Signora mia, pensate sempre a Dio e a Cristo, e viverete una vita celeste in terra, vedrete in ogni cosa Dio e Cristo, farete ogni cosa per gloria di Dio e di Cristo, e amerete ogni cosa per amor di Dio e di Cristo.
Signora mia, in Cristo osservandissima, per obbedirvi mi son condotto presuntuosamente a parlare delle cose spirituali, nelle quali mi conosco poco esperto: ma siami conceduto di errare per questa volta; per l'avvenire cercherete persone sufficienti a tanta impresa, e lascerete stare me nel mio silenzio, pregando il signor Dio che mi dia orecchie da udire quello che egli parla secretamente al mio cuore. Prego sua divina maestà, che vi faccia sempre orare, adorare e meditare ad onore e gloria sua».
In Napoli il giorno XII di febbrajo MDXLII.
Pag. 414, alla linea 9, aggiungi:
Michelangelo e Vittoria Colonna consolavansi della lontananza scrivendo, ma ella gli mandava di frenarsi, «chè, volendo continuare con tanto calore, io mancherei di stare la sera con le suore nella cappella di Santa Caterina, e voi di andare di buon'ora a lavorare a San Pietro: e così l'una mancherebbe alle spose di Cristo, l'altro al suo vicario».
La frase non è d'eretica a eretico.
Pag. 416 in fine, aggiungi in nota:
È rimasto fra' nomi più esecrati Fabrizio Maramaldo, l'uccisore di Ferruccio. La marchesa di Pescara scrive al principe d'Orange una lettera, ove esalta le virtù di Maramaldo, «malgrado che le cattive informazioni che oggidì usano possano far dubitare a vostra eccellenza esser possibile cosa, remota da ogni possibilità»: attesta che il fu suo marito ne sperimentò molte volte le virtù, sincerità e fede, e parrebbele strano che la candida fede d'un tal cavaliere, affinata per tal mano, la malizia d'un tristo potesse offenderla.
Pag. 425, alla nota 18, aggiungi:
Le lettere del Flaminio, del Vergerio, d'altri sospetti d'eresia trovansi nella prima edizione di Aldo, e anche nella seconda fatta in Venezia il 1549 con privilegio di Paolo III: ma nelle successive sono levate, è perfin taciuto il nome di siffatti ogniqualvolta ricorra in lettere altrui.