Che se pure le minaccie odierne si compiranno, e v'avrà interruzione nel regno visibile di Dio, per provare che l'unità non deriva da possessi terreni da grandezza nel mondo[667], noi sappiamo che la redenzione è mistero d'amore e di misericordia, e Dio, come sul Calvario, permette l'ingiustizia affinchè i frutti di essa facciano ravvedere l'uomo. Confidiamo dunque non tarderà a sorgere il giorno, che, visto non poter vivere il mondo senza autorità, verrassi a cercarla alla sua sorgente; che la civiltà umana sarà il corpo del cattolicismo; che la Chiesa costituirà l'unità vera, cioè l'unità degli spiriti, e accorderà alle idee politiche moderne tutto quel che non ripugna ai dogmi fondamentali; farà sparire tra essa e la società rivoluzionaria il dissenso e le male intelligenze, di cui tanto giovansi i suoi nemici. Allora si compiranno le grandi conquiste della Chiesa cattolica, e l'indipendenza del sacerdozio nell'applicare lo verità superne alle opere della carità, della redenzione, del progresso.

E qui prendiamo congedo, forse per l'ultima volta, da questa che un tempo diceasi «Bella Italia ov'è la sede del valor vero e della vera fede»: quest'Italia che fu il sogno della nostra giovinezza, la cura della nostra virilità, l'affanno della nostra vecchiaja. Gli storici futuri dovran narrare che vi fu tempo ove, gli abjetti errori dell'arianesimo e dello scetticismo, e i sottili della sofistica, abbattuti al rinascere della critica, dopo tanti secoli disepellironsi, muniti non solo dalle grida del parlamento, della taverna, della stampa, ma dalla pubblica autorità; diranno quanti anni durò questo regresso, finchè di nuovo la critica ridestò la coscienza e il senso comune. Noi dobbiam finire nelle circostanze più gravi e nelle prospettive più vertiginose, senza nulla conchiudere, nè tampoco prevedere, se non che il restauramento generale deve cominciare da quello di ciascun individuo. Limitandoci a voti, noi, come il pontefice, auguriamo l'indipendenza ai popoli, la libertà alla Chiesa; e deh possano i tuoi vigneti, o Italia, e le campagne tue non cessar di produrre vino e grani pei sacrosanti misteri, nè sugli altari arricchiti da' tuoi marmi e dall'arti tue cessare l'illuminazione de' tuoi oliveti: l'aure, che carezzano i laghi e i colli tuoi e il duplice mare, possano al pellegrino, che da tutto il mondo viene a visitare la metropoli del mondo, recar sempre la melodia de' cantici che risuonano concordi dall'umile cenobio fino a quelle basiliche, la cui incomparabile magnificenza è un'altra dimostrazione del cattolicismo. Consacrati i tuoi progressi, sanate le piaghe dalla benedizione del Padre, possa tu esser veramente una nell'unità delle credenze e dell'amore, veramente libera nella libera Chiesa, degna di produrre ancora menti che sappiano ammirare, cuori che sappiano amare.

AGGIUNTE E CORREZIONI ALL'OPERA

Nessuna speciale agevolezza a suoi studj l'autore ritrovò, sia ne' privati sia ne' governi del suo paese, e tanto meno nell'odierno. Biblioteche e archivj non potè usare se non come un cittadino qualunque: alcun favore chiesto ad uffizj pubblici gli fu negato; possessori di carte e di libri non sempre vollero essergliene cortesi. Gli è forza accennarlo per iscusar un difetto di tutti i suoi lavori, qual è di non aver usato le migliori edizioni, e non sempre essersi valso delle medesime ad assicurare le citazioni, come avrebbe solo potuto se collocato in una biblioteca.

E nel presente lavoro, moltissimi anni meditato traverso a quelle crisi che portano seco tanti frantumi d'umana dignità, neppure ottenne le facilitazioni, che a qualche straniero si erano abbondate, perchè richieste diplomaticamente da governi che non disgradano le lettere, e con troppo scarso esito ha invocato la limosina di consigli e avvertimenti nella lunga incubazione dell'opera sua. Siffatta è l'abitudine degli studj in Italia, che chi vi si applica deve nascondere ciò che fa, quasi una colpa che trami, onde non offendere anticipatamente le incontestate glorie de' mediocri: tanto meno può chiedere ajuti e collaborazione. Dopo pubblicata l'opera, forse neppur un giornale d'Italia l'ha tolta ad esame. È una discolpa che egli cerca alle imperfezioni di un lavoro, il cui intento essendo nuovo, avrebbe avuto tanto bisogno di coadjuvamento, di consigli, di materiali. È ben sconfortante il trovarsi solo, senza chi vi accompagni negli studj, vi soccorra nelle ricerche, vi applauda o vi critichi, s'interessi a quel che fate! Pure ciò ha procurato a questo, come agli altri libri dell'autore, maggiore indipendenza, non avendo avuto a sacrificare ad amici, come non voleva tremar di nemici.

Ridotto alle uniche forze sue, egli trovò durante la pubblicazione molte cose: e in parte le inserì forse dov'erano meno opportune, a scapito di quella geometrica disposizione, della quale egli si mostrò sempre geloso. Il conte Pietro Guicciardini raccolse da seimila volumi ed opuscoli di eterodossi e di loro contradditori, e volgarizzamenti della Bibbia, e trattati socciniani, e ne fe dono alla biblioteca Magliabecchiana. Per negligenza officiale rimasero lunghissimamente nelle casse, e appena adesso si stanno sballando e disponendo. Con festosa premura ne avrei offerto almeno il catalogo se ancora fosse fatto: così non potei che profittare della parte che già è disposta. Da qui l'autore trasse materia di nuove aggiunte, che colle correzioni suggeritegli da qualche amico o dal tempo e dalla riflessione metterò qui, per assettarle poi se mai il libro ottenesse quel che tutti gli altri suoi, il vantaggio di nuova edizione, almeno postuma, e giovarne le traduzioni che già ne sono cominciate.

I pochi lettori serj vogliano avergliene compatimento, e ai futuri studiosi augurino tempi e compagni migliori.

VOLUME I

Pag. 37, linea 15, leggi:

Ne' canoni apostolici, apocrifi ma del secolo III,