Pag. 381, alla nota 7, premetti:
Versi in appendice al libro di Lorenzo Humfred, Johannis Juelli Angli vita et mors. Londra 1573, ove pure si legge:
Prædicet assiduo divinum Martyra Tuscus,
Calvinumque suum Gallia in astra ferat.
(Va trasportata in questa nota la 3 del Discorso XXIX).
Pag. 399, lin. 32, in nota aggiungi:
Gl'intendimenti del Flaminio appajono da questa lettera alla signora Teodorina Sauli.
«L'affezione che porto a vostra signoria per l'amore ch'ella porta a Gesù Cristo nostro Signore mi fece scrivere quella che le scrissi. Ma se io fui presuntuoso ed arrogante, vostra signoria è tanto più umile e modesta pregandomi ch'io le insegni a edificar sopra quel fondamento che si contiene nella mia... Tre cose so per qualche esperienza che giovano sommamente alla edificazione della vita spirituale. E sono: l'orazione mentale, l'adorazione cristiana e la meditazione. Per orazione mentale intendo un desiderio fervente d'impetrare da Dio alcuna cosa: e le cose le quali principalmente dobbiamo desiderare d'impetrare da Dio sono la fede, la speranza e la carità; e perchè l'uomo può sempre desiderare, per conseguente può sempre orare, come ci esorta san Paolo che facciamo. La fede cristiana consiste nel dar credito a tutte le parole di Dio, e in particolare all'Evangelio di Cristo. L'Evangelio non è altro che la felicissima nuova, che hanno pubblicata per tutto il mondo gli apostoli, affermando che l'unigenito figliuolo di Dio vestitosi della nostra carne, ha satisfatto alla giustizia del suo eterno padre per tutti i peccati nostri. Chi crede questa felicissima nuova, crede l'Evangelio, e dando fede per dono di Dio all'Evangelio, si parte dal regno del mondo, ed entra nel regno di Dio, godendo del perdono generale; diventa di creatura carnale, creatura spirituale; di figliuolo di ira, figliuolo di grazia, di figliuolo di Adamo, figliuolo di Dio; è governato dallo Spirito Santo; sente una giocondissima pace di coscienza; attende a mortificare gli affetti ed appetiti della carne, conoscendosi morto col suo capo Gesù Cristo; attende a vivificare lo spirito, e a vivere una vita celeste, conoscendosi resuscitato col medesimo Gesù Cristo. Questi e altri stupendi effetti fa la fede viva nell'anima del cristiano, e per ciò dobbiamo sempre instare con l'orazione al signor Dio che ce la doni e ce l'accresca, se l'abbiamo. La speranza cristiana consiste nell'aspettare con pazienza e con desiderio e allegrezza continua, che Dio adempia in noi quelle promesse ch'egli ha fatto a tutti i membri del suo diletto figliuolo, promettendo di farli conformi all'immagine gloriosa di lui, il che sarà adempiuto quando, fatta la resurrezione de' giusti, saremo glorificati nell'anime e nei corpi. Chi ha questa speranza grida sempre col cuore, Adveniat regnum tuum: il qual regno allora verrà perfettamente, quando Gesù Cristo, dopo il giudicio universale, consegnerà il regno al suo eterno padre. La carità consiste nell'amare Dio per se stesso, ed ogni cosa per Dio, dirizzando tutti i pensieri, tutte le parole e tutte le operazioni a gloria di sua divina maestà. La qual cosa non potrà mai fare chi non crede all'Evangelio, e chi non gusta colla speranza i beni della vita eterna. Adunque il cristiano dee vivere in un continuo desiderio che Dio gli accresca la fede, per la quale si conosca giustificato, e fatto figliuolo di Dio per li meriti di Cristo; che Dio gli accresca la speranza per la quale aspetti con desiderio la risurrezione de' giusti; che Dio gli accresca la carità, per la quale ami Dio con tutto il cuore, odiando l'amor proprio, fonte d'ogni peccato. La carità sostenta la fede e la speranza, perchè l'amore fa che l'uomo creda e speri facilmente. La speranza della vita eterna fa che il cristiano non si curi della vita presente, e per conseguente è modesto e umile nelle prosperità, e forte e paziente nelle avversità. La fede viva ci mantiene incorporati in Cristo, e per conseguente vivificati dallo spirito di Cristo, il quale è spirito fecondissimo, e perciò nell'anima del vero cristiano produce frutti dolcissimi, come è la carità, il gaudio, la pace, la benignità, la bontà, la mansuetudine, la fedeltà e la speranza. L'anima, che si sente del tutto sterile di questi ed altri simili celesti frutti, tenga per fermo che non ha in sè lo spirito di Cristo, e chi non ha lo spirito di Cristo non è di Cristo, come dice san Paolo.
