Noto è che Ribaldi chiamaronsi gl'infimi soldati di ventura (vedi il Du Cange e la Crusca), e che questo nome, come quello di masnadiere, prese un significato cattivo in grazia dei pessimi comporti di coloro. Ma è notevole l'essersi confuso Ribaldo con Arnaldo, sino a divenire sinonimi in senso obbrobrioso. Nello statuto di Brescia del 1380, pag. 219, leggiamo: Item statutum est quod aliquis Arnaldus seu Ribaldus, cum erit seu vixerit extra civitatem Brixiæ, non audeat nec præsumat ire, sive exire infra scriptas stratas etc. E nella pagina seguente: Item statutum est quod... Arnaldus seu Ribaldus, non audeat nec præsumat habere nec portare lanceam, nec arma etc. — Item statutum est quod aliquis Ribaldus sive Arnaldus; nec aliqua suspecta persona de damno dando in clausuris Brixiæ non possit etc.

Anche lo statuto di Como, c. 187, ha: Non fiat nec teneatur aliqua barataria... per aliquos stipendiarios, baratarios, Arnaldos. E in quello di Vercelli, libro v, pag. 126: Non debeat emere vel... ab aliqua persona ignota... meretrice, Arnaldo vel Ribaldo...

Il titolo di ribaldo rimase qualificativo, mentre prima era nome proprio usitato: l'altro cadde in obblio.

È una delle scoperte più disputate oggi, e delle più interessanti qualora ne fosse men dubbia l'autenticità, quella delle poesie di Aldobrando da Siena, che, nato nel 1112 e morto nel 1186, scriveva già in pretto italiano. Anch'egli lancia dei versi contro Arnaldo, poichè in una canzone ove celebra i tempi della lega lombarda, e un non sappiamo quale illustre personaggio di Siena, loda questo dall'aver distolto i cittadini dalle colui eresie.

Or del fellon Arnaldo già vicina

Prevedeste la ruina,

E manti (molti) pur toglieste all'infernale

Sentina d'onni male

Che 'l folle fra le fiamme, ahi membranze,

Tutte purgò fallanze.