In fondo di quella dottrina, rispondente all'indole ontologica del pensiero italiano, egli era assolutamente panteista, facendo il mondo animato da un'intelligenza onnipotente, causa prima non già della materia, ma delle forme tutte che la materia può assumere, e che vivono in tutte le cose, anche quando non sembrino vivere.
La sua dottrina appare specialmente dalla Cena delle Ceneri, e nei libri della Causa, principio ed uno, dell'Infinito, universo e mondi. Il suo primo reale è un'unità infinita eterna, sottoposta al multuplo e al visibile, identità degli opposti come coincidenza del tutto, e fuor della quale non può darsi nulla. Nell'uno van confusi finito e infinito, spirito e materia: l'unità è Dio, essenza di tutte le cose: tra l'uno minimo e il massimo è tutto indifferentemente: Dio si fa tutto; è tutto quello che può essere, universo, mondi, monade, numero, figura[72]; è potenza di tutte le potenze, atto di tutti gli atti, vita di tutte le vite, anima di tutte le anime, essere di tutto l'essere. S'egli manifestasi nella pluralità è il mondo, sicchè il mondo è Dio, animale santo, sacro, venerabile[73]. La natura è Dio che si estrinseca, ed eternamente ritorna in sè; talchè natura naturata e natura naturante son tutt'uno, e ogni cosa ha in sè latente la divinità, la quale può in una sfera infinita amplificarsi. Nell'essere non manca mai nulla: tutto è buono in sè: la morte è tramutazione: il male è apparenza soltanto.
Come si concilii il finito coll'infinito, l'ideale col reale, la libertà colla necessità, è l'indagine sua, e proponeasi quello cui non riuscì, cioè di non volatilizzar la materia ed intirizzire lo spirito, ma verificar la natura, e non dividere colla ragione ciò ch'è indiviso secondo natura e verità. L'atto assolutissimo e l'assolutissima potenza non possono intendersi se non per modo di negazione; e a conoscer i misteri della natura occorre indagare il massimo e il minimo, le opposizioni e le repugnanze, attesochè la differenza nasce dall'unità e a quella ritorna. Per mantener dunque quest'intima unità della natura e della mente, eliminò quanto vi era di finito nel concetto dell'infinito; quello a cui non s'attaglino nè tempo, nè spazio, nè moto, nè quiete, se non in quanto tali categorie s'identifichino nell'universo ed uno. E l'universo è uno, infinito, immobile, essendovi una sola potenza assoluta, un solo atto assoluto, una sola anima del mondo, una materia sola, una sola sostanza; che è l'altissimo ed ottimo, incomprensibile, indeterminabile, senza limiti nè fine, non generabile, non distruttibile. Esso non è materia, perchè non ha forma determinata; non è forma, perchè non costituisce una sostanza particolare; non è composto di parti, perchè è il tutto e l'uno. Nell'universo, tutto è centro, e il centro è dapertutto, e in niun luogo la circonferenza, e così viceversa.
La sostanza prima e suprema non è cognoscibile, bensì l'anima del mondo, che il Bruno chiama artefice interno, ed è il formale costitutivo dell'universo e di quanto vi si contiene. Sua prima e reale facoltà è l'intelletto universale.
Tre sorta d'intelletto si danno; il divino che è tutto; il mondano che è fatto; i particolari che si fanno tutto, e questa è la vera causa efficiente, non solo estrinseca ma anche intrinseca.
Nella natura vi ha due generi di sostanza: una ch'è forma, l'altra ch'è materia, potenza e soggetto: nell'una è la facoltà del fare, nell'altra la facoltà d'esser fatto. Nella natura, per quanto si varii in infinito, la forma è una materia medesima; come si succedono seme, erba, spica, pane, chilo, sangue, seme, terra, pietra ecc. Sole le forme esteriori si cambiano ed anche s'annullano, perchè non sono sostanze, ma accidenti di queste. Ogni cosa è in ogni cosa, poichè in tutte essendo l'anima o la forma universale, da tutto si può produr tutto. Secondo la sostanza, il tutto è uno. Nessuna cosa è costante, eterna, eccetto la materia, unico principio sostanziale, che sempre rimane.
Questo principio, detto materia, può esser considerato come potenza e come soggetto. In quanto potenza, non v'è cosa in cui non possa trovarsi, come attiva o come passiva. La passiva può considerarsi o assolutamente, cioè quel che è, può essere; e allora risponde alla potenza attiva in modo che l'una non è senza l'altra. Ognuno la attribuisce al primo principio naturale, che è tutto ciò che può essere; e che non sarebbe tutto se non potesse esser tutto; onde in lui la potenza e l'atto son tutt'uno. L'universo è tutto quel che può essere per le specie medesime, e contiene tutta la materia; ma non è tutto quel che può essere per le differenze, i modi e le proprietà individuali. Non è dunque che un'ombra del primo atto e della prima potenza, e in lui l'atto e la potenza non sono la cosa stessa. Nell'anima del mondo, che è forza e potenza del tutto, le cose son tutt'uno; e scopo d'ogni filosofia è appunto il conoscer l'uno nel tutto, il tutto nell'uno.
Il senso non cape l'infinito. La verità trovasi nell'oggetto sensibile come in uno specchio; nella ragione a modo di argomentazione; nell'intelletto a modo di principio e di conclusione; nella mente colla propria forma.
Ma se il mondo fosse finito, e fuor del mondo non v'è nulla, esso saria qualche cosa di irreperibile. Se fuor della superficie non v'è nulla, questo nulla è un vuoto, più difficile a immaginare che non l'universo infinito. Se è bene che il mondo esista, è bene che quel vuoto sia riempiuto, e perciò i mondi saranno innumerevoli, innumerevoli questi individui, grandi animali, di cui uno è la nostra terra. La divina potenza non può rimanere oziosa.
Mentre ciascuno dei mondi infiniti è finito, perchè ciascuna sua parte è finita, Dio è tutto infinito perchè esclude ogni termine, ed è anche totalmente infinito perchè è tutto in tutto il mondo e in ciascuna parte. Chi nega l'effetto infinito nega l'infinita potenza. Essendo l'universo infinito e immobile, non bisogna cercare estrinseco il motore di esso: perocchè gl'infiniti mondi contenuti in quello si muovono per principio interno, per anima propria.