Luigi Gradenigo, ambasciadore veneto a Roma, nella sua relazione del 1523, dice che Adriano fu eletto dopo un'orazione in lode di esso, recitata dal cardinale Cajetano, il quale mostrava come non potesse scegliersi uno di vita migliore. Anch'egli attesta lo stupore successivo de' cardinali, ed è persuaso che rimarrebbe in Ispagna, anzichè venire a Roma.
Pag. 374, alla nota 19, aggiungi:
Intorno ad Adriano VI molto si occupò, e in senso ostile, il signor G. A. Bergenroth nella recente opera Calendar of State Papers, relating to the negotiations betwen England and Spain, preserved in the Archives of Simancas and elsewhere. Londra 1867. Il secondo volume comprende gli anni 1509-1525. Vi sono le trattative per far papa il famoso Wolsey e quelle pel divorzio di Enrico VIII. Un contemporaneo, riferito dal Bergenroth, dice di Adriano: Quamvis simulatione ingenii et errore hominum ad pontificatum obrepsisset, tamen, si ejus in privata vita doctrinam et eminentem, quam quotidie sacris faciundis ostentabat, religionem spectes, inter optimos antistites haberi poterat. Sicuti contra, si post adeptum pontificatum ejus avaritiam, crudelitatem, ac principatus administrandi inscitiam considerabimus, barbarorum quoque quos secum adduxerat, asperam feramque naturam, qui sine ingenio et humanitate erant, intuebimur, merito inter pessimos pontifices referendus videtur.
Pag. 375, alla nota 29, aggiungi:
Trattavasi dunque della difesa, non solo del dogma ma dell'intera società, e ciò darebbe spiegazione delle istruzioni che il Campeggi stesso presentò all'imperatore, e che il Ranke dice avere trovate in una biblioteca a Roma. Gli insinuava in quelle d'adoprar promesse e minaccie e alleanze con principi cattolici onde restaurare la fede: e «quando alcuni perseverino nella diabolica via, metta mano alla vanga di ferro per isvellere dalle radici la pianta velenosa. Quel che più monta è di confiscare i beni dei pertinaci, e mandar buoni e santi inquisitori, che con somma diligenza ne cerchino ogni avanzo, e procedano contro di essi colle norme che in Ispagna si praticano coi Marrani. Sia scomunicata l'Università di Wittenberg, e dichiarati indegni de' favori imperiali e papali quei che vi compiono gli studj. Si mandino al fuoco i libri d'eretici; nessuno di questi sia tollerato alla Corte; i frati disertori siano rimessi ne' loro conventi. Ma sopratutto fa mestieri di vigorosa esecuzione: quand'anche la maestà vostra non colpisse che i principali, ne trarrebbe molto denaro, ben necessario per guerreggiare i Turchi».
Vedi Leop. Ranke, Deutsche Geschichte im Zeitalter der Reformation. Berlino 1852, tom. III, pag. 186, e Die römischen Päbste. Berlino 1854, tom. I, p. 112: tom. III, p. 27. Instructio data Cæsari a. r. Campeggio. Il Ranke crede autentica quell'istruzione, e in fondo essa mira solo a colpir i principi ribelli in quello ove peccavano, cioè nell'usurpazione dei beni della Chiesa, col titolo di osteggiare i Turchi. Ai 10 giugno 1530 Carlo V entrava in Monaco, e fra altre feste, furono rappresentati Ester e Assuero, Tamiri e Ciro, Cambise. Il Campeggio disse all'imperatore che quei fatti «potrebbero applicarsi agli eretici, contro i quali, se non vorranno la pace di Dio, si userà la verga ferrea». E l'imperatore rispose che «non col ferro ma col fuoco era mestieri castigarli» (Ap. Laemmer, Mon. vat., p. 38). Cioè l'imperatore credea necessario un rigor maggiore che non la verga ferrea, che non la punizione legale, giacchè di questa, non di uccisioni intendeva il Campeggio. Certamente la lettera circolare che l'imperatore, d'accordo col papa, stese a Bologna per convocare la dieta d'Augusta, è tutta dolcezza e studio di concordia.
Vero è che altre volte il Campeggio esortava a sveller l'eresia con ogni modo. «La cattolica maestà vostra si disponga di voler al tutto estirpar queste eresie... Ed in questa gloriosa, santa, e ben veramente cattolica impresa... mostrerassi a tutto il mondo, siccome è col nome, così eziandio esser nelle operazioni sue vero ed indubitato successore di quel Carlomagno, del quale, fra le più magnanime imprese ancora risuona la fama della espugnazione che fece delli Sassoni, con la quale fu stabilita allora la santa e cattolica fede». Parere del legato Campeggio apud Lanz Staatspapiere, pag. 49. Ed al Campeggio scriveva il cardinale Salviati: «Sua santità giudica il medesimo che lei, che la parte infetta di Germania possa mai sanarsi se non con ferro e fuoco, e quando sua maestà cesarea si risolvesse di pigliarla per tal via, sua beatitudine dal canto suo non è per mancare d'ajutare la maestà sua con tutto quello che potrà» (13 luglio 1531, ap. Laemmer).
Fra le ragioni che il papa adduceva per non ajutare di denari quelle guerre, era l'essersi esausto per le somme che avea date all'esercito imperiale acciocchè non saccheggiasse Firenze dopo l'assedio.
Sui maneggi d'allora buoni indizj reca Giuseppe De Leva nella Storia documentata di Carlo V in correlazione all'Italia, che si pubblica ora a Venezia per fascicoli.
È notevole che Melantone, al congresso d'Augusta, asseriva trattarsi solo d'una leggiera dissomiglianza di riti (la confessione particolareggia il matrimonio de' preti, la messa privata, il calice ai secolari), ma i nostri capivano che la quistione era se le istituzioni ecclesiastiche fossero d'origine divina o di umana.