«L'adorazione cristiana consiste in spirito e verità, e allora il cristiano adora in spirito e verità, quando si umilia sotto la potente mano di Dio, benedicendo il suo santo nome in ogni tempo, e ringraziandolo di ogni cosa sì avversa che prospera, tenendo per certo che niuna cosa gli avviene senza la volontà di Dio. Con la quale volontà conformando la sua, il cristiano viene ad unirsi con Dio, e diventa uno spirito con essolui, e gode una tranquillissima quiete, sicuro da tutti i tumulti ed errori del mondo: perciocchè vengano pur sopra di lui le infermità, la persecuzione, la povertà, la perdita de' figliuoli, e tutte le altre avversità, che egli le riceve con la faccia allegra e serena, sapendo che vengono per volontà di Dio, la quale egli ha fatta sua, volendo tutto quel che vuol Dio, il quale usa di purificare nella fornace delle tribulazioni le anime de' suoi eletti, conducendogli alla felicità del paradiso per quella medesima via che condusse l'unigenito suo figliuolo Gesù Cristo.
La meditazione consiste nel pensare a Dio e alle sue perfezioni, e ai beneficj, i quali dalla sua onnipotenza, sapienza e infinita bontà sono comunicati liberalissimamente a tutte le creature, e particolarmente a veri cristiani, e consiste nel pensare a Gesù Cristo passibile e mortale, a Gesù Cristo impassibile e immortale. In Gesù Cristo passibile e mortale considera il cristiano l'umiltà, la mansuetudine, la carità, l'obbedienza a Dio, l'estrema povertà e le continue ignominie e persecuzioni, le quali finalmente l'uccisero acerbissimamente sul legno della croce. Questa cose considera ogni giorno il vero cristiano per imitare il suo maestro, per diventare umile, mansueto, amorevole, obbediente a Dio, per vincere la vergogna del mondo, per essere paziente e costante nelle tribolazioni, e pigliare la sua croce ogni giorno, e seguire arditamente il suo signore. In Gesù Cristo impassibile e immortale e glorificato, considera il cristiano, che egli per la sua obbedienza è stato esaltato da Dio ad un'altissima sublimità, e ha acquistato un nome, che è sopra ogni altro nome: considera che egli è nostro pontefice, perciocchè intercede ogni ora per noi; che è nostro Signore, perchè ci ha redenti e comperati col suo preziosissimo sangue: che è nostro re, perciò che ci governa col suo spirito santo, così nelle cose temporali come nelle spirituali; che è nostro capo, perciocchè, siccome dal capo umano discende una virtù che dà vita e sentimento a tutto il corpo, così da Cristo glorioso discende ne' suoi membri mistici una virtù divina, che li mistifica d'una vita sempiterna, e gli empie di doni e sentimenti spirituali e celesti; considera che egli ci porta un infinito amore; che ha più cura di noi che non abbiamo noi medesimi; che copre con la purità e perfezione sua tutte le nostre imperfezioni; che abita col suo spirito nelle anime nostre, e che finalmente ci farà abitare seco in paradiso, glorificandoci a immagine della gloria sua. Chi sarà colui che, considerando queste cose stupendissime con fede, non abbruci d'amor divino? che non s'innamori ardentissimamente di Dio e di Cristo? che non giudichi, e tenga per un vilissimo fango tutti gli onori, tutte le ricchezze, e tutti li contenti e piaceri del mondo? che non consacri l'anima sua e il corpo suo al suo Dio e a Cristo?