ristabilir la fede religiosa, ma inabissandosi in Dio col misticismo, che, quando invade, più non conosce freno, repudia l'autorità, tramuta la tradizione in simboli, e tutto assorbe nell'oggetto del suo amore. Di sue aberrazioni s'ha un testimonio nella Vera idea dei così detti millennarj cattolici, lettera d'un prete cittadino (Luigi Giudici) ad un parroco campestre (Lugano 1816), seguìta da un'Esposizione e dilucidazione; poi dal Nodo della quistione del giorno, e dalla Risposta ad alcuni dubbj; sempre in lettere, di cui l'ottava è Vera idea dell'errore millennario: e la sesta, Giudizio sull'opera del padre Giuseppe M. Pujati toccante il sistema millennario cattolico lambertiano.

Anche Agnese Maria Firrao, monaca di Santa Chiara a Roma e istitutrice d'una riforma del terz'ordine, acquistò reputazione di santità, ebbe estasi, rivelazioni, poi convinta di frode si ritirò a penitenza.

Francesco Antonio Grignaschi, parroco di Cimamulera in Valdossola, nel maggio 1843 pretendeva aver saputo in confessione esistere una setta adoratrice del diavolo, ne' cui ritrovi compivansi inaudite nefandità, usavansi le cose sacre ad atti impudichi, trafiggeasi con pugnali l'ostia consacrata; costoro aver tramato di uccidere Carlalberto mentre in Alessandria assisteva alla coronazione dell'immagine di Maria. Corse egli per rivelarlo al re, e nol trovò; al vescovo di Novara, e nol trovò; onde recossi a Roma per chiedere al Sant'Uffizio di poter denunziare le persone rivelategli in confessione. Tale facoltà niun vescovo, neppure il papa avrebbe potuto concedergli; ma a suo modo egli espose il fatto al conte Broglia ministro sardo, e questi alla Corte, e mandò la lista de' cospiratori che comprendeva anche alti impiegati e cittadini onorevolissimi, i quali, a sentir lui, aveano patto espresso col demonio, da cui riceveano denaro, erano trasportati all'adunanza mensile, dove, oltre le nefandità, si divisavano i modi d'abbattere la religione e i troni[628].

Queste rivelazioni occuparono il Sant'Uffizio non men che la diplomazia e il Governo sardo; ma pajono delirj d'un pazzo, forse al pari delle dottrine da lui foggiate, e dove supponeva d'esser un nuovo Cristo, venuto a rigenerare il mondo pervertito, e recare una nuova rivelazione. Fin dal 1842 cercò accreditare nella sua parrocchia un santuario, a cui s'accorresse da tutte le parti, e vi s'adoperava col pretendere di conservar le tradizioni della Chiesa, e col circondarsi di meraviglioso che colpisse le immaginazioni. Pertanto insinuava ch'egli avesse rivelazioni: una tal Giovannona, che fe passare come prediletta della Madonna, e che parlasse con questa, e ne recasse i comandi a lui curato, l'assicurava che avrebbe a patire quanto il Verbo umanato; sarebbe crocifisso, sepolto, e risorgerebbe a compier l'opera della redenzione. Morta costei il 1846 nel fior dell'età, nell'uffizio di ricever rivelazioni e far miracoli egli le surrogò Domenica Lana, che arrivò a spacciare esser la stessa Maria Vergine sposa di Dio.

Nel libro Crux de Cruce, tolto da quanto il Grignaschi dettò ad uno de' suoi e pubblicato da Giuseppe Provana, si spiegano errori inescusabili: la Chiesa di Cristo sarà distrutta, per venir poi riedificata colla cruenta riproduzione del sacrifizio della croce: sarà mondata colla verità dalla confusione degli errori che la infestano: non le furono rivelati ancora tutti i secreti di Dio: per la redenzione il peccato fu vinto, ma non distrutto[629].

Chi ci ha letti sa i modi e le conseguenze di tali opinioni. Il magistrato volle reprimere quelle eccentricità scandalose; mancando però l'esplicita dichiarazione de' fatti imputati, non si venne a condanna. Il cessar della persecuzione crebbe gli spiriti al Grignaschi; pie signore, fin sacerdoti lo appoggiarono, quasi fosse vittima delle ostilità che allora si cominciavano al clero e alla fede: quel che anche una vulgare prudenza bastava a prevedere, cioè i disastri del 1849, parvero profezie; tanto che il Grignaschi si avventurò ad asserire d'esser vero Cristo, incarnato per purgare il mondo dall'iniquità, e piantare una nuova religione. Ai parroci vicini e a varie persone a Casale, a Domodossola, a Vercelli, e principalmente ai Franchini e a Viarigi fe tali asserzioni, dapprima coll'allettativa del segreto, poi coi vanti delle solennità con cui era ricevuto, e della folla che traeva alle sue prediche. D'allora le stesse immondezze divenivano merito, siccome comunicazione del corpo di Cristo: distinguevasi il sentire dall'acconsentire, al modo de' Quietisti, lo spirito assorto nella contemplazione e la carne concupiscente. I proseliti egli ricevea con riti e giuramenti di secreto; fra loro costituiva gradi e cariche; e se ne serviva di stromenti per conoscere i fatti altrui e mostrarsene indovino. Vi univa il lacchezzo politico, promettendo Pio IX convertito, l'Italia unita sotto un solo vessillo; mentre agli scontenti prediceva il ripristino degli ordini antichi.

Molti gli credettero, e n'erano spinti ad atti di virtù, a limosine, a sacrifizj: interi villaggi, massime Viarigi e i Franchini, n'erano agitati: finchè il magistrato arrestò questi turbatori della quiete, e li processò. L'avvocato fiscale Minghelli asseriva che e lo Statuto e il Codice impongono al Governo di vigilare che nel regno non s'introducano altre religioni fuori della cattolica dominante e delle tollerate, per evitare il disordine della società[630]; sicchè il professare principj che intaccano o menomano la forza della religione cattolica dev'esser represso e punito, perchè colpisce la società nel punto più vulnerabile.

Colla consueta passione tolse a difenderlo l'avvocato Brofferio, come un infelice, spogliato delle insegne sacerdotali, rejetto dalla sede pontificia, denunciato dalla cattedra episcopale, e asseriva che una condanna non chiuderebbe al Grignaschi l'avvenire «che a lui incontestabilmente appartiene».

Il Grignaschi in una lunga difesa dicea press'a poco che, se Cristo può discendere nell'ostia e transustanziarla, lo può anche in un uomo. Il prete Marrone, che era uno de' più costanti proseliti, in un lunghissimo discorso sostenne la divina missione del Grignaschi, accumulandone le prove[631]: il che fece anche il Ferraris, adducendo fatti proprj, guarigione da mali, scoperta di secretissimi suoi pensieri, apparizioni, rivelazioni, che non lasciavano dubitare essere volontà di Dio si credesse quel ch'esse attestavano; giacchè egli non era «uomo di pregiudizj, nè di superstizioni, nè di panico timore, neppur troppo corrivo a credere lo straordinario e il nuovo». Luigia Fracchia ex-monaca, una delle più infervorate alla nuova credenza, e strumento del Grignaschi, da molti miracoli e rivelazioni che ebbe, parevale attestato «il medesimo, che trovasi nella Eucaristia, trovarsi pure sotto le spoglie di quel sacerdote», ond'essa corse a lui riconoscendolo per vero Cristo, e adorandolo.

Il 15 luglio 1850 fu proferita la condanna di relegazione per dieci anni contro il Grignaschi, oltre l'emenda pubblica: minor pena agli altri; la Fracchia a due anni d'ergastolo